SONATA ARCTICA, “questo è un disco abbastanza positivo e ottimistico per i nostri standard”
Il nuovo “Stones grow her Name” è l’occasione per fare quattro chiacchiere – rapide ma incisive – con Henrik “Henkka” Klingenberg, tastierista dei Sonata Arctica particolarmente convinto delle potenzialità della band finlandese. Buona lettura! (altro…)
(Rock’n’Growl) Il virtuoso chitarrista Stu Marshall, dopo aver abbandonato i Dungeon qualche anno fa, ha creato un progetto ben più ambizioso che prende il nome di Empires of Eden: una sorta di all star band dove l’artista australiano fa il polistrumentista e cantanti noti e meno noti dell’ambiente metal imbracciano il microfono ciascuno per uno o due pezzi. Il precedente “Reborn in Fire” vantava le partecipazioni di Sean Peck, Zak Stevens e nomi della scena australiana, ma stavolta il cast è molto più ricco;
(Worm Hole Death Records/Aural Music) Personalmente non ho simpatia per metalcore, deathcore e cose simili. Ma sono di ampie vedute. E so cambiare la mia opinione non appena mi viene sottoposta la prova contraria. Prova che arriva con questo “Beneath the Circus” dei Norvegesi Inside I. Una band geniale, sostanzialmente deathcore nelle radici, ma capace di un sound particolare, con iniezioni endovenose di sonorità svedesi (In Flames, At The Gates), melodie vagamente epiche, riff devastanti, voce brutale. 
(Cherry Lips Records) L’origine del rock. La fine di un’era. O meglio, la sua decadenza. Un mondo duro, difficile, dominato da pochi bastardi avidi a scapito di persone vere, quelle persone giù in strada, noi, chi vive davvero. Le persone normali, le persone del Rock’n’Roll. Questo grido di protesta, sangue puro nelle arterie del rock, esce dagli amplificatori, e dalla voce di un Max, sempre in lotta contro ciò che è sbagliato, ciò che è malato, distorto, marcio.
(Suspiria Records) Sono galiziani, di Santiago de Compostela, i Mutant Squad e fino ad ora, nella loro breve carriera, avevano fatto un EP e “Social Misfits” è il secondo che incidono. Suonano thrash metal e a sentire l’iniziale “Black Harvest” ricordano gli Exodus, i Testament e gli Overkill. Anzi, hanno una serie di cose che a, seconda delle condizioni, portano a ricordare una di quelle tre band.
(Atomic Stuff/logic(il)logic) Un essere deforme. Ammasso di cellule i cui geni provengono da svariati genitori, da diverse razze, da una reazione radioattiva che porta alla mutazione, alla creazione di una nuova specie. Una specie dotata di una forza immensa, una energia micidiale, ed una intelligenza elevatissima. Intelligenza che governa la forza, intelligenza che materializza, crea, forgia un suono, un suono diverso, totale, completo.
(Karthago Records) Il primo embrione dei tedeschi Reaper risale al 1984; da allora, con estrema discontinuità, la band ha continuato a farsi notare sul mercato heavy/speed metal più undergound e intransigente. La Karthago ci propone oggi la riedizione del loro rarissimo ep “Fairies Return” del 1986, una scelta di brani dai demo editi nello stesso periodo, e tre pezzi registrati nel ’91 e mai pubblicati.
(Century Media) Mi odierete. Le parole che leggerete di seguito non faranno felici molti. Però credo, anzi, sono certo, di non essere l’unica mente distorta che ha adorato i Paradise Lost in ogni singolo passo della loro lunga carriera (siamo al tredicesimo album). Ho adorato il cupo death dei primi anni. Li ho seguiti nella mutazione, quando la stampa accusava Holmes di cantare come Hetfield.
(badGod Music) Per essere solo in due Gordon Denhart e Mike Kilborn ne combinano di forza e violenza insieme. Gordon e Mike provengono dalla Florida e incarnano perfettamente lo spirito che quella penisola ha infuso in gente come Cannibal Corpse, Morbid Angel, Malevolent Creation e altri che sicuramente si individueranno nelle pieghe delle note.
