ONLYDUST – “Odyssey”
(Myo Agency) Molto semplicemente e in modo riduttivo informo il lettore che gli OnlyDust sono una band tra metalcore, nu metal e derivati dell’hardcore. Soprattutto è un esempio di come mettere in piedi un set di canzoni che non risultino banali o scontato e, più di ogni altra cosa, completamente ingessate dal genere (altro…)
(High Roller Records) I Deep Machine sono noti ai più fanatici cultori della NWOBHM per la manciata di demo che realizzarono all’inizio degli anni ’80 per poi sparire nel nulla, anche se alcuni dei membri originari sono andati a far parte dei Tokyo Blade o degli Angel Witch.
(Black Widow Records) Coraggiosa composizione per questa band italiana. Scrivere del prog, del buon prog, non è facile. Anzi, è estremamente complesso. Troppo è stato detto, troppo è stato inventato. Troppi esempi illustri, troppi maestri hanno calcato le scene. Risultare banali o poco originali
(Devizes Records) Quartetto di Birmingham che predilige suoni e scenari di stampo sludge/doom e rock. Sonorità dense e cupe, grazie ad un basso torvo e in continua elaborazione di suoni, oltre a chitarre che dipingono momenti ruvidi, sinistri, macabri, alternandoli a variazioni psichedeliche
(Napalm Records) Fa un certo effetto sentire nel 2013 delle sonorità simili ai Deep Purple con Coverdale e non solo, ci metterei anche Ian Gillan. A me questo nuovo lavoro dei norvegesi Audrey Horne mi ha colpito, ma convinto a metà. L’album ha quelle sonorità hard rock anni ’70 e ’80,
(ConSouling) I Maudlin provengono dalla terra belga, di preciso la zona delle Fiandre tra Brugge, Oostende e Knokke. E’ un luogo dove il cielo è di sovente grigio, basso e quindi piovoso, molto. Si adagia su un territorio essenzialmente piatto. Una lunga linea retta che va da una parte all’altra.
(Agonia Records) C’è un senso di “fuori fuoco” in questo nuovo lavoro degli svedesi Kongh. E’ un qualcosa che sfigura l’atteggiamento doom/sludge di questa band costituita da soli tre componenti e dove tutto sembra ruotare attorno all’inventiva di David Johannson (chitarra e voce).
(Avantgarde Music) Un’atmosfera glaciale, sbranata da una poderosa colonna sonora di morte, violenza e disperazione. Un’oscurità impenetrabile, solida, un’oscurità che tutto racchiude, tutto inghiotte. I Situs Magus divulgano questa metastasi di negatività con un black metal profondamente intrecciato
(Digital Nations) L’etichetta che pubblica questo album di Riccardo Gioggi è di proprietà di Steve Vai. Questa affermazione già basterebbe a posare l’attenzione sul debut di un musicista formatosi in Italia, autore di workshop, clinic, ex compositore e chitarrista per The Electric Dioram, Damage Done
(Punishment 18 Records) Interessante release della Punishment 18 che ripropone con master rivisto professionalmente l’EP di debutto di questi thrasher russi. La proposta è un old school impattante, molto potente, tecnico, con riff estremamente efficaci, ed assoli ben strutturati.
(Stormspell Records) Probabilmente questa band di New York non dirà molto alla maggior parte dei lettori. Sono dei thrasher vecchio stampo e che dopo tanti anni di silenzio vogliono rimettersi in pista, dire di nuovo la loro e farlo nell’unico e solo modo che conoscono, il thrash metal.
(Pure Steel/Audioglobe) Stavolta, devo dirlo, l’incantesimo ha funzionato alla perfezione. Dando il primo ascolto al secondo disco degli Space Vacation, prima di informarmi sulla band, mi sono detto: ‘senza dubbio questo è un disco prodotto e pensato nel 1979, che la Pure Steel riesce solo ora a pubblicare’.
(Avantgarde Music) Credo che fare sperimentazione, avantgarde, psichedelia, fusioni di stile e cose del genere occorra innanzitutto del buon gusto, altrimenti si scade nella banalità o in forme sonore inconsistenti e vuote. Gli Echoes Of Yul posseggono un sound fatto da post doom e drone/avantgarde,
(Dagger Sight Records) Nuovo lavoro per il trio punk rock di Phoenix. Un album con 11 canzoni rigorosamente dal basso minutaggio, solo “Stay True” e “We” superano i 3’ e quasi ci riesce “Don’t Be Fouled”. Stile essenziale, pochi riff memorabili, tanta velocità, un modo di fare immediato
(Soulseller Records) Tanti e tanti anni fa comprando riviste e speciali in edicola sul black metal, mi risaltò agli occhi il nome Old Funeral. Purtroppo trovare il loro materiale era difficile. Ricordo tante vendite per corrispondenza e di carattere casalingo che riportavano in catalogo un demo
(Napalm Records) E’ difficile proporre qualcosa di sostanziale dopo oltre 20 anni di onorata carriera, però alla fine è importante essere se stessi, sempre. Gli Hate freschi di passaggio all’austriaca Napalm realizzano un nuovo album a tre anni da “Erebos” e confermandosi ciò che sono, una band death metal
(Revalve Records) Per chi ha un desiderio compulsivo di thrash/death metal inzuppato di groove e cose alla Pantera e Machine Head oppure di qualche mazzata alla Sepultura, con i Cavalera, potrebbe dirottare i propri bisogni su questa nuova release dei Subliminal Crusher. “Newmanity”, un titolo eloquente,
(Autoproduzione) La partenza di “Oceans” è ottima perché si ha a che fare con del rap abbianto a del metal compatto, molto nu, quindi moderno e con distorsioni dal groove al vetriolo. “Oceans” la spunta bene anche per le parti cantate senza la cadenza rap,
