Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
MARAUDER – “Elegy of Blood”
(Pitch Black Records) “1821”, dedicato alla guerra di indipendenza greca, è il meraviglioso album che mi ha fatto conoscere i Marauder, band dedita ad un heavy/power decisamente roccioso e quadrato. “Elegy of Blood” è il quinto album e giunge dopo ben quattro anni di silenzio: un periodo abbastanza lungo, che però non sembra aver fiaccato la verve della band. “The great War” ci mostra la band ellenica un po’ più arrembante e cattiva del solito: il basso di Thodoris Paralis trapana il cervello, ma il ritornello è sempre (altro…)
(logi(il)logic Records/Atomic Stuff) Nessuna pietà. Nessuna delicatezza. Zero rispetto. Totale negazione delle emozioni umane. Dopotutto va bene così, questi SHF non sono umani, non più. Sono tutti morti. Da diversi anni. Sono tutti zombie. Cosa volete gli freghi di noi poveracci con il sangue caldo? Il loro unico problema è evitare che le loro mani putrefatte cadano mentre stanno suonando. Risolto quello, con delle suture oscene, possono tranquillamente torturarci con la loro cadaverica violenza.
(Agonia Records) Al giorno d’oggi nel metal le novità molto spesso giungono dal fatto di reinterpretare un qualcosa, cioè di offrire una nuova chiave di lettura di qualche sound o genere. Qualcosa del genere accade con questo secondo lavoro dei greci Acrimonious. “Sunyata” è un black metal estremo, malvagio, ma con l’idea di dare forma alle melodie e perseguirle per l’intera durata dei brani. Il riffing è drammatico, ritualistico nei toni, freddo come quello norvegese e narrativo come quello svedese.
(Vic Records) Quesito: se una band olandese che presenta Adrie Kloosterwaard, voce dei Sinister, Ron van de Polder, chitarrista, fondatore ed ex Sinister, Paul Beltman, chitarrista e batterista , anche lui ex Sinister ed ex Supreme Pain proprio come il bassista Erwin Harreman, tira fuori un album, secondo voi il sound a chi potrà somigliare? Si, a quelli, ma con meno potenza. Le progressioni dei riff sono inarrestabili, continuate, senza sosta.
(Abyss Records) The Gates of Slumber: un nome magico per tutti gli appassionati di Lovecraft e per tutti quelli del doom! Il debut della band americana, esaurito da tempo, viene ristampato con una interessante bonustrack da parte della Abyss Records. Vediamo la scaletta di questo disco del 2004 che ha avuto molta meno fortuna di quanta non ne avrebbe meritata. “The Awakening” è l’anello mancante fra i Saint Vitus e l’occult rock anni ’70, come dimostrano sia la voce di Karl Simon
(Rising Force Records) E’ molto difficile recensire, quindi giudicare, sua santità Yngwie J. Malmsteen. Lo confesso, la mia professionalità traballa, cede, per il semplice fatto che ho sempre adorato la sua musica, la sua maestria, la sua velocità, le sue immense capacità artistiche. E fintantoché propone i suoi arpeggi impossibili, i suoi assoli caratterizzati da velocità sovrumane, allora io faccio fatica ad essere obiettivo. Però ci provo. Sapete, credo Malmsteen abbia un problema.
(Agonia Records) Gli Endezzma sono una band fondata da Morten Shax (Sorgar), ovvero il fondatore della zine Nordic Arian Elite e dell’etichetta Flesh For Beast Records. Dopo una serie di pezzi scritti quando la band aveva un altro nome e forse anche identità, arrivò un EP nel 2007 ed ora stabilizzato il fronte dei musicisti arriva il debut album, creato attraverso una serie di canzoni black metal in stile Venom e ultimi Darkthrone oppure di tipo più classico.