(To React Records) Con tutta sincerità, questo album non ha nulla di diverso dalle tante uscite che popolano il death metal ogni mese. Tuttavia, sia chiaro, non è suonato male e alla fine stupisce perché i Chronic Hate con questo “Dawn of Fury” esprimono una certa sicurezza e disinvoltura, nonostante la band italiana si misuri con quello che è il proprio debutto. “Seanless Reasoning” apre con potenza e uno schema di spietata ferocia.
(FDA Rekotz) Il primo ascolto di questo album è stato fatto senza leggere bio o informazioni. L’impressione iniziale ricavata è stata che i Blood Mortized fossero dei mastini del death metal old style, ceppo svedese come i Dismember, tanto per capirci, ma qualcosa anche degli Amon Amarth. In effetti, leggendo successivamente la bio, doveva proprio essere quella la realtà, visto che sono di Stoccolma
(Auoproduzione) Nati lo scorso anno, ma in attività sotto altro nome, cioè Overock, la band italiana si è data da fare con tre EP, ma questo esce ora con il titolo di “We Are Waves”, cioè proprio quel nome nuovo che hanno deciso di darsi. Si, We Are Waves come nome risulta meno banale, è semplice e fa effetto e anche graficamente si presta bene. A questi aspetti, secondari almeno rispetto ai contenuti dell’EP, si somma della musica che è rock moderno
(This Is Core Music) Nati da circa due anni e con l’indole di suonare insieme il punk e l’hardcore, il rock, il pop-rock e stili comunque teneri nei suoni e plasmabili da melodie. “Don’t Sweat It” dei Dance! No Thanks si apre con “Always” e il suo incipit malinconico, fatto di pianoforte e tastiera poi i toni diventano più energici e con una copiosa melodia a corredo.
(Selfmadegod Records) Death-grindcore rozzo, sporco, lurido. Come potrebbe non essere così visto il nome di questi individui di Denver. “Southwest Doom Violence” racchiude sedici pezzi e una intro, il tutto suona sulla falsa riga dei Napalm Death, dei Repulsion e del death metal vecchio stile. C’è qualcosa di loro che ricorda anche i Carnage, ma nell’insieme è quel sound appunto vecchio stampo, di conseguenza i rimandi potrebbero essere diversi.
(Nuclear Blast) I vichinghi del death metal sono ritornati e la loro magnificenza non è per nulla intaccata. “Odalheim” è il ritorno a due anni da “As Yggdrasil Trembles” e viene aperto con uno dei pezzi più belli che gli Unleashed abbiano mai realizzato, cioè “Fimbulwinter”. La canzone è un esempio di rocciose melodie epiche dal carattere spaventoso e con forti influenze black metal.
(AFM/Audioglobe) Il secondo album dei The Murder of My Sweet conferma tutte le impressioni dell’esordio “Divanity”, per cui chi amava prima gli svedesi capitanati da Angelica Rylin adesso andrà in estasi, e chi li odiava nutrirà ormai pensieri omicidi nei loro confronti. Ben 13 i brani di questo “Bye Bye Lullaby”, quasi tutti di durata attorno ai 3-4 minuti; la lineup ha subito decisivi rinnovamenti ma la dotata singer è sempre lì al centro della scena.
(Black Tears) Viking death metal made in Italy, potremmo usare questo piccolo slogan per spiegare gli icethrone. Genovesi, formatisi nel 2009 e ormai al secondo album, intitolato appunto “See You in Valhall”. Album epico, con riff che a tratti pescano anche dall’heavy metal classico per innalzare inni di battaglia colossali. “Cursed by the Varg” irrompe, dopo una intro, con una batteria (Herian) muscolare a sostegno delle chitarre (Matheus)
(Autoproduzione) I suoni, in questo lavoro, si levano vibranti e densi e le canzoni pulsano di note legate allo stoner e cotte dal sole desertico. Un album fatto in terra di Sicilia da elementi provenienti da Omega, Undead Creep e Horcus. Musicisti che assemblano note poderose, udibili fin dall’iniziale “Technicolor Widow”, ma anche note contaminate, come dai Soundgarden in “White Smoke” o il dichiarato tributo agli Electric Wizard, in “Electric Mountain”.