(Avantgarde Music) Una malvagità che proviene dagli abissi infiniti dello spazio. Malvagità siderale, brutale, fredda, incompatibile con la vita. I Darkspace sono sempre stati assurdi, incomprensibili, ma brutalmente diretti. Ogni loro canzone ha lo stesso titolo (“Dark”) differenziato solo da un numero
(Ukem Records) I Foul Body Autopsy sono la follia brutale ed estrema di Tom Reynolds tradotta in musica. Un connubio perfetto tra sete di violenza e brutal death metal di stampo tecnico che affonda pienamente le mani nelle viscere sanguinolente dei Cannibal Corpse e dei Carcass, guardando però anche verso orizzonti
(FDA Rekotz) Chiunque è amante dei Carcass e in particolare del grindcore di natura splatter, forse conoscerà gli spagnoli Gruesome Stuff Relish, autori di una discografia di tutto rispetto, assassini concettuali, cannibali sonori. Folli, come quella copertina da b-movie. Il grindcore/deathcore (e gore)
(Grau Records) Lacerante opera che descrive con musica e testi i nostri tempi, caratterizzati da assurdi incubi, terribili incertezze, agghiacciante realtà. Tempi oscuri, brutali, esaltati da questo lavoro immenso della durata di un’ora e venti, suddivisa in solo sei elaboratissimi capitoli,
(Black Widow Records) Melodia. Semplicemente la definizione di melodia. Questo album è pura emozione diffusa, espressa, emessa, concepita in chiave elettronica con un’ispirazione vagamente rock. Un album quasi tutto registrato negli anni ’90 quando Freddy, attuale tastierista dei Death SS, diede vita al suo progetto solista denominato appunto Journey e ricevette ampia approvazione
(Apostasy Records) Lo dico francamente e fin dall’inizio della recensione, io da una band come gli Overtorture mi sarei aspettato qualcosa di più. Da una band con Magnus Martinsson (ex Grave e Insision) e Andreas Hemmander, alle chitarre, Jonas Torndal (ex Grave e ora non più nella band) al
(Horror Pain Gore Death Prod.) Qualsiasi cosa suonino i Vomitile, lo fanno esclusivamente con l’impuso dell’old style. Death metal, variazioni thrash metal, tutto squarciato da velocità, ritmi sostenuti, frenate con riff che prendono uno spessore poderoso oppure che tirano fuori intrichi sonori e melodici
(AFM/Audioglobe) Presentati come la più grande heavy metal band argentina, gli Helker hanno alle spalle una storia di oltre quindici anni, ma solo con questo quarto full-“length”, e l’interessamento della AFM, superano i patri confini per approdare anche al mercato europeo.
(Black Widow Records) Film trasformato in musica. Musica che materializza immagini. Immagini che diventano solide, vere, reali. Reali come le tenebrose e paurose emozioni che vengono generate dall’esplorazione dei meandri più reconditi della mente.
(Pulverised Records) Cosa c’è da aspettarsi da una band che si chiama Ulcer, proveniente dalla Polonia e che pubblica sotto la bandiera della Pulverised Records? Che suoni death metal, ovviamente! Gli Ulcer sono al secondo album, il primo è di sei anni fa, e non vogliono assolutamente spostarsi dalla direzione stilistica in cui credono, ovvero quella svedese (in particolare degli Entombed dell’esordio).
(Greyhaze Records) Nuovo album della spietata e ben quotata band brasiliana Nervochaos. “To the Death” è una incursione nel death metal più truce e potente, più o meno nella scuola dei Cannibal Corpse. Il riffing è lineare, pur ritrovandosi con una dose di potenza e cattiveria.
(Red Sound Records) Negazione della voce. Semplice, rigorosa e pura espressione musicale. Espressione decadente. Oscura. Esagerata sorgente di atmosfere cupe, angoscianti. Violenza sonora in puro stile post-metal, drone, che a tratti accarezza il black metal. Un continuo equilibrio tra sofferenza e rinascita.
(Metal Scrap Records) Ormai è risaputo che l’Est Europa rappresenta la nuova frontiera geografica e sonora del metal estremo. Sulla scia di band affermatissime del calibro di Behemoth, Vader, Decapitated ed Hate troviamo i Mind Affliction a porsi come degni eredi del verbo polacco del black/death metal.
(Total Metal Records) MetalHead continua la sua conquista del mercato est-europeo: questo è il primo disco che mi trovo a recensire con titolo e monicker scritti in cirillico sulla copertina! Gli ucraini Lethargia sono qui al secondo album e presentano un dark/gothic metal piacevolmente retrò,
(Art of Propaganda) Dopo l’album “Mortem Illuminate Mea” del 2010 i Vanhelga hanno registrato diversi EP ed anche uno split album. Questo nuovo full length arriva sul finire del 2012 e presenta una band piena di smalto e idee. L’apertura di “A Sinister Longing” fa inevitabilmente pensare a Burzum
(Pure Legend/Audioglobe) Chi ricorda gli Arryan Path? La band cipriota offre una delle più interessanti proposte power metal mai arrivate dall’area ellenica negli ultimi dieci/quindici anni. Nicholas Leptos e Paris Lambrou, bassista e vocalist della succitata formazione, danno vita oggi al nuovo progetto
(Devouter Records) Fin dalle prime note questo lavoro dei Wiht appare abbastanza complesso: innanzitutto questo disco consta solamente di tre tracce strumentali di durata abbastanza elevata, dai venti minuti della titletrack, ai dodici abbondanti di “Orderic Vitalis” fino ai nove di “End of the Reign”,