Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
THE WAY OF PURITY – “Biteback”
(WormHoleDeath) Quando recensii il primo album dei The Way of Purity rimasi colpito. Un sound roccioso, massiccio, arrabbiato e costellato da alcuni synth che davano un certo dramma al sound. Poi li intervistai, c’era la nuova arrivata Tiril Skårdal (voce). Venne presentata al mondo attraverso un video inquietante. (altro…)
(Rock’n’Growl) Gli Arctic Flame sono una onesta band di US Metal sotto contratto per la Pure Steel, e il loro batterista si chiama Mike Paradine: il nostro è un mirabile esempio di positività e passione per la musica dato che all’età di 13 anni, a causa di un cancro alle ossa, gli è stata amputata una gamba, ma questo non gli ha impedito né di suonare né di realizzare altri progetti
(Soulseller Records) Secondo album di questa voce solista (Erik E.) che si accompagna con la chitarra acustica. “En Natt Kom Doed” è dunque un lavoro minimale, intimista (si usa spesso questo termine per canzoni o album del genere). Un lavoro folk, d’impostazione, che la sola voce, in armonia con la sei corde, tratteggia delle atmosfere, delle ambientazioni.
(Basement Apes/Brain Ache/altre) Ci sono degli album che sembrano un’esperienza concettuale, un discorso articolato. Ci sono degli album i quali pur non essendo dei concept, si rivelano delle trame incredibili. Quando “Black Mouths” sorge con l’iniziale “The Truth”, si ha immediatamente la certezza che i francesi The Prestige siano un quartetto che fonde il post hardcore con il metal.
(Pure Legend/Audioglobe) Fra le nuove leve dell’heavy metal più plumbeo e doomish non c’è nessuno che possa superare i Crimson Cult. La band austriaca viene dal debut autotitolato di tre anni fa che, con mia grande meraviglia, non ha riscosso gli apprezzamenti che avrebbe meritato: ora con questo “Tales of Doom” anche gli ipercritici non potranno obiettare nulla!
(Ukem Records) Non c’è pace per gli empi. Non v’è pace per nessuno. Sicuramente non per chi ascolta questo “Tortured Inauguration”. Sicuramente non ci può essere per nessuno si avvicini ad una martellante drum machine, con sopra delle chitarre brutali ed una voce malata, oscena, terminalmente ustionata. Hamish Maguire è la mente perversa di questo one-man-band project,
(My Kingdom/Masterpiece) Fermi tutti: il nuovo disco dei Llvme, il secondo della loro breve discografia, è decisamente un masterpiece! I nostri vengono da Salamanca in Spagna, e presentano un sound che viene definito (a mio giudizio impropriamente) ‘folkish doom metal’: una strana pericope per designare una sorta di incrocio fra avantgarde e pagan ma con un’anima mediterranea
(This Is Core) Questa band è stata a Sanremo, dodicesima su quattordici nella categoria giovani. Era sotto contratto con la Universal Records ed è stata pubblicata anche in Giappone (la Radtone, nel 2006 e nel 2008). Ora è il momento di staccare la spina al pop-punk espresso con le precedenti pubblicazioni (gli album in studio sono due) e di cessare il rapporto con la Universal.
(Black Widow Records) Joe Hasselvander ritorna a farsi sentire con un album esplicito, già dalla copertina che lo racchiude. C’è qualcosa che riporta alla mente i Black Sabbath. La storica band di Birmingham la si percepisce anche nel sound doom, ma fortemente legato ai suoni degli anni 70 e alle prime forme dell’hard rock/heavy. “The Ninth Hour” è un album che attinge dal passato,
(Nuclear Blast) Sento martellare Lipnicki. Introduce. Lui introduce. Si fa aiutare daalcuni accordi dei chitarristi. Pick-slides. Emozione. Tremo. Arriva. Quasi. Vicino. Crescendo. D.D. Verni parte. Segue gli altri. Timbro metallico. “Come and Get It”. Basso unico in mezzo a milioni di bassi. Blitz. Morto che cammina. 32 anni che canta in questa band.
(To React Records) Debutto di questa band italiana dedita a ritmi continuamente spaccati, spezzati, massicci (dei Meshuggah meno claustrofobici) e dove il riffing si rivela solido e sostenuto: quel genere di macchina da guerra che va avanti a mille e che quando rallenta mette lo stesso paura. Gli Ignition Code imbastiscono un sound particolarmente robusto,
(code666) Gli Akphaezya sono una idea del francese Stephan H., il quale ha racchiuso in questo progetto l’essenza, la linfa, il nucleo di una serie di generi e sperimentazioni, i quali tutte insieme vengono messe in contrasto tra loro, attraverso il reagente del metal, vero elemento cardine del sound complesso, estroso e unico degli Akphaezya.