(Selfmadegod Records) Immaginate il tipico sound death metal svedese, cioè quelle chitarre distorte con un certo fragore e quelle tipiche e sofferte evoluzioni dei riff (stile Entombed, Carnage, Dismember, Grave), inseriteci delle influenze hardcore, ma di quello estremo, concettualmente sul crust e otterrete il sound di questa piccola band di Uppsala, appunto in Svezia. Piccola perché gli Usurpress fino ad ora hanno realizzato solo EP e split
(Autoproduzione) I Dead Summer Society rappresentano il progetto solista di Mist, chitarrista dei molisani How like a Winter (a proposito, che fine hanno fatto?), che affiancato soltanto da una voce maschile e una femminile ci regala un’ora o poco più di purissimo gothic legato agli stilemi di inizio anni 2000, quando ancora era facile trovare dischi di genere privi di pesanti contaminazioni power.
(High Roller Records) Mervyn ‘Spam’ Spence è un personaggio abbastanza noto dell’entourage rock inglese di fine anni ‘70/inizio anni ’80 (ha militato per esempio in una delle ultime incarnazioni dei Wishbone Ash prima dello split); Big Daisy è una delle band in cui ha militato, dando alle stampe soltanto un picture 7’’ nel 1980. Oggi la High Roller ripubblica su lp 33 giri e cd il singolo di cui sopra, aggiungendovi vari demo registrati in quegli anni
(Candlelight) Si abbassano le luci, l’oscurità guadagna qualche palmo sugli oggetti che vi circondano e in quegli angoli più bui sembra di vedere forme bestiali agitarsi. Nel caso abbiate necessità da svolgere un rito nero oppure una discesa nell’anima, potrebbe essere questo “The Asthenic Ascension” un sottofondo adeguato. Tuttavia i Reverence, si sa, non sono una band di estrazione ambient e non sono, come spesso si sente dire, una black-industrial band
(InsideOut) Un altro progetto. Un altro album. Un’altra storia. Il maestro dei concept album, ancora una volta, offre emozioni, sensazioni, pensieri che si liberano, si scatenano, immaginano, suppongono, sognano, capiscono. Un’ennesima opera, questa volta firmata con il proprio nome, un ennesimo libro di fantascienza trasformato in musica, in opera metal, in maestosa esperienza sonora e percettiva.
(Battlegod Productions) I norvegesi Cyclophonia sono all’esordio assoluto su Battlegod Productions con questo “Impact Is Imminent”, il cui unico difetto è forse quello di essere troppo breve (solo otto brani per meno di 35 minuti totali). La titletrack nonché opener piacerà a tutti gli amanti del metallo classico suonato in modo ‘moderno’: si fanno notare subito le versatili voci dei due cantanti in formazione, una più ruvida e l’altra capace di acuti laceranti.
