BOG[~]MOROK – “Industrialypse”
(More Hate Productions) I russi Bog-Morok sono una consolidata realtà dell’Est Europa. All’attivo hanno diverse pubblicazioni e questa nuova lascia da subito capire a chi non li conosce di cosa si occupino. Industrial molto fruibile, personalmente lo definirei anche un pochino commerciale (in alcuni momenti), pur non volendo intendere questo termine in modo discriminatorio o comunque sminuire (altro…)
(My Kingdom Music) Secondo album e di grande maturità per i lombardi Agony Face, autori di un death metal tecnico e progressive. Accelerazioni e rallentamenti, sospensioni e tutto regolato attraverso un costrutto e tecnica di buona fattura. Melodie che spesso si presentano nei pezzi ed elevano la fruibilità delle composizioni. Il songwriting si esprime appunto attraverso una tecnica
(Supreme Chaos Records) I tedeschi Vyre con questo album annunciano immediatamente il secondo. Infatti la seconda parte di “The Initial Frontier” uscirà nei primi periodi del 2014. Questa prima metà è un black metal scorrevole, sinfonico, con lievi intarsi psichedelici o space metal. In realtà di space metal c’è qualche lieve assonanza stilistica, qualche vago sentore in giro nell’album.
(AFM/Audioglobe) Cosa, cosa è andata a resuscitare la AFM! Gli Human Fortress furono lanciati dalla Limb all’inizio degli anni 2000, nel pieno dell’epoca d’oro del power metal, con lo splendido “Lord of Earth and Heavens Heir”. Seguirono l’ottimo “Defenders of the Crown”, pur se inferiore al debut, e il terribile “Eternal Empire”, una specie di ‘powercore’ (se esiste) di atroce bruttezza.
(Revalve Records) I Nerodia si presentano con un EP ben confezionato, sia per estetica che per qualità musicale. La seconda cosa è la più importante e ti fa davvero apprezzare le intenzioni della thrash-black metal band laziale, ancorata appunto ad un lucido thrash di fondo e spesso estremizzato fino al blackened/black metal. Sound spedito e solido, ma direi anche un pochino classico.
(Synthetic Symphony / SPV) Sussurrato, atteso, annunciato e poi ecco il nuovo album dei Die Krupps, che la band industrial/EBM intitola “The Machinists of Joy”, ispirandosi per l’appunto ad un proprio vecchio hit, cioè “Machineries of Joy”. L’impressione è che quando il macchinario Die Krupps si accenda da subito vada in carburazione questa carrellata di pezzi, undici, ma ho anche avuto
(Autoproduzione) Sarà un caso, ma di recente tutte le formazioni a tre si stanno rivelando sempre ottime realtà. Del resto i trio nel rock e nel metal hanno spesso piazzato ottimi illustri (Motörhead, Cream, Jimi Hendrix Experience, Venom e via dicendo). I Buioingola sono chitarra e voce, basso, batteria e samples, provenienti da città come Lucca, Pisa e La Spezia. Il sound è un impasto
(Sun and Moon Records) Una black metal band assolutamente in contro-tendenza. Non sono norvegesi o scandinavi, ma vengono comunque da una terra fredda: il Canada.Tutti i membri hanno fatto studi di tedesco o hanno discendenze tedesche, pertanto tutti i testi sono proprio in quella lingua. Ultimo punto che li rende diversi dagli altri è la voce infernale che si ascolta in queste dodici
(Revalve Records) Fa piacere sentire un sound hard and heavy fatto da italiani. Queste sonorità con riff che ruggiscono sui toni heavy metal o hard rock, anzi al confine tra i due generi, hanno qualcosa di piacevole oltre ad essere parte di una tradizione metal. Il metal oggi spariglia una serie di generi e derivati che ormai non si contano più. Riff dai toni classici, e non da meno le ritmiche,
(Limb/Audioglobe) “Out of the Darkness” è il primo disco che Jack Starr pubblicò appena uscito dai Virgin Steele, un anno prima (era il 1985) che i ‘rivali’ pubblicassero quel capolavoro che risponde al nome di “Noble Savage”. Non starò certo qui a rifare la storia di questo split, che ha visto Starr e DeFeis riappacificarsi soltanto in tempi recenti; né mi sembra il caso di ripercorrere
(Autoproduzione) C’è un genere al quale siete legati particolarmente? Un genere che ascoltando per la prima volta una band che lo suona, seguite riff, ritmi, voci come dei percorsi che già conoscete. Voglio dire che a volte in questo genere di preferenza si avverte il cammino del percorso che i pezzi faranno, intuendolo quasi in anticipo. No, quella intuizione non è ascoltare qualcosa
(Sun and Moon records) Con l’assurda voce di Béla Lugosi i romeni Siculicidium tornano celebrando il loro decimo anno di oscura attività. La musica di questo strano progetto di black metal della Transilvania risulta impossibilmente perfetta, se considerata dentro i parametri della loro deviazione, sostenendo l’esaltazione di un senso di disprezzo, devastazione, condanna.
(Autoproduzione) Non ho mai ascoltato “Man of Contradiction”, il primo lavoro degli Implosion Circle, ma questo EP di poco oltre i venti minuti esprime un thrash metal degno di nota. Solidità, dinamismo e una buona dose di melodie, il tutto scolpito con atteggiamento moderno. La band di Lucerna, Svizzera, fa buona mostra di se attraverso una capacità compositiva
(Steamhammer / SPV) Autori di un sound che mischia blackened, brutal e deathcore, gli americani Impending Doom ritornano con una nuova release, dopo un solo anno dal precedente “Baptized in Filth”. “Death Will Reign” è una totale mazzata, un atto pesantissimo e dai toni oscuri. C’è un’atmosfera furiosa che si fonde con un clima inquietante in questi pezzi.
(Blacksmith Records) “Dead Atmosphere” apre tenebrosamente questo EP dei tre deathers tedeschi Miseo. Sonorità molto robuste, possenti le distorsioni, fatte di vera roccia. Il cantato è un growl torbido (di Ferli Thielmann, anche chitarrista), ritmiche poderose e molto dinamiche (sono di