CORSAIR – “s/t”
(Shadow Kingdom Records) Il debut dei Corsair, prog rock band proveniente dalla Virginia, piacerà a tutti gli appassionati di quei suoni seventies che oggi sempre più formazioni cercano di ricreare in studio; i nostri ci riescono attraverso una produzione scarna e a suoni di chitarra incredibilmente caldi e penetranti. Il disco si apre con uno strumentale di ben sei minuti, “Agathyrsi”, che respira e fa respirare prog/rock alla Genesis in ogni sua nota. (altro…)
(Metal Scrap Records) Black/death metal fatto con chitarre che tratteggiano melodie grigie e tipiche di lande fredde e crepuscolari. Ritmi imponenti, con blast beat che servono a reggere altri riff, ma dalla timbrica maligna, come dei Belphegor più quieti. Se l’iniziale “Pessimizm” mette subito in chiaro che i Symuran amano trame sonore epiche e pagane, ovviamente interrotte da sfuriate, “Firegod” parte con un tocco quasi doom e un riff che mi ha ricordato i Tiamat di tantissimo tempo fa.
(Napalm Records) Gli australiani Mammoth Mammoth sono una onesta espressione hard rock, stoner e alcholic rock. Esiste quest’ultimo genere? Non lo so, sinceramente. Tuttavia credo sia perfetto per arrivare alla conclusione di cosa sia il sound conseguente, una volta che i primi due generi indicati si fondono insieme. C’è quella sana, salutare, impetuosa e sfacciata voglia di fare casino. Al di là della copertina molto “peace and love”
(Ukem Records) Peter Watkinson è un inglese che vive in Olanda e ha messo il suo nome dietro a quello di Abomnium, realizzando l’album “Rites Likes Chains” ed ora “Coffinships” e questa seconda release affonda il sound nelle viscere del male, riemergendo poi con sembianze death e black metal. Mai in egual misura. Infatti mentre “Black Canyons of the Living Dead” è un death metal con un incipit in stile Bolt Thrower e una prosecuzione tra Grave e Autopsy,
(Dynamic Arts Records) Erano anni che non avevo notizie dei Masterstroke, ed effettivamente leggo in giro che la band finlandese si è presa un discreto break dalla pubblicazione di “As Days grow darker”, del 2009. Li ritrovo adesso con questo “Broken”, che ci ripresenta alla massima potenza il melodic metal molto Nevermore che i finnici hanno suonato fin da inizio carriera. Se amate quindi questo tipo di sonorità potete andare sul sicuro, anche se il disco ha un piccolo difetto: è decisamente breve!
(Street Symphonies Records/Andromeda Dischi) Sconvolto. Non capisco. Una piacevole confusione si materializza dentro di me quando ascolto questo album. Certo, considerata la label che lo pubblica mi aspettavo un hard/glam schietto e deciso, potente e graffiante, di quelli che ti fanno voglia di aggrapparti alla bottiglia di Jack. Però questi THE UNRIPES, Italiani, appaiono strani, diversi, inusuali. Certo, la bottiglia di Jack non te la fanno certo mollare. Anzi. Te la fanno scolare, per perderti nello sballo, lasciarti andare a pezzi innovativi, come la opener, ironicamente intitolata “Track N° 1”, dove mia confusione inizia a materializzarsi: suoni elettronici, effetti.
(Lucifer Rising Records) Il profeta ha mentito. La profezia era falsa. O era errata. Il settimo sigillo doveva essere la fine di tutto. L’apocalisse di un inferno che durava da trent’anni. Ma il purgatorio è un posto strano. Deviato. Un luogo transitorio. Uscirne è possibile, forse verso un paradiso perdito, forse verso un la dannazione, un diabolico ritorno alla vita, all’agonia di una esistenza oscura, macabra, occulta.
(Non Serviam Records) Un ritorno atteso, anche se nel 2011 c’è stato “The Devils Deep” che forse a qualcuno non è andato proprio giù. Comprensibile, visto che la release presentava solo un pezzo inedito. Scelta voluta per annunciare in pompa magna il ritorno di questa brillante formazione. E’ dunque questa release il concreto ritorno dei Grief Of Emerald o almeno di quello che ne resta, cioè il solo Jonny Letho. “It All Turns To Ashes” (uscito a dicembre scorso) è il black metal come lo vedono gli svedesi,
(Horror Pain Gore Death Prod.) D-beat, crust, anche del noise e rabbia, tanta, a fiumi. Chitarre che sono tempeste, batteria ruvida e martellante. Growl aspro, registrato ad un volume sotto a quello degli strumenti. Inserimenti anche di uno scream cupo. Un assalto furioso. I riff virulenti, un basso che si percepisce a malapena, ma che è meglio che si tenga distante, per tutto il caos che genera. “Consume” è un azzardo, quasi 4′ di canzone e di cambiamenti.
