HOD – “The Uncreated Demo”
(Autoproduzione) Solo tre pezzi per far capire a chiunque cosa sono gli Hod. Se qualcuno di voi non li conosce, e siamo in tanti, nonostante il trio sia in attività da circa sei anni e con un album, ma non solo, alle spalle, questo demo ben registrato descrive magnificamente la capacità esecutiva e compositiva (altro…)
(W.T.C. Productions) Si spalanca nuovamente dopo cinque anni la porta dell’Horna, dell’inferno, nonostante dopo “Sanojesi Äärelle” siano arrivati il live “Vihan Tiellä”, EP e uno split. “Askel Lähempänä Saatanaa” è il nuovo album in studio dei finlandesi Horna.
(Blasphemy World Wide Records) Il grindcore è una frangia del metal estremo decisamente controversa e di nicchia, come ho già sottolineato in passato; la sua schiettezza, il suo sound crudo e brutale ed il suo immaginario splatter lo rendono un’influenza basilare per band moderne
(Nuclear Blast) Rieccoli. Nono capitolo per questi svedesi devastati. Portatori (non sani) di quella malattia nata negli anni ’80 e chiamata glam, sleaze, street-metal, o più semplicemente hard rock. Loro sono i Motley Crue del post atomico, loro sono i Ratt del nuovo millennio,
(Go Down Records) Sono di Bergamo gli Humulus e sono in tre: Cristiano Benicchio, voce e chitarra, Massimiliano Boventi, batteria, e Giorgio Bonacorsi, basso. Il loro stoner è molto heavy, i suoni pesano quintali. Il basso e le chitarre hanno una densità enorme. Un groove molto classico
(Autoproduzione) I danesi Heidra sono attivi dal 2006, ma a parte due demo questo è il loro primo ep: direi che i nostri farebbero bene a non centellinare così tanto le proprie uscite, dato che in questo “Sworn to Vengeance” ci sono solo tre i brani, ma decisamente di valore! “Kinsmen” procede fra gli Ensiferum
(Logic(il)logic) Un album strano quello degli italiani Hypnotheticall, alle prese con la loro seconda prova nonostante abbiano alle spalle una storia di quasi quindici anni. Un progressive metal che confonde la sua essenza con un progressive rock. Mai troppo soft, mai troppo hard, decisamente ben costruito,
(PATAC ) Sono ancora in giro a spargere badilate di thrash/crust metal gli Hellbastard e sebbene i segni del tempo si sentano, il risultato è sempre fatto di canzoni assemblate con energia, meno estro del solito e una piccola dose di tecnica o raffinata riproposizione di idee comunque già note.
(Scarlet/Audioglobe) Quando ero un ragazzino, e il power metal era nel suo fiore, internet praticamente non esisteva, e le informazioni sulle band si tramandavano oralmente come se fossero leggende. Avevo appena acquistato, insieme se non sbaglio, “Legendary Tales” e “Visions” quando l’immancabile amico
(Autoproduzione) E’ incoraggiante trovare una band esordiente che si impegna a formulare un riffing che dia vita a delle strutture. Un sound per una sua buona parte ancora acerbo, ma non per questo incapace di comunicare quel sottile e continuo senso di varietà nell’architettura musicale.
(Metal on Metal Records) Gli Heretic di cui mi occupo oggi sono americani (californiani per la precisione) e hanno vissuto un breve momento di attività fra ’85 e ’88, dando alle stampe un ep e un full-“length”. Nelle loro file, durante l’ultima fase di attività, milita anche Mike Howe, poi cantante dei Metal Church
(Punishment 18 Records) Interessante release della Punishment 18 che ripropone con master rivisto professionalmente l’EP di debutto di questi thrasher russi. La proposta è un old school impattante, molto potente, tecnico, con riff estremamente efficaci, ed assoli ben strutturati.
(Napalm Records) E’ difficile proporre qualcosa di sostanziale dopo oltre 20 anni di onorata carriera, però alla fine è importante essere se stessi, sempre. Gli Hate freschi di passaggio all’austriaca Napalm realizzano un nuovo album a tre anni da “Erebos” e confermandosi ciò che sono, una band death metal
(AFM/Audioglobe) Presentati come la più grande heavy metal band argentina, gli Helker hanno alle spalle una storia di oltre quindici anni, ma solo con questo quarto full-“length”, e l’interessamento della AFM, superano i patri confini per approdare anche al mercato europeo.
(Red Bull Records) Esplosivi, irresistibili, maledettamente potenti. Hanno aperto per gente come Bon Jovi, Thunder e Tesla. E non basta. Loro vogliono di più. Molto di più. Vogliono andare ovunque. Dichiarano che il loro unico scopo e fare un album che faccia urlare alla gente “Cazzo, non sentivo roba così pompata da anni”.
