NO WAY OUT FROM MADNESS, “Siamo stati contattati dall’etichetta direttamente dopo averci ascoltato su Myspace”
Daniele Faccani è la voce dei No Way From Madness, band italiana nata nel 2009, ma già con una serie di traguardi raggiunti in questi pochi anni. Autori di un metal moderno, immediato, quindi non privo di spunti melodici e grintoso i NWOFM di recente si sono espressi con l’EP “Story of a Read Book, Broken Bottle and Smoked Cigarette”. Faccani illustra la loro storia semplice e dimostrando come i cinque musicisti abbiano i piedi per terra. (altro…)
(Dragonheart Records/Audioglobe/Kizmaiaz) Una bandiera. La sola. Unica patria, unico credo, unica fede: si chiama Heavy Metal, e gli storici sacerdoti di questa religione sono tornati. Si chiude un cerchio. Ritorno alle origini. Dopo oltre vent’anni sono loro, dettano legge, ridefinizione delle regole. Sono tornati i White Skull. Ed è tornata anche Federica Sister (dopo dodici anni)
(Massacre/Audioglobe) I Winter’s Verge sono noti agli appassionati di power metal per il paese di provenienza, Cipro, che a quel che mi risulta non ha mai ospitato altre band di settore. Questo è il loro terzo album, il secondo a uscire presso la Massacre, e conferma tutte le impressioni che la band ha sempre suscitato negli appassionati: i Winter’s Verge sono sicuramente bravini, ma le loro produzioni non sfondano mai davvero!
(Abyss Records) Poderosi ed oltraggiosi. Istinto animale. Diretti verso l’energia e la canzone. Death e black che s’intrecciano, con un semplice risultato: devastazione completa. Questi quattro deathsters da Stoccolma hanno un solo concetto in mente: fare musica che distrugge. Sono veloci, sono tecnici, sono pesanti, sono ribelli, completamente irrispettosi. Una creatura mostruosamente deforme 
(Doomentia Records) I Monnless sono un concentrato di doom e influenze degli anni ’70, ma il tutto è rivisto attraverso il loro personale modo di essere. I brani di questo debutto sono sei e quasi tutti si adagiano su slow e mid tempos, quindi sull’incedere posato, quasi a voler sottolineare continuamente ogni singola nota che costruisce i riff marcati, profondi, pesanti. La melodia più spigliata è nella title track, momento più vivace dell’album,
(Massacre Records) Ecco a voi la prima compilation dei Catamenia. Nove album in discografia, l’ultimo è del 2010. Un giusto momento per tributare se stessi e provare a riassumere i punti focali del loro percorso musicale. La band finnica deriva da un black metal primordiale, ma dai tratti ampiamente melodici e dal carattere epico, poi i Catamenia nel tempo virarono verso il gothic.
(Napalm Records) Mai stati tra i miei preferiti i lusitani e forse per un mio limite. Una loro esibizione live alla quale ho assistito diede conferma alle mie reticenze verso Ribeiro e soci. Nonostante ciò è doveroso ascoltare e recensire questo lavoro perché da una parte segna il loro ritorno (“Night Eternal”, il precedente, è del 2008), inoltre il materiale proposto non è poca cosa.
(Pulverised Records) Gli HeXen sono di Los Angeles e hanno già fatto parlare di se con “State of Insurgency”, un lavoro di quattro anni fa. Loro sono dei thrashers e hanno dei suoni cristallini, ma estremamente pesanti. “Being and Nothingness” si apre con “Macrocosm”, ovvero una sorta di canzone-intro totalmente strumentale. Il suo incedere, la melodia portante aprono degnamente questo lavoro. 
(Pure Underground/Audioglobe) Consueta operazione nostalgia per la Pure Steel, anzi per la sub-etichetta Pure Underground Records: cosa c’è di più cult di una band di Cleveland, Ohio, che ha pubblicato soltanto un demo di 3 tracce nel 1989 e altri due brani su compilation negli anni immediatamente successivi, scomparendo poi nel nulla? Dato che il materiale a disposizione era pochino, questo ‘debut’ dei Sacred Heart
(Il Verso Del Cinghiale Records / Sympress44) L’essenza. Le origini. La purezza. Il sound senza il quale nulla di quello che leggete in queste pagine avrebbe senso, vita, fama. I Thee Jones Bones, quartetto bresciano, dopo 10 anni di onorata carriera, se ne escono con queste undici tracce di assoluta sincerità, di vero rock’n’roll, di profonda passione. Musica intensa, carica di un’energia trascinante, capace di scuotere, eccitare, animare.