(Limb-Soulfood) Cari (e sempre più rari) appassionati di power metal… meno male che esistono ancora band come i Last Kingdom! Questi ragazzi svedesi sono al debut dopo due demo e sono evidentemente cresciuti a pane ed Helloween (come del resto loro stessi dichiarano): “Chronicles of the North” sembra composto nel 1997 e scongelato quindici anni dopo
(Goomba Music) Questa band – perfettamente sconosciuta a chi scrive, prima di iniziare a lavorare su questa release- è composta da Clint Lowery (chitarrista dei Sevendust), Will Hunt (batterista degli Evanescence), Troy McLawhorn (chitarra degli Evanescence), Brett Hestla (cantante e chitarrista, Virgos Merlot) e Corey Lowery (bassista per Stereomud e Eye Empire).
(autoproduzione/Vomit In Silence Records) Non ci mettono molto questi quattro deathsters della Transilvania a tirare giù tutto. Devastare ciò che li circonda. Lo fanno con i tre pezzi, poco più di dieci minuti, che compongono questo EP. Produzione pesantissima che anticipa il full length previsto durante il 2012. Death cattivo, grezzo, sporco.
(Autoproduzione) La negazione della separazione. Estremi opposti fusi in un’unica colata lavica, antica, ancestrale, alle origini del mondo. Bene e male, uccidere per supremazia ed uccidere per difesa, rabbia divina e furia infernale: tutti concetti che stanno agli antipodi secondo la nostra umana percezione, ma che sono alimentati dallo stesso impulso primitivo.
(AFM Records) Nel giro di quattro anni i tedeschi Words of Farewell sono passati da un demo e un EP al primo album in studio. Il contratto con la AFM è stato firmato a gennaio di quest’anno e il 30 marzo l’album è sul mercato. Tutto velocemente, tutto con enorme soddisfazione per una band che nel sound riprende il death metal alla Dark Tranquillity
(Metal Scrap Records/Twilight-Vetrieb) Un certo Drunkroll, russo, mette su questo progetto, chiama a registrare il cantante Alexander e il batterista Peter dei Metalhearts, band della stessa cità di Drunkroll, Saratov. Da qui nasce un album nel 2010, poi arriva un chitarrista e questo secondo lavoro. Drunkroll abbina al thrash metal orchestrazioni (attraverso i synth), speed metal
(High Roller Records) I Trappazat sono una delle pochissime band rimaste al mondo a non avere neanche una pagina sull’Encyclopedia Metallum (per non parlare di un sito o di un myspace): tutte le informazioni derivano soltanto dalla lunga e non troppo interessante nota promozionale scritta dal cantante Paul Britton. Il nostro ripercorre con tono avvelenato
(Bakerteam Records) Terzo lavoro per i vicentini Stigmhate. Terza prova che deve dire quanto la band sia maturata e se incamminata su un percorso proprio. Gli Stigmhate sviluppano un black metal veloce e serrato, ma non grezzo. La volontà di costruire dei pezzi con una linea melodica precisa, l’istinto di variare il riffing avvicinano la band al black metal
(autoproduzione) Credo fermamente che il titolo di questo album e la stessa copertina rappresentino l’epoca nella quale viviamo, sopravviviamo. Illusione di gioia, felicità, totale mancanza di problemi, mentre il mondo si fotte letteralmente alle nostre spalle, mentre il fungo nucleare della nostra autodevastazione ci consuma, ci annienta, ci estingue.
(Cosmic Swamp Records) Plutone e Urano stanno per scontrarsi. I due pianeti ai limiti del nostro sistema solare si avviano ad uno scontro. Galleggiano nello spazio, sono silenziosi. Due enormi globi colorati e sornioni. Le stelle guardano e una catastrofe sta per giungere. Immaginate uno scenario del genere e montateci in sottofondo una colonna sonora
(Frontiers Records) Questo album di debutto mette in luce una band britannica che è sospesa tra uno stile che viene dall’età classica dell’heavy metal e le nuove tendenze neo melodiche. Viene anche difficile decidere se definire questi individui di Brighton una band hard rock o heavy metal. Sono nel mezzo, questo è chiaro, visto il dubbio di chi scrive, e questa collocazione
(Zonda Records) Granito, roccia pura. Colata di cemento. Ulteriore paratia di acciaio rinforzato. Antiproiettile. Assolutamente impenetrabile. Drumming possente, basso dinamico e chitarre monumentali. Voce graffiante, subdola. Questo è il sound di questi quattro di Buenos Aires, che cantano nel dialetto, anzi lingua locale, il Porteño.