(Black Tears/Masterpiece Distr.) Gli Horrid sorgono a Milano, ma con altro nome (Rites Of Death) sul finire degli anni 80. La band ha realizzato due album e diverse altre pubblicazioni, per manifestare il loro titanico death metal, fatto di strutture e riff della vecchia scuola, quella svedese e delle prime epoche dei Dismember e altri. E’ doveroso precisare che tuttavia il sound di Max (basso) e Belfagor (chitarra) è puntellato da situazioni proprie
(High Roller Records) I Vladimirs provengono da Los Angeles e il nuovo album “The Late Hours” arriva dopo una pausa di riflessione di cinque anni. L’energia che sprigiona questo lavoro è dunque comprensibile, la voglia di tornare e spaccare tutto è decisamente legittima. I Vladimirs suonano un horror punk ben ritmato, con diversi passaggi inclini al metal (in particolare “Where to Run?”) e al rock duro,
(Autoproduzione) Provengono dalla Francia e pubblicano “The Rise of Meldral-Nok” tre anni dopo “The Downfall of Fire-Enmek”. L’album è un arcano e demoniaco insieme di black e death metal, sempre teso a dipingere scenari importanti, epici, maestosi, sinfonici ed estranianti oppure cupi e decadenti con momneto doom. “The Rise of Meldral-Nok” è un viaggio perché è un concept, il quale è stato finalizzato in due anni di lavoro
(Idle Star Records) Mirk Star e Jimmy Idle sono due amici da tempo, almeno dai primi anni ’90, e hanno fatto musica insieme, poi artisticamente hanno percorso strade diverse. “Hardcore Rock n Roll” rappresenta un legame tra i due e, soprattutto, un ritorno alle canzoni redatte e suonate insieme. Lo hanno pensato nel 2009 e costruito tra Parigi e la Germania, con la supervisione di Mr. Andy Brings
(code666) Gli Eternal Deformity sono una consistente realtà polacca, nati nella prima metà degli anni ’90. Ora la band trova asilo nell’italiana code666 per l’uscita del nuovo album. “The Beauty of Chaos” (non c’è che dire, è un titolo d’effetto) è un lavoro che palesa una evidente maturità, ma soprattutto uno stile ben definito e che abbraccia diverse situazioni musicali, stili, generi e idee.
(Nuclear Blast-Audioglobe) Giudicare e recensire un album dei Sonata Arctica è sempre molto difficile per il sottoscritto, che deve equilibrare l’entusiasmo del fan con l’oggettività dei risultati. Volendo quindi anticipare le conclusioni, possiamo dire che “Stones Grow Her Name” si colloca a metà strada, come sound e come riuscita, fra l’appena sufficiente “Unia” e l’ottimo “The Days of Grays”
(Battlegod/Twilight) Stranissimo progetto questo dei Tomorrow’s Outlook: due musicisti e un manager-songwriter dell’estremo nord della Norvegia che hanno messo su un metal project con tre ‘guest singer fissi’ (cosa significhi non ne ho idea) e altri ospiti dietro alle pelli e al microfono (fra cui l’immancabile Michael Kiske), registrando singolarmente 12 brani e una cover nell’arco di quattro anni per poi darli alle stampe in un unico cd
(Listenable Records) Epiche cavalcate, cavalieri immortali. Memorabili battaglie, guerrieri consegnati all’eternità. Gloria. Potenza. Dignità di una vita consacrata al sangue, nel nome di una bandiera, di un dio, di una patria, di un simbolo. Onore. Fiero e potente. Heavy metal e power metal, nelle loro essenze più pure, più sincere, reali, pesanti. Gli svedesi Katana reinventano un genere spesso troppo imitato, troppo ovvio, troppo scontato
(Autoproduzione) Interessante EP d’esordio di cinque pezzi per i bolognesi Reasons behind, che propongono con intelligenza e vivacità un gothic metal abbastanza ispirato alla scena nord-europea. “The End of our Chapter” inizia su toni decisamente alla Nightwish ma si avvicina anche ai Within Temptation quando il ritmo rallenta: davvero piena e avvolgente la voce della singer Elisa Bonafè, sicuramente la marcia in più di questa giovane formazione.
(AFM/Audioglobe) I francesi Nightmare sono, per chi ancora non li conoscesse, una onesta band francese di power metal a tinte oscure su cui la AFM punta moltissimo – l’ultimo prodotto prima di questo ottavo full “length” è un cd live/dvd che mostra lo show tenuto ai festeggiamenti per il trentennale di attività. Sì, perché i Nightmare sono attivi dal 1979: hanno iniziato suonando AOR, si sono sciolti nel 1985 e sono tornati, completamente trasformati