(Comatose Records) L’etichetta è americana e la band è norvegese, ma loro non suonano black metal d’esportazione. Assolutamente no. I Kraanium sono l’espressione di un brutal gore death metal allucinante. Aggettivo suggerito ed espresso da una copertina dalle fattezze grossolane, ma alquanto esplicita nella sua brutalità. Allucinante questo death metal per il titolo, per quelli delle canzoni
(Schwardorn Production) Asaru, un nome che mi ricorda qualcosa. Ma cosa? Ecco, è Frank Nordmann, il fondatore, il quale ha militato negli Agathodaimon per diversi anni. Il chitarrista e cantante viveva in Germania e fondò la band, la quale incise due demo e un EP, incise anche un album, ma le difficoltà a trovare una etichetta disposta a pubblicarlo, annientarono la vita stessa degli Asaru.
(Soulseller Records) I Tombstones qui discussi sono norvegesi e suonano qualcosa di veramente dimesso e a metà tra il doom e lo stoner. Un sound vicino agli Sleep e con sonorità dilatate in stile Electric Wizard. Le canzoni dei Tombstone sono cupe, seppellite da ombre, decadenza e una pesantezza che si trascina per quasi tutti i pezzi. Se da una parte rispetta il genere, da un’altra “Year of the Burial” fatica a diramarsi in qualcosa di sostanzioso.
(High Roller Records) Dopo l’inatteso comeback di cinque anni fa, gli Steel Assassin dimostrano di non aver alcuna intenzione di fermarsi: il nuovo disco di inediti, come annunciato da tempo, è un concept sulla Seconda Guerra Mondiale che soddisferà senza riserve tutti gli appassionati del buon vecchio US Metal. “God save London” si apre sul suono delle sirene che annunciano l’arrivo dei bombardieri tedeschi: metallo spigoloso
(SG Records/Andromeda-Twilight) Gli Antagonism sono autori di un death metal suonato con chitarre voraci, le quali sprigionano dei riff aggressivi, possenti, death metal nella sostanza, ma con un sguardo al thrash metal e all’hardcore. La base ritmica Leonardo Ciccarelli, basso, e Giacomo Scattolini, batteria, lavora molto ispessendo il sound, ma è pur vero che la batteria è vittima dell’abominio della cassa, ampiamente triggerata
(Hellthrasher Production) A quanto sembra gli svedesi Malfeitor nacquero nel 1990, ma si sciolsero nel 1995. Benny Moberg (Blood Mortized) decise di rimettere in piedi questo progetto con l’ex collega e cantante Mattias Parkkila (Stignata, Excrucitate, Blood Mortized) e il batterista Janne Rudberg Björkenfjäll (Excruciate, Mastication, Morpheus, Exhumed, Egypt, Birch Mountain).
(Autoprodotto) Gli interessanti Tamed Darts provengono da Siracusa e hanno coraggiosamente deciso di autoprodurre il proprio debut album, il quale presenta una riuscita fusione di generi e atmosfere che li colloca fuori dai soliti schemi ma comunque all’interno dei generi classici. Dopo la intro d’atmosfera, “War to reign” può essere ritenuta battle metal per il suo sviluppo molto quadrato
(Autoproduzione)Oscurità. Morte della natura, morte interiore. Riposo del mondo, riposo delle coscienze. Fino al ritorno della luce, celebrazione di antichità celtiche, dovuto ringraziamento a madre natura che, ancora una volta, offre speranza, luce, prosperità, futuro. Capitolo essenziale nella ciclicità della storia del mondo, e dell’uomo stesso. Tutto è ciclico, anche il tempo. Anche l’esistenza. Si nasce, si cresce, si declina e si muore.
(Napalm Records) La Napalm lancia questa band svedese indicandola come autrice di un apocalyptic post rock metal. In sostanza “Skylight” è costituito da dieci canzoni le quali, messe in riga l’una dietro l’altra, formano una sorta di colonna sonora. Ovviamente il tutto sembra la base di scenari catastrofici, da fine millennio, da incubo o da visioni inconcepibili. Tastiere e orchestrazioni si muovono come un muro che si erge dagli abissi,
(Worm Hole Death Records/Aural Music) Violenza alla Children Of Bodom. Ma senza tastiere. Potenza alla Lamb of God, ma con una voce decisamente più potente e ricca, che quasi ricorda il sound di Gotheborg (In Flames, Dark Tranquillity). Tre quarti d’ora di assalto senza pietà, tredici urla forsennate. Odio, distruzione, agonia, rabbia. Un disco che attinge da diverse influenze, rimescolandole in una idea irresistibile, energetica, potente, devastante. 