(Massacre Records) Mi prostro davanti a Sua Maestà Steve ‘Zetro’ Souza. Lui e la sua voce assurda, quella voce che sentivo gridare in tutti i mie incubi, in tutte quelle notti di sonno tormentato, sudato, dalla metà degli anni ’80 in poi. Non mi è mai importato nulla di cosa cantasse. Ho sempre pensato sia unico, strepitoso,
(Nuclear Blast/Audioglobe) Quando gli Holy Grail sono esplosi con “Crisis in Utopia”, ero naturalmente fra gli scettici e i defenders pronti a lamentarsi sempre (beh, anche noi della vecchia guardia sappiamo essere ironici…): l’ardita miscela di vecchio e nuovo heavy metal della band californiana arrivava a infastidirmi, pur se non potevo negare che questi giovanotti avessero fatto centro con il loro songwriting spumeggiante.
(Pure Underground) Quante volte avete già sentito questa storia? Gli Heavenward sono tedeschi, si formato a metà anni ’80 (peraltro con un giovanissimo Thomen Stauch in formazione), incidono due album nel momento peggiore della storia dell’heavy metal (nel 1991 e nel 1992), poi scompaiono nel nulla; quindi il gruppo Pure Steel & subetichette li riscopre e, in attesa della pubblicazione di materiale inedito, ridistribuisce il debut, impreziosendolo di un inedito e delle quattro tracce del loro secondo demo
(Pitch Black Records) Ammetto la mia ignoranza: non conoscevo gli Holy Dragons e quindi non sapevo che esistessero band metal provenienti dal Kazakistan! I nostri hanno una storia lunghissima cominciata a inizio anni ’90, e “Zerstörer” (‘Distruttore’ in tedesco) può essere una buona alternativa ai soliti nomi; un disco lunghissimo (supera i 70 minuti) ma pieno di sorprese che andiamo ad analizzare in dettaglio. “Doomsday Angels” si caratterizza per le strutture classiche e la voce al vetriolo di Ian Breeg,
(Heart Of Steel Records) Sono decisamente grandiosi questi Brasiliani. Debuttano con questo self titled, e non lasciano alcun dubbio relativamente al loro valore. Hard rock con una marcata influenza blues, ricco di melodia, pieno di passione, gusto, talento e dedizione. Uno sguardo al classico, ed uno sguardo al moderno. Un’impostazione melodica che richiede buone abilità. Produzione ottima, con un prefetto bilanciamento tra gli strumenti, tutti estremamente godibili.
(Esoteric Antenna) Due album negli ultimi due anni, i consueti live ed ora un progetto alternativo e parallelo agli Hawkwind. Hawkwind Light Orchestra non sono altro che l’inossidabile Dave Brock, Niall Hone e Richard Chadwick, ovvero oltre il 50% degli attuali Hawkwind. La motivazione di questa release è data all’interno del suo booklet
(Horror Pain Gore Death Prod.) Gli allegri ragazzi di Atlantic City che si fanno chiamare Hammer Fight, danno questo nome anche alla loro prima opera che risulta essere un minestrone di Motorhead, AC/DC, heavy metal, hard rock e di thrash-hc. Canzoni spedite e alcoliche, fatte per inebriare e per scuotere il capo senza darsi troppi pensieri e per meno di 20′.
(Pure Prog/Audioglobe) Gli Helreidh si affacciarono sulla scena progressive a metà degli anni ’90, pubblicando un album e un ep per poi ricadere improvvisamente nell’oblio; il ritorno, in grande stile, avviene con questo “Fragmenta”, platter che non ha nulla da invidiare alle tanto lodate produzioni straniere di genere. “In hoc Signo vinces”, dedicata al sogno dell’imperatore Costantino che ha cambiato la storia religiosa d’Europa
(Autoproduzione) Anche se il folk/pagan metal è un genere decisamente inflazionato nel mercato odierno, fa sempre piacere scoprire qualche formazione che vi si dedica tenendosi lontana dai soliti cliché. Appartengono certamente a questa categoria gli esordienti danesi Huldre, che stemperando i toni e aumentando le dosi ‘naturalistiche’ del sound si tengono equidistanti dai due estremi di questo genere
(Horror Pain Gore Death Prod.) Oh Signore, ma questi da dove son venuti? Non dalla gloria del Signore, con quel nome e quella copertina poi…sono di Bologna! Sono ragazzi ammantati di nero, votati ad un dark grezzo, dalle tinte gotiche e da fregi punk. Qualcosa di loro già da “Black Rivers”, prima canzone dopo l’intro, mi ha fatto balzare alla mente il compianto Rozz Williams e i suoi Christian Death con quei toni così gotici
(My Graveyard/Masterpiece) Ecco un disco capace di attirare veramente l’attenzione! I trevigiani Hell Theater, qui al debutto per (guardate un po’ che caso) la My Graveyard Productions, danno alle stampe un concentrato di power/thrash a tinte orrorifiche concepito per farvi saltare dalla sedia (e in più di una occasione ci riesce benissimo!). La vera marcia in più del disco sta nel dettagliato concept che colora (di rosso sangue) le trame musicali
(Grom Records) Gli Hordes Of Decay si sono formati da pochissimi anni, “The Kings Will Be Ready” è il debut album e tuttavia la band non sembra una formazione di sprovveduti e giovinastri alle prime armi. Sick Mind, bassista, THC, uno dei due chitarristi, e The Saint, voce, provengono dai Profane Prayer, black metal band con un album all’attivo; il bestiale batterista Maelstrom ha un curriculum lunghissimo,
(EMI) Il mitico Steve Harris. Mente diabolica di quella creatura longeva, e forse immortale, chiamata Iron Maiden. Tranne la partecipazione sull’album della figlia del 2008, Steve è sempre stato impegnato solamente con gli Iron Maiden. Steve Harris è gli Iron Maiden. Legame inscindibile, patto di sangue. Icone del rock come lui sono l’anima della band che hanno creato. E nell’anno dell’ipotetica fine del mondo,
(High Roller Records) Ad essere sincero degli Hellbringer ho apprezzato più la copertina che la musica. La tedesca e sempre prolifica (qui in redazione iniziamo ad avere problemi a starle dietro!) Pure Steel per mano della sub-etichetta High Roller, punta sul thrash dei tre ragazzi di Canberra per rimpolpare il proprio stuolo di thrash band.
(Hellthrashers Productions) Terzo album per questa cattiva e infernale blackened death metal band polacca. Conterranei dei Behemoth anche nell’attitudine, la loro personale ferocia comunque non viene meno e si presenta nei nove pezzi senza freni. “Red Limitations” è la tempesta che accoglie l’ingresso in questa dimensione atroce e perfida. Segue “Apostle of Plague”, la canzone si comporta come la precedente, mentre è “Deathlike Cold” ha proporre qualche frattura ai blast beat d’ordinanza.
(Zimbalam) Interessante vedere come cambi il mercato discografico: gli hard rockers Hideweaver, una carriera ultradecennale alle spalle ma qui al debut sulla lunga distanza, hanno deciso di ‘pubblicare’ il loro album soltanto in digitale (e peraltro a un prezzo abbordabilissimo), riservandosi in futuro la possibilità di editare una copia fisica. Segno della crisi o segno d’intraprendenza, per raggiungere facilmente il pubblico più vasto possibile? Ai posteri l’ardua sentenza e veniamo ad una analisi di “Silver Bullet”
(Autoproduzione) Tre sono le caratteristiche di questa band. La prima, sono italiani. La seconda, sono abilissimi con gli strumenti. Terza: hanno un cantante che è assolutamente mostruoso. Si tratta di una band senza contratto, che esiste da quasi dieci anni, ma che solo ora è riuscita a trovare la line up adatta per proporsi al pubblico con il lavoro di debutto. Nessun EP, promo o demo. L’album di debutto è un vero disco, con dieci canzoni, che dura quasi cinquanta minuti.
(This Is Core Music) Ci sono stato a Reading, Inghilterra, luogo dal quale provengono gli High Hopes e capisco tutta l’energia, o rabbia che possa essere, che sprigionano e veicolano in questo EP di debutto. Musica che arriva dalla periferia, lontano dai grandi centri e alla periferia del grosso circuito discografico. Musica fatta da giovani di questi tempi. La tensione emotiva dell’epoca che viviamo sembra trasparire dalle note rabbiose degli High Hopes. Un thrash/metalcore fatto con suoni taglienti, con batteria pesante,
(Abyssal Warfare Promotion) E’ un po’ difficile valutare una band da due sole canzoni. Peggio ancora se queste due si sommano solamente alle altre tre del precedente demo, risalente al 2006. Cinque canzoni in sei anni (anzi cinque anni, il promo è del 2011)? Mi spiace, ma è un po’ poco. Gli italiani HASTUR suonano un death metal molto tecnico, ricco, veloce e molto ben registrato. I due bezzi hanno una struttura ben organizzata e si sviluppano con idee, cambi di tempo, intermezzi veloci. Qualitativamente sempre ad alti livelli, nonostante non ci siano idee particolarmente nuove, dimostrano una capacità compositiva notevole, seguita da un’esecuzione impeccabile.