(VIC Records) Propongo di non recensire più gli album di Rogga Johansson. Finiamola qui, basta! Annunciamone solo l’uscita e stop! Quanti album in cui lui suona escono in un anno? Ho perso il conto. Estenuante. Carve è stata una delle tante band nella quale Rogga ha messo mano. Due demo e due album incisi. Mentre i Paganizer si fermarono nei primi anni del nuovo millennio, Johansson insieme a Matte Fiebig (ex Paganizer, ex Ribspreader) e Andreas Karlsson (Paganizer, Another Life, Ribspreader)
(Akasa Records) Dopo tanti anni di permanenza in Germania, ho inquadrato subito i Carbid!: si tratta di una delle tante cover band che affollano i Biergarten e le feste più o meno alcoliche, e che ogni tanto danno alle stampe un cd di brani propri. “Breaking Walls”, che contiene peraltro ben cinque riproposizioni di classici heavy metal, a testimonianza della principale occupazione della band, appartiene alla categoria sopracitata: gli otto inediti sono dunque un discreto esempio di heavy metal ottantiano
(Full Blast Records) I canadesi Soulstorm non realizzavano un album dalla metà degli anni ’90, dopo di allora uno split, un singolo, un EP e niente di più. Queste dieci canzoni sono l’espressione di un death metal fuso con l’indstrial e il sound che ne nasce è oscuro e malsano, fatto di richiami a Godflesh (“Catalyst Rising”) e alle sonorità di un death metal di tipo old schol. Nel complesso l’album ha dei momenti che segnano il passo,
(Massacre Records) Anche stavolta la Massacre rilascia la propria quota mensile di thrash metal. In questa tornata è di tipo moderno e con continue puntate nel death metal. “New Formed Revelations” si dimostra un lavoro compatto e solido ed anche corredato da melodie. Gli autori sono i croati Infernal Tenebra, una band dall’esistenza non proprio facile, visto che hanno impiegato undici anni per arrivare a realizzare tre full length. “Failed Leaders Museum” è un motore a reazione.
(Forbidden Records)I Plutonian Shore esordiscono in questa propria fetta dello split, con l’intro esoteric ambient “To Open the Gate” e proseguono con cinque pezzi, tra cui “The Fifth Illusion” dei Rotting Christ. “A Thousand Eyes”, che segue l’intro, rivela un sound black metal tra primi Dimmu Borgir e Emperor prima maniera. Melodie ampie, gelide, synth che appoggiano il riffing e creano un epica malsana. Non male “The Beast and the Mirror”, un brano sempre dal sound ruvido ma con atteggiamento progressive.
(Horror Pain Gore Death) Una copertina devo dire un po’ volgare incornicia il debut dei giovanissimi bostoniani Sonic Pulse: 36 minuti già pubblicati autonomamente dalla band l’anno scorso, ma che oggi la Horror Pain Gore Death Productions ci ripresenta su vinile. La traccia autotitolata, che è anche l’opener, mostra tutti i caratteri dello speed/thrash d’annata: nessuna originalità ma tanta energia caciarona.
(My Kingdom Music) La nota promozionale che accompagna “Tears on the Face of God”, la seconda fatica dei siciliani Eversin, dice che si tratta di un disco di epic/thrash metal: sempre che questo genere esista, l’etichetta è del tutto fuorviante per questa band (un tempo nota come Fuoco Fatuo), che di epic non ha praticamente nulla e anzi magari ha qualche spunto progressive, tipo Iced Earth ad esempio. “For the Glory of Men”, con la quale si iniziano le danze, è un brano strumentale spigoloso, aperto da rumori di guerra e dalla innocente ricerca da parte di una bambina della propria madre;
(Pure Legend/Audioglobe) I Pertness mi sono sempre stati simpatici: quadrati, a tratti violenti, sempre fedeli al verbo dell’heavy/power metal tedesco degli eighties! Gli svizzeri continuano ad avere uno dei sound più duri e serrati della scena, e a dimostrarlo c’è già quel carrarmato della titletrack, tipologia di brano che raramente è stato mai proposto fuori dai confini germanici. “Farewell to the Past” giunge, molto stranamente, a ricordare alcune cose degli Amon Amarth,
(Massacre Records) I Farewell To Arms sono una band di melodic death metal e con aspetti metalcore disseminati nel corpo delle canzoni. “Perceptions” è la tipica release da calderone. Scale melodiche, progressioni di accordi, i breakdown, passaggi con tanto groove, il cantato in scream e i contrappunti vocali clean. Tutto molto regolare e già sentito. Ci sono canzoni di interesse come “Scarless”, “From Init to Exit”, “Rejected”, la title track, le quali si impongono all’attenzione più per le strutture che per le melodie.
(GlassVille Music) Detesto al gente insistente, soprattutto quando dai delle buone argomentazioni in risposta ad un rifiuto alle loro richieste. E’ stato il caso della GlassVille, alla quale ho dovuto ribadire per ben due volte che questi Paatos non c’entrano nulla con un sito che ha la parola “metal” nel nome. Niente da fare. Le insistenze sono aumentate e alla fine ho ceduto. Due righe per questa band si riescono a scrivere. I Paatos sono svedesi e al quinto album, come lo stesso titolo dichiara.
