VOODOO CIRCLE – “More than one Way Home”
(AFM Records) Alex Beyrodt è uno di quei chitarristi che non sta mai fermo ed è coinvolto in decine di progetti (soprattutto legati a Mat Sinner): la band Voodoo Circle è l’unica, fra le sue attività, della quale sia assolutamente ‘titolare’. Con questa formazione ha già pubblicato due ottimi dischi (altro…)
(Indie Recordings) Instabile delizioso equilibrio tra generi apparentemente incompatibili. Brutale assalto malvagio, devastante potenza nei riff, aggressiva voce black metal, dannato mix tra death, black e puro e semplice sudicio rock’n’roll. I Norvegesi Vreid tornano con questo “Welcome Farewell”,
(Dark Descent Records) E’ un debut album mostruoso questo “Poisoned Void”. I finnici Vorum si esprimono in esso con un death metal molto violento, con il riffing estremamente teso a pronunciare melodie nervose, nere, malate di odio e di attitudine demoniaca. Il drumming è un sottotesto costante
(Dangerous Rock Records) Il singolo “I Hate Your Band” apre l’attesa al prossimo lavoro degli svedesi Vietcong Pornsürfers, “We Spread Diseases”. “I Hate Your band” è puro rock ‘n roll, concentrato in meno di 3’. Il riffing molto classico e quindi elettrizzante è una buona riproposizione dei canoni r’n’b.
(Suspiria Records) Celebrare i Dark Tranquillity e la loro musica, è questa la finalità di “The Final Resistance”, un tributo di quindici band che propongono le proprie chiavi di lettura (ma in questo solo alcune di loro) e un sound rivisto e adattato a quello proprio. Ecco l’elenco:
(Horror Pain Gore Death Prod.) Qualsiasi cosa suonino i Vomitile, lo fanno esclusivamente con l’impuso dell’old style. Death metal, variazioni thrash metal, tutto squarciato da velocità, ritmi sostenuti, frenate con riff che prendono uno spessore poderoso oppure che tirano fuori intrichi sonori e melodici
(Art of Propaganda) Dopo l’album “Mortem Illuminate Mea” del 2010 i Vanhelga hanno registrato diversi EP ed anche uno split album. Questo nuovo full length arriva sul finire del 2012 e presenta una band piena di smalto e idee. L’apertura di “A Sinister Longing” fa inevitabilmente pensare a Burzum
(Horror Pain Gore Death Prod.) Più volte mi è capitato di incrociare questo monicker e credo sempre in relazione a band death metal statunitensi. I Vex, sono di San Marcos, in Texas, e il precedente album “Thanatopsis” ha ricevuto buoni riscontri. Tre anni dopo ecco il secondo album – con un nuovo cantante, Joe Jackson, proveniente da una band denominata Sakrefix- per questi figuri del death metal, sempre contaminato da momenti di thrash metal e addirittura black metal.
(Steamhammer/SPV) Secondo live ufficiale (terzo se si conta il bootleg dedicato a Carl Albert) per i Vicious Rumors di Geoff Thorpe, che immortalano per questa release un concerto stranamente breve (circa 45 minuti). In un’epoca di live doppi se non tripli, colpisce che una formazione così blasonata non proponga qualcosa di più vasto e magniloquente: in ogni caso ciò che è perso in durata si guadagna in forza
(Autoproduzione) Beh, se i polacchi Victorians volevano attirare la mia attenzione, ci sono sicuramente riusciti… anche se devo dire più per la loro immagine che per la loro musica! Costumi e pseudonimi dei musicisti, ‘ambientazione’ del sito internet, package del cd hanno un tocco di classe davvero sopraffino
(Horror Pain Gore Death Prod.) I Vulcan sono una minuscola band americana di thrash metal vecchia scuola. Mi ricordano qualcosa dei Kreator, ma ovviamente non viene meno al discorso la Bay Area, in particolare i Vio-lence. Loro sono della Pennsylvania e fino ad oggi hanno fatto poche cose e questo “Strapped into Reality” è un EP di soli quattro pezzi.
(Iron on Iron) “In Blood in Battle”, il primo disco dei Validor, mi aveva colpito in modo molto positivo: in esso i greci si rivelavano capaci, con estrema facilità, di mettere insieme il meglio del power e dell’epic metal (magari con appena una spolverata di thrash) come soltanto poche illuminate formazioni underground sono in grado a fare. “Dawn of the Avenger” è la conferma di quanto avevo ascoltato l’anno scorso
(Cruz del Sur/Audioglobe) Una bellissima copertina incornicia l’esordio sulla lunga distanza dei doomsters Void Moon (inutile che lo dica, la band è svedese): la Cruz del Sur lo pubblica (anche in vinile) il 2 Novembre, giorno dei morti, e sicuramente la proposta dei nostri è funerea e drammatica, perfettamente degna del genere suonato. Della formazione fa parte anche il drummer Thomas Hedlund, coinvolto in decine di progetti
(Neverheard Distro) La band è ungherese e nasce come Ravenshades per via dell’unione di musicisti con un passato abbastanza importante. In particolare c’è M. alla chitarra e Knot alla batteria , dei black metaller Witchcraft, recensiti di recente, e il cantante Jim Jones dei Kolp, altra formazione in orbita black metal. Completano la line up Paga, altra chitarra, e Major al basso.
(Apostasy Records) Mi chiedo come possa una band ripetersi di canzone in canzone. Pensateci bene: scrivono i pezzi, li provano, registrano i singoli strumenti, poi li sommano tra loro e ascoltano la canzone finita. Possibile che in tutti questi passaggi non ci sia uno della band che dica agli altri “hey, ma questa sembra uguale alla numero…ed alla numero…”? Bah, forse è la mia avversità al genere, un gothic-doom molto malinconico
(Casus Belli) La scena dell’est europeo continua a riservarci belle sorprese, e noi europei occidentali faremmo bene a conoscerla a fondo! Prima di inventare il folk’n’dustrial (sì, esiste davvero, provate qualche sample per credere!), i Viter (‘vento’ in ucraino) erano una band folk a tutti gli effetti: lo testimonia la ristampa del loro primo ep, presentato dalla Casus Belli con un remix come bonustrack.
(Limb/Audioglobe) I simpatici toscani Vexillum si sono fatti notare in tutta Europa grazie al fortunato tour con i Rhapsody of Fire: a circa un anno e mezzo dal godibile debut “The wandering Notes”, e a ridosso di un altro tour con Luca Turilli, si riaffacciano sul mercato con “The Biouvac”, passando peraltro dalla sempre meritevole MyGraveyard Productions alla più blasonata Limb. Osservando la scaletta, notiamo anzitutto che tutti i brani durano almeno cinque minuti
(Infektion Records) Gli esordienti Venial Sin (hanno infatti alle spalle soltanto un demo) provengono dal Portogallo e si offrono sul mercato con questo ep di lunga durata: quasi un disco vero, essendo il minutaggio attorno ai 36 minuti. “A new Rose” propone tempi dispari e ritmi serrati, repentini cambi d’atmosfera e qualche spunto tribale. “Prepared for Battle” contiene quasi spunti progressive nel finale, e la varietà del sound e del songwriting è confermata da un brano come “Real End”, che non starebbe male in un disco dei Porcupine Tree.
(Premium Records) Allora: premesso che chi scrive ha vissuto e lavorato a lungo in Germania… d’accordo per ogni tipologia possibile di contaminazione fra metal e folk. D’accordo per il Mittelalter Rock di In Extremo, Subway to Sally e compagnia… ma come la mettiamo con i Volksmetal? La band tedesca si propone con una innovazione che potrebbe anche essere originale (mescolare un po’ di metal standardizzato con i suoni e la strumentazione – fiati compresi – delle formazioni tipicamente germaniche che suonano a fiere, feste della birra e via dicendo)
(Metal Scrap Records) La brutalità di un growling tagliente, massacrante, assetato di carne ancora in vita. La sensualità di una voce femminile, calda, lontana dai soprani gotici, ricca di energia e musicalità. Costumi folkloristici di altre epoche, canzoni ispirate all’era vichinga. Sono in cinque, e provengono dalla Russia.
(Napalm/Audioglobe) Se “Jordpuls” era dedicato alla terra, mi sembra abbastanza evidente dalla copertina che “Orkan” (‘Uragano’) si occupi dell’acqua: Vintersorg prosegue il proprio percorso prog/black/viking metal (e chi più ne ha più ne metta) con un altro disco a suo modo intellettuale e di non facile assimilazione, che sballotta l’ascoltatore in un susseguirsi di atmosfere e toni a tratti dissonanti ma sempre tenuti insieme da un estro compositivo non comune.
(Autoproduzione) Ad essere sincero dopo tre canzoni dei toscani Versions ho provato un senso di monotonia. Non tanto per loro, ma a causa di quel solito metalcore moderno e melodico che imperversa ormai da tempo. Si, pensavo, le solite tirate tipiche del genere e cioè chitarroni pesanti, groove, i break down, le fasi melodiche e in totale contrasto con i riff muscolari che li hanno precedute. Gli album da recensire però non si ascoltano mai una sola volta e mai con distrazione e per scrivere una recensione diventa necessario il tempo.
(AFM Recrods) Assenti da alcuni anni, gli americani Vore ritornano con “Gravehammer”, uscito già da mesi ma che solo ora trova una buona e giusta distribuzione planetaria attraverso la AFM Records. La produzione dei nove pezzi, e relativo missaggio e masterizzazione, è di Colin Davis dei Nile.
(The Path Less Travelled) Non mi ha del tutto convinto questo nuovo lavoro dei black metallers americani Vesperian Sorrow, però la musica che si porta dentro ha irisvolti di sicuro interesse. In pausa da un album vero da almeno sei anni, i texani ritornano con un lavoro nel quale l’impegno e la volontà di metterci il meglio di se stessi traspaiono con assoluta certezza.
(Rock’n’Growl) Non mi sarei mai aspettato che i Voodoo Highway fossero italiani (per la precisione di Ferrara): il loro sound è così inglese (con qualche vago influsso southern) da lasciar pensare che la band venga da Birmingham. Presentati pomposamente come gli eredi dei Deep Purple, rappresentano più prosaicamente un onesto ensemble di rock classico particolarmente debitore dei grandi nomi degli anni settanta
(Autoproduzione/Domino media Ag.) Compratevi (http://vagiantownsyourmom.bandcamp.com/)questo album, è davvero elettrizzante. I Vagiant non suonano il solito math-rock sperimentale e noise, alternative punk o forse questi elementi si fondono talmente bene tra di loro che “Gospel According to Vagiant” ne è davvero un ottimo esempio. Russi, amanti dell’ironia (niente testi, quindi manco so cosa dicono) con la quale i Vagiant raccontano di disordini psichici, abusi, blasfemia.
(Demonhood Productions) Mica banali questi Vithr, norvegesi incavolati e terribili, dediti ad un back metal ferale, ruvido e figlio della migliore tradizione black di Norvegia. Ascoltare i Vithr significa ripercorrere uno scenario crepuscolare, maledetto e glorioso perché c’è qualcosa in quei riff, qualcosa di noto e di mitico, come i Darkthrone (“Maanekult”, “Trolldom”) Burzum (“Bergfolket”), ma anche Emperor (“Hedensk Skikk Og Tro”) e Carpathian Forest (“Kjøtt Og Blod”)
(High Roller Records) I Vladimirs provengono da Los Angeles e il nuovo album “The Late Hours” arriva dopo una pausa di riflessione di cinque anni. L’energia che sprigiona questo lavoro è dunque comprensibile, la voglia di tornare e spaccare tutto è decisamente legittima. I Vladimirs suonano un horror punk ben ritmato, con diversi passaggi inclini al metal (in particolare “Where to Run?”) e al rock duro,
(Atomic Stuff/logic(il)logic) Basterebbero i primi tre brani di questo disco per creare un EP di quelli che spaccano, di quelli totali, energetici, catchy, incredibilmente ben creati. Per nostra fortuna gli italiani Violet Gibson hanno forgiato un album di puro metallo di ben tredici pezzi. Tredici canzoni a base di tritolo, tredici pezzi melodici
(Bakerteam Records) “Here the Day Comes” è il quinto album dei Valkiria. “Here the Day Comes” è il quinto album di Valkus, colui che ha dato vita al progetto e che nel tempo lo ha educato e portato avanti. “Here the Day Comes” vede lo stesso Valkus e Mike alla chitarra e Giuseppe Orlando (Novembre) alla batteria. Il taglio è quello di un gothic-doom come c’era tempo fa,
(UKEM Records) Metallo nero, lucido, riflette immagini distorte, orribili, mortali. Metallo temprato, duro, estremo, la pioggia battente e persistente dell’inghilterra non lo danneggiano, non lo arrugginiscono. Blasfemie ed inni al re oscuro. Sangue, dottrine del male, distruzione, crudeltà di altri tempi, oblio, negazione ripartiti su tredici tracce,
(SPV/Audioglobe) L’improvvisa morte del chitarrista Jan Somers non ha fermato i redivivi Vengeance, che hanno deciso senza esitazioni di proseguire con la loro attività. Lasciamo stare le logiche dello show business e passiamo a una analisi del disco, che vede alla batteria Chris Slade (che ha collaborato
(Witching Hour) Ormai la Polonia ne partorisce di figli imbestialiti di death metal e i Voidhanger ne sono l’ennesima conferma. Nati dalle costole di altre band (Enclave e Infernal War), il trio esordisce con “Wrathparayers”, esempio di death/thrash metal e con qualche occhiataccia al black metal. Quindi nulla di nuovo, come la conferma di una produzione perfetta e granitica, d’abitudine in queste produzioni, e lo smodato desiderio di andare avanti a testa bassa
(Massacre-Audioglobe) Il secondo album dei tedeschi Voices of Destiny sembra non avere molte chanches di farsi valere sul mercato a causa di un songwriting abbastanza statico e con poche sorprese. La titletrack, in realtà, lasciava presagire ben altro: ha dei rallentamenti astuti e la voce di Maike Holzmann (visibilmente dimagrita rispetto a due anni fa) sembra giungere dallo spazio lontano. Il punto di forza del disco è sicuramente il cantato
(This Is Core Music) L’etichetta ligure This Is Core Music assorbe nel roster una nuova e giovane band, ovvero i Vault 13, padovani e dediti metalcore, ma scalpellato con uno stile melodico. I cinque musicisti si dimostrano preparati e sorretti da una produzione importante, quella di Maurizio Baggio presso l’Hate Studio, che smussa gli angoli agli 11 pezzi i quali colpiscono appunto per le loro trame melodiche, più che per un’agguerrita