(Nuclear Blast) I Meshuggah? Ad essere sincero non li ho mai graditi! Si, è un mio limite e ne sono consapevole e comunque non ho mai negato i loro meriti. Dopo il getto continuo di album tra il 2005 e il 2008 (mai stati veloci a farne uno dietro l’altro) ecco che dopo quattro anni si rifanno vivi con “Koloss”. L’album è, per mia sorpresa, davvero interessante e tuttavia
(Politur) Potenza. Tecnica. Precisione di esecuzione. Musicisti con grandi capacità. Intesa, ensemble compatto, efficace. Italia, Friuli. Area nota per aver dato i natali a musicisti del calibro di Turilli e Staropoli. Un’altra creatura. Progressiva. Potente. Pesante. Quintetto in grado di generare musica dura, mantenendo un’eccellente tecnica, una sublime melodia.
(Frontiers) Venti anni di attività (compreso il lungo stop quinquennale, sia chiaro) e non sentirli neanche un po’: la musica dei Fair Warning è frizzante come il primo giorno e a dimostrarlo c’è questo ricchissimo doppio cd celebrativo. Inutile dire che se seguite i tedeschi dall’inizio, non comprerete certo questa raccolta per la cover live di “Rock’n’Roll” dei Led Zeppelin
(SPV/Audioglobe) Hard Rock all’ennesima potenza nel nuovo album dei Mad Max di Michael Voss: un prodotto che farà subito la gioia di tutti gli appassionati legati agli stilemi di fine anni ’80/inizio anni ’90, riletti con un occhio (per fortuna non troppo esclusivo!) al più smaliziato pubblico di giovani di oggi. Il titolo del disco si riferisce naturalmente al classico “Night of Passion”
(Abyss Records) Sono svedesi e vengono pubblicati da un’etichetta americana. Sono svedesi e sono solamente in due, il chitarrista e cantante Markus Joha e il batterista Michael Ibrahim. Sono svedesi e fino ad ora avevano realizzato solo due demo. Sono svedesi e non sono soltanto questo. I Desultor hanno suonato un album di death metal progressive,
(Metal Scrap Records) Pesanti. Melodici. Quasi sinfonici. Deviatamente eterei, industrialmente plumbei. Questi russi United Mind Club sono assurdi. E’ molto difficile, a parole, spiegare che razza di musica suonano. Ci provo: Fear Factory e Rammstein. Mescolati assieme in un frullatore nucleare. Poi un po’ di Dimmu Borgir campionati, forse un pizzico di Megadeth violentati.
(Black Orgon Records) Gli inferi non sono solamente la condanna estrema delle popolazioni nordiche in perenne guerra contro una cristianità opprimente, la cancellazione di una cultura, l’espressione di stagioni private del dono della luce. Anche la terra del sud soffre delle proprie infernali ferite. E’ in questa terra luminosa, calda, solare che si nasconde la dannazione
(autoproduzione) Nuovo EP, dopo un anno dal precedente. Il tempo è servito agli Oryzon per concepire dell’ottima musica, anche se confinata in soli cinque pezzi. Il nuovo lavoro degli Oryzon si presenta bene: una copertina geometricamente astratta, una confezione decisamente elegante e funzionale. Anche l’occhio vuole la sua parte.
(Deathgasm) Tra le band più longeve della Repubblica Ceca, anche se è uno nome, quello degli Avenger, che ruota attorno alla figura di Honza Kapák. Questo nuovo capitolo si attesta su un symphonic black metal con qualche sfuriata di death metal devastante. Quindi un sound oscuro, epico e decisamente glaciale nella sua essenza. Un album indiavolato, spietato,
(13th Planet Records/AFM Rec.) Quel figlio di puttana di Al Jourgensen qualche tempo fa dichiarava in giro che “The Last Sucker” sarebbe stato l’ultimo album dei Ministry. “Bastardo”, pensai. I problemi di salute nati nel tour di quell’album, forse contribuirono a questa decisione: “vuoi vedere che mi tira le quoia?”, pensai.
(Peyote Müzik) Sono turchi questi Chopstick Suicide, ma non sono alle prime armi, visto che “Lost Fathers and Sons” è il loro secondo album. La band si esprime attraverso un mathcore estremamente fantasioso, altamente in sintonia con le bizzarrie dei The Dillinger Escape Plane, As The Sun Sets, Bloodlet e altri ancora. Mischiano blast-beat e cavalcate semi-grindcore