(Pitch Black Records) Pur non essendo fra le prime leve del metallo ellenico, i Sacred Blood avevano edito qualche anno fa un ottimo debut (“The Battle of the Thermopylae: The Chronicle”) e da tempo aspettavo di ascoltare il loro secondo disco: che naturalmente è un altro concept sulla storia patria e si concentra in particolare, come è facile dedurre dal titolo, sulle imprese di Alessandro Magno. Ben quindici i brani in scaletta, anche se abbondano gli intermezzi e gli stacchi strumentali.
(Soulseller Records) “Cosmogenesis” doveva uscire nel 2006, ma a causa di problemi la release ha potuto concretizzarsi solo quest’anno. L’album è un miscuglio tra nu metal, pseudo industrial, electro metal, suonato da IT (cantante e mente di Abruptum), Zacharias Ahlvik (batteria), Michael Bohlin (chitarre e programming) e Johan Husgafvel (basso), questi ultimi due hanno passato gli ultimi anni a suonare nei Pain.
(AFM Records) I Shakra sono fantastici. L’immagine è curata. Sanno suonare. Hanno un cantante bravissimo, che tra l’altro ricorda la new entry dell’altra hard rock band svizzera, i Gotthard. Suonano benissimo, ogni riff è azzeccato, ogni accordo colpisce dritto in fronte. Sanno scrivere canzoni, le quali sono potenti, cariche di energia, con ritornelli impossibili da dimenticare. Questo “Powerplay” rispecchia esattamente queste caratteristiche della band,
(Deathgasm) Per quanto mi possa piacere il “sound da cantina” (come mi è stato detto una volta in redazione) e avere simpatia con le band che hanno sonorità ruvide e underground, questo nuovo lavoro dei Manticore non mi convince più del dovuto. La band di Cleveland è una violenta manifestazione di blackened death metal di natura old style. Il riffing è un miscuglio di infernale e lurido black/death/thrash, senza fronzoli, esposto con distorsioni dozzinali
(Rock’n’Growl) Con un album chiamato “The Cure for Happiness”, credo sia facile immaginare il genere suonato dai croati Ashes you leave, che si presentano come una delle band più longeve e conosciute della propria scena nazionale. I nove brani di questo disco rappresentano infatti una ricca messe di gothic abbastanza condizionato dal doom. “Devil in Disguise” dice My dying Bride in ogni singola nota, e soprattutto in quelle affidate al violino: ma la voce di “Jade” Etro, cantante italiana
(Autoproduzione) Se un album folk metal proviene dall’Irlanda, si può stare sicuri che la componente celtica sarà predominante: e il terzo album dei Sirocco naturalmente non fa eccezione a questa regola. “Lambay”, come si legge sul sito ufficiale, è un concept sull’invasione che i vichinghi perpetrarono ai danni della Verde Isola. Subito la titletrack: la componente celtica – come si diceva – è ben evidente, ma le voci pulite e alcune cose delle chitarre provengono dal metallo tradizionale.
(Heart Of Steel Records) Sono decisamente grandiosi questi Brasiliani. Debuttano con questo self titled, e non lasciano alcun dubbio relativamente al loro valore. Hard rock con una marcata influenza blues, ricco di melodia, pieno di passione, gusto, talento e dedizione. Uno sguardo al classico, ed uno sguardo al moderno. Un’impostazione melodica che richiede buone abilità. Produzione ottima, con un prefetto bilanciamento tra gli strumenti, tutti estremamente godibili.
(Indie Recordings) Seconda prova per questa band che vede musicisti passati (o ancora in essere) per band come Mayhem, Gorgoroth, Dødheimsgard, 1349, God Seed e altri. Gente tosta e che ha costruito le fortune del black metal. Teloch (chitarra e basso) diede vita a questo progetto in solitario, addirittura nel 1992. Poi col tempo le cose sono andate avanti e cresciute. Sono arrivati il singer El.Cpt.Estrella Grasa (vacci a capire chi è veramente), il chitarrista e bassista Blargh (ora nei Dodheimsgard)
I ciprioti Blynd dal 2003 ad oggi hanno totalizzato un paio di EP e un album, nel 2010 e intitolato “The Enemy”. Rconosco da subito che non ho mai ascoltato altro al di fuori di questo nuovo full length, ma l’impressione che ne ho potuto ricavare da “Punishment Unfolds” è assolutamente positiva. I Blynd sono autori di un melodic death metal controbilanciato da un thrash metal di tipo moderno, il tutto però non è esente né da risvolti potenti e muscolari (su tutte “Infinity Race”) o da trionfanti melodie,
(ConSouling Sounds) Filip Dupont chiude la saracinesca dei Gorath. La band black metal del Limburgo belga che nacque come one man band per volere di Dupont (anche giornalista musicale) dopo il buon “Apokálypsis – Unveiling the Age That Is Not to Come” e altri tre album precedenti rilascia questo “The Chronicles of Khiliasmos” e ad aprile terrà l’ultimo concerto. Questo capitolo finale sembra avere poche propensioni al progressive rispetto al passato, mentre trionfa uno scenario post-metal
(Autoproduzione) I messicani The Advent Equation sono una band progressive/melodic metal e hanno pubblicato questo lavoro l’11 ottobre, ma solo da poco è arrivato in redazione. Le canzoni hanno una struttura composita e melodie pesanti oppure sono di tipo scorrevole e in alcuni casi pendono verso un puro progressive rock, sia per modalità che per alcuni strumenti (o effetti che siano) di carattere vintage. In un gruppo puramente progressive la scelta e l’attenzione ai dettagli non viene mai meno.