(Street Symphonies Records/Andromeda Dischi) Ci sono stili di vita che non muoiono mai. Certo, le mode possono esaltarne il concetto, portarlo alla ribalta, ma le mode sono volatili e passeggere, le mode si susseguono, mentre le vite continuano a scorrere. Alcune a rilento. Alcune normali. Alcune rapidamente, troppo rapidamente. Una corsa a velocità folle dove non si chiede permesso, non si chiede scusa, non ci si pente. La velocità è semplicemente troppo alta. Non si ama, si fa sesso. Non si corteggia, si prende.
(Moonlight Records) “Wormhole Generator” parte con “Swirling Rings of Saturn” e in particolare con un riff che mi ha subito fatto pensare ai Kyuss. L’evoluzione del brano è dannatamente fluente, come una danza dalla musicalità ruvida e con una coda finale di inserti lisergici. “XXI Century Riots” propende per dei suoni più granulosi. Il pezzo ha un’andatura spigliata e mentre l’indicatore del tempo segnala quasi 9′ di canzone, sovviene una riflessione:
(Crash & Burn Records/Arcane Witchcraft Coven) Rilassatevi. Chiudete il mondo fuori. Abbandonatevi alle pagine di un libro e, per un momento, lasciate che la vostra mente componga la colonna sonora di quell’avventura epica che state per assorbire, pagina dopo pagina. Oppure, immaginate quell’emozione costruita da centinaia di introduzioni epiche, cavalleresche, piene di energia, create per molti album, quei pezzi orchestrali, quelle piccole opere che spesso durano troppo poco, o che finiscono diluite tra chitarre distorte e possenti voci in canzoni veloci, violente, oscure, metalliche.
(Moonlight Records) C’è qualcosa di primordiale e dirompente insieme nel legame che regge una formazione di tre musicisti. Un trio si scatena sempre, ponendosi da prima sulla base di ciò che suona ed evolvendosi e cambiando i connotati del sound poi. Per quanto concerne questi tre è difficile esprimersi sul loro sound. L’etichetta li presenta come instrumental stoner e di sicuro alcune melodie e scenari ricordano il genere, ma credo che i King Bong vadano ben oltre.
(Avantgarde Music) Interessante split, pubblicato su vinile 7” in edizione limitata a 300 copie, che vede l’inizio della collaborazione tra Avantgarde Music e la nuova label finlandese Blood Music. Uno dei due lati vede i maestri svedesi della decadenza Shining, impegnati con il pezzo “Pale Colors”, una cover dei Bay Laurel, mentre dall’altra parte c’è la band gotica italiana Monumentum, che propone “The River”, cover della musicista inglese PJ Harvey. Entrambe le performance sono estremamente tristi,
(High Roller Records) Ed eccolo qui, il nuovo disco di inediti degli Züül: almeno alla pari con l’ottimo debut (recensito
(Selfmadegod records) Undici omicidi. Undici coltellate death metal. Undici assalti brutali. Questo è il nuovo album degli Unburied, band della Virginia formata da Matt Pike, voce e chitarra, Mark Riddick, basso (Fetid Zombie, Macabra, Grave Wax), e Brian Forman, batteria (Fetid Zombie, Grave Wax). Solo morte, solo offesa e sottrazione della vita all’altrui persona, attraverso una violenza sistematica e disumana. Lo dicono i testi e lo dimostra la musica.
(FDA Rekotz) La prima cosa che risalta nell’ascolto dell’album, il quale parte con la title track, è la notevole similitudine della voce di Laurent Teubl con quella di Martin van Drunen degli Asphyx. Anche la musica dei Chapel Of Disease è confrontabile con quella dei maestri olandesi, con quelle distorsioni graffianti, ma autrici di riff aggressivi e a tratti inesorabili e solenni. Ad un fan degli Asphyx come il sottoscritto, la band tedesca di questo debut non può che risultare simpatica.
(Agonia Records) Nato come progetto solista di Ferdinando ‘Herr Morbid’ Marchisio, nel tempo Forgotten Tomb ha innestato altri musicisti e un passaggio dal black metal al doom e il gothic, ma sempre con consueti richiami al genere originario. La nuova opera ha tratti blackened più o meno come era capitato per il precedente album, però ampliando di molto le melodie. L’analisi di “… And Don’t Deliver Us From Evil…” parte dal presupposto che i brani sono 7 e di ampia durata. Insomma, tanto materiale.
(Hellprod) Sognatori? Illusi? Gente fuori dalla realtà? Non lo so, ma la gente della Hellprod è davvero a modo ed è un piacere dare spazio alle loro uscite, spesso realizzate su musicassetta. E’ il caso dei portoghesi Mystical, con questo loro esordio, “Demo I”, limitato a 50 esemplari. Sette pezzi nemmeno, quindici minuti, black metal scarno educato da un cantante, un chitarrista e un tastierista che manovra anche la batteria programmata. Tutto elementare, casalingo. Tutto molto underground.
(Horror Pain Gore Death Productions) Dopo un EP nella primavera del 2012, a Settembre è poi uscito questo esordio per gli statunitensi Fiends At Feast, band black/death metal che compone pezzi fatti di velocità, capaci di produrre trame epiche e tipicamente black e con l’aggiunta di mid e low tempo che ne esaltano proprio quelle melodie, ma spostano il clima più sul death metal e sostanzialmente i riff hanno una natura scandinava e quindi la bilancia dello stile tende verso la Svezia e i suoi figli neri.
(Pitch Black Records) Ammetto la mia ignoranza: non conoscevo gli Holy Dragons e quindi non sapevo che esistessero band metal provenienti dal Kazakistan! I nostri hanno una storia lunghissima cominciata a inizio anni ’90, e “Zerstörer” (‘Distruttore’ in tedesco) può essere una buona alternativa ai soliti nomi; un disco lunghissimo (supera i 70 minuti) ma pieno di sorprese che andiamo ad analizzare in dettaglio. “Doomsday Angels” si caratterizza per le strutture classiche e la voce al vetriolo di Ian Breeg,
(Pure Prog/Audioglobe) Fra le varie sublabels della Pure Steel Records, la Pure Prog è probabilmente la meno attiva ma la più attenta a scegliere le proprie band: finora, tre dischi e tre centri! Agli ultimi album di Adramelch e Helreidh si affianca ora infatti il secondo platter degli argentini Thabu, pubblicato autonomamente dalla band due anni fa e ora disponibile su scala mondiale. Bel progressive ubriacante in “A Game of Lies”, ma “Fictionating the Present” è molto più originale,
(Let It Bleed Records) Credo che fosse da tanto tempo che non sentivo del death metal di questa portata. La label polacca Let It Bleed definisce i connazionali Dira Mortis come una brutal death metal band e l’aggettivo brutal potrei anche farlo passare, ma di loro c’è quella tipica sonorità densa, robusta e cavernosa, ma allo stesso tempo inquietante, vicina a quelle di Autopsy, Vader e Bolt Thrower. Questo vale per le distorsioni, ma il discorso compositivo tocca altre tematiche di riferimento.
(Eastworld) Dahvie Vanity e Jayy Von Monroe in America stanno sbancando, grazie a questo sound fatto di nu metal, gothic, electro-pop e quindi anche di Skinny Puppy, Marilyn Manson, NIN e cose del genere. “The Anthem of the Outcast” è stato pubblicizzato come un EP legato al quinto album “Evolution”, infatti è parte di “Evolution – The Revolution Pack”. Una release con stile tradizionale, i Blood On The Dancefloor che ti aspetteresti, ma soprattutto che ci si aspetta da una band da classifica.
(Horror Pain Gore Death Productions) I Mountain grave nascono da un’idea di Bryan Rush nel 2005. Nel tempo poi si sono associati altri musicisti, molti dei quali provenienti da band del sottobosco metal americano, e in particolare dell’Indiana, lo stato di Rush. Due album, un demo ed ora questo EP. Solo cinque brani ma decisamente chiari nel rivelare questo ingarbugliato sound di death metal a tratti con derive brutal, ma molto di più fatto di influenze tipo Carcass, Obituary, ma anche di black metal sparato a mille
(AFM Records) “Endzeit” è uscito un mese prima del giorno in cui molti hanno voluto credere, far credere, ricamare che il mondo finisse, perché il calendario della meravigliosa civiltà Maya terminava. Si, per ricominciare però. Così come termina un giorno alle 24 e ne inizia un altro. I tedeschi nulldB hanno dunque cavalcato l’onda comunicativa di quell’evento fittizio, pubblicando un album che significa appunto “fine del mondo”. Gli esponenti della Neue Deutsche Härte da buoni teutoni cantano in lingua
(Deathbound Records) Sono bravi questi musicisti danesi. Hanno tecnica, modellano canzoni con ritmiche, solo, melodie. Death metal melodico (ma possiede risvolti anche più duri) e tecnico, ovviamente di matrice scandinava. Anche la produzione è qualcosa di valore, in quanto mi sembra sia stata attenta a bilanciare bene gli strumenti. Perfetti, dunque? Diciamo di si. Incerta è la resa dei pezzi nell’appeal. Portandomi ad un livello personale, ho notato che le canzoni ben eseguite
(Autoproduzione) Devo dire che i vercellesi Legion Warcry, che ci propongono oggi il proprio debut, hanno fatto davvero un ottimo lavoro, registrando un album di heavy/power metal esente da tutti i maggiori difetti delle produzioni di genere. Senza aver paura di osare, la band ha infatti inserito diversi elementi di novità nella struttura dei brani e nei suoni (penso alle concessioni alla batteria elettronica) che hanno l’effetto di ravvivare il sound e renderlo particolarmente dinamico e mai standardizzato.
(High Roller Records) Dr. Ape è il cantante dei
(Crucial Blast) Trees è una tortura spaventosa. Trees è drone metal che nasce a Portland, Oregon. “Sickness In” viene innalzato grazie a chitarre le cui corde quando vengono vibrate, insieme a quelle del basso in stile noise/doom, e sembrano dei tuoni. La batteria ha una marcia lentissima e la voce è sostanzialmente un lamento. L’andamento è quello, la fattura dei pezzi non cambia, questi poi sono due e superano i 14′. “Sickness In” è tetro, dilatato anche troppo nei tempi, e diventa una specie di funereo ambient,
(Devouter Records) Recensisco con notevole ritardo questo lavoro dei Make. Da metà novembre ad oggi avevo sentito dire che “Axis” fosse una release meritevole. Dopo l’immenso “
(Lo-Fi Creatures) Autori già di un EP di cui si dice un gran bene, i parmensi Caronte approdano ad uno dei momenti più importanti nella vita di una band, il debut album. Le sonorità di questo quartetto di occultisti, per finta o per interesse, non importa, sono dedite al filone doom, espresso in maniera sulfurea e con un clima appunto occulto. Il basso è un vibrare pazzesco, denso e ammantato di notte fonda. Le chitarre sono sature, torve e dipingono litanie nere.
(Memorial Records) Lombardi e nati qualche anno fa con l’intento di dedicarsi al crossover, poi il comporre dei Filth In My Garage ha preso strade inattese. Più che il crossover è stato il post hardcore e forse anche qualche tratto del mathcore a prendere vita nei loro pezzi. La consistenza di questa band è data da un sound fatto di metallo che vibra, risuonando ai colpi dell’età moderna dove la società è alla fine di tutto. “12.21.12” è un prodotto dei nostri tempi e delle difficoltà che viviamo.
(Merdumgiriz) Montagne dietro montagne e lassù nell’orizzonte un enorme tempio. Una visione mistica, qualcosa di indefinibile. Uno scenario perduto. Vede così la propria musica Emir Toğrul, musicista e compositore turco che si cela dietro al nome Yayla. One man band autrice di un black metal atmosferico, imponente, determinato da composizioni lunghe, oltre a due pezzi che fungono da intro (composta nel 2008) e outro, ma di natura ambient. Meno di un’ora di musica, ma in realtà il tempo sembra dilatarsi già nel momento in cui entra “Through the Sigil of Hate”, mostruoso black metal ferale in cui i tempi si sollevano e diminuiscono come una marea.
(High Roller Records) In concomitanza con l’uscita del nuovo full-length, la High Rollers ha deciso di ristampare su cd e lp l’esordio degli Züül, oscura formazione dell’Illinois che si nasconde dietro pseudonimi, e che ha l’incredibile capacità, nonostante sia americana, di presentare un incontaminato heavy metal ottantiano… che suona incredibilmente inglese! Come che sia, la riproposizione a soli due anni dalla prima data di uscita è segno certo che gli Züül (nome preso da un demone dei “Ghostbusters”)