(Horror Pain Gore Death Prod.) I Fisthammer giungono da Philadelphia e suonano un impressionante death metal. Impressionante per qualità, potenza, cattiveria, purezza dei suoni e tecnica, per la maturità e consistenza della musica suonata. Sebbene vi sia qualche rimando ad altri, la cosa non produce effetti collaterali, visto che le diversità di questi rimandi portano i pezzi a porsi con identità diverse
(code666) Debutto in nero, maledetto e spaventoso. Musica votata a suoni dilatati, distorti, inquietanti e probabilmente malvagi. Un black metal estremo, caotico, assordante e con l’identità post-black metal e quindi in parte sperimentale. Musica potente ma strana, pubblicata il 26 aprile 2012, data importante per gli ucraini Agruss, perché è quella dell’anniversario dell’incidente di Chernobyl.
(Pure Prog/Audioglobe) La Pure Prog Records, costola della beneamata Pure Steel, inizia al meglio le proprie pubblicazioni nientemeno che con il terzo album degli Adramelch! La band lombarda potrebbe non essere nota ai più giovani fra di voi, ma “Irae Melanox” (1988) si trova ancora oggi fra i dieci migliori debut italiani di tutti i tempi, e “Broken History” (2004) fu un ritorno esplosivo e apprezzatissimo in tutta Europa.
(Street Symphonies Rec./Atomic stuff) Cavo dell’alta tensione strappato violentemente dal suo traliccio. Impazzito si dimena come un serpente dalla testa mozzata negli ultimi spasmi di vita. Scariche elettriche che colpiscono ed inceneriscono. Energia pura scatenata, incontrollata, impazzita. Elettroni che seguono il loro destino frettoloso, cariche elettriche che viaggiano a folle velocità, colpendo ed annientando tutto ciò che incontrano.
(AFM/Audioglobe) Con questa ricca raccolta su doppio cd, Udo Dirkschneider festeggia non soltanto i 25 anni di attività con la sua band solista, ma anche il proprio 60° (!) compleanno. Ben 25 i brani presenti, per un minutaggio totale che supera l’ora e quaranta: per i seguaci del folletto tedesco questa compilation ha effettivamente numerosi motivi d’interesse,
(Worm Hole Death Records) E’ palese che la nostra autodistruzione è ad uno stato molto avanzato. Ci stiamo annientando con le nostre mani, suicidio di massa non cosciente, pilotato da pochi individui assetati di un potere temporale, limitato, ma causa della vicina estinzione. E se fosse possibile controllare questa distruzione ai fini di una rinascita, di un nuovo inizio,
(Autoproduzione) Niente evoluzione. Nessun modernismo. Spirito di ribellione thrash spinto all’estremo, con la conseguenza che questi tre messicani sembrano veramente usciti da un’altra epoca. Un’epoca dove c’erano delle regole ben precise. Regole assolute, necessarie per guadagnarsi la tessera del club delle bands di vero thrash metal.
(AFM/Audioglobe) Immuni alle mode e incuranti della decadenza del metal neoclassico, gli At Vance di Olaf Lenk proseguono imperterriti la loro carriera giungendo oggi, dopo la raccolta celebrativa “Decade”, al nono album in studio. Come suona “Facing your Enemy”? Non diversamente dagli almeno tre-quattro dischi che lo hanno preceduto;
(Atomic Stuff/logic(il)logic) Basterebbero i primi tre brani di questo disco per creare un EP di quelli che spaccano, di quelli totali, energetici, catchy, incredibilmente ben creati. Per nostra fortuna gli italiani Violet Gibson hanno forgiato un album di puro metallo di ben tredici pezzi. Tredici canzoni a base di tritolo, tredici pezzi melodici
(Misantrof ANTIrecords)Glomb. Entità assurda, essere immondo, creatura realmente inesistente, essere fantastico tuttavia reale. Primo EP ufficiale per questa sostanza senza forma e consistenza, firma ufficiale con l’antitesi delle case discografiche. Glomb. Non è una band. “11/3” non è un album. Le due tracce che lo compongono non sono musica.
(Autoproduzione) I Devianz hanno delle chitarre con corde ben tese e che vibrano di energia, le note prodotte sono cascate cristalline dalle quali si irradiano poi arcobaleni dai colori scuri o splendidamente luminosi. Il rock dei Devianz è alterno nella sua indole: passa da momenti ruggenti e articolati, come “Des Racines Dans la Chair”,
(Autoproduzione) Sotto il sole cocente del Nevada prolifica una nuova forma di vita doom metal. I Demon Lung dichiarano la propria genetica già dal logo, con quel verde vispo e le forme indiscutibilmente anni ’70. La musica è discende, concettualmente, dai Black Sabbath, ma possiede anche qualcosa dei figli diretti della band di Birmingham