(PRC Music) Si chiamano Doom’s Day e la copertina è quella, una specie di “Born Again”. La prima canzone inizia tra il suono della pioggia, i tuoni e una campana. La band canadese dunque dichiara immediatamente all’ascoltatore le proprie influenze, con i suoi toni doom e in parte heavy. Qualcosa di loro mi ha fatto venire in mente i Death SS. Le atmosfere sono quelle: pentacoli, croci, candele, maledizioni… musica terribile.
(Deathgasm Records) Caspita e che nome! Aggiungiamoci pure che provengono dalla Florida e che alcuni componenti della band hanno esperienze in realtà underground chiamate Feculent Abscess, Dead Flesh e cose del genere. Mostruosi. Brutal death metal che tira dritto come un mulo incavolato, come un toro che si appresta a incornare qualsiasi forma di vita. Macellai che hanno studiato i Suffocation, Dying Fetus, Cannibal Corpse e altre autorità poco raccomandabili.
(Subasound Records) Mazzate e botte, non menate a casaccio ma con lucida efferatezza. Questo è “tributo di Sangue”. Thrash metal che in fin dei conti è ripulito e modernizzato un po’ come hanno fatto i Testament negli ultimi anni. Lungi da me dal voler accostare o paragonare la poderosa realtà toscana a quella di Chuck Billy e soci, perché è innegabile come i Subhuman tirino fuori un sound thrash metal con ritocchi e impennate death metal e levigando e smussando gli angoli, in modo da non apparire old style o scontati,
(VS Records) Suoni distorti e violenti. Una cacofonia di sensazioni deviate, ai confini della psiche umana. I Danesi See The Sky producono un suono molto strano, molto contorto. Un suono affascinante, capace di deviare i pensieri in una iperbole emotiva perversa. Oltre settanta minuti di violenza acustica assolutamente strana e sperimentale. Il progetto condotto dall’australiano Blake Gardner (session member per Crowded House, Inxs), e dal cantante Bjarne Matthiesen, è partito quasi per gioco
(Iron On Iron) Dopo due demo e cinque anni di attività, è giunto il momento per il debutto dei greci Erratic Escape: se ne occupa la Iron on Iron Records, finora particolarmente attenta nel segnalare le realtà elleniche più significative nelle varie sfumature del metallo classico (Validor, Dark Nightmare e soprattutto Dexter Ward). Stavolta, però, possiamo dire che la label è stata meno accorta: i nostri confezionano un minestrone melodic metal dove nessun elemento risalta in particolare.
(Autoproduzione/F.O.A.D.) I piemontesi Nerocapra hanno qualcosa di innaturale dentro la loro musica. C’è qualcosa di questo death metal che sembra appartenere a sfere non consuete. Un qualcosa di esoterico? Beh, il nome è suggestivo, i testi, in italiano e inglese, menzionano spesso il sangue, l’omicidio rituale e forse non solo quello, c’è anche qualcosa del totalitarismo. Mirco Rizzi e DNE sono le chitarre e voci, B la batteria e il sound è un death metal molto grezzo, primordiale.
(Murdred Music) Quando “Fracture” da il via a questo debut album è da subito chiaro che si ha a che fare con una band di melodic death metal e hardcore. “Un’altra” ho subito pensato, ma nel mentre in cui i miei esausti neuroni (dai continui arrivi di questo tipo di proposta) formulavano il suddetto pensiero, istantaneamente si riconosceva ai suoni uno spessore e una definizione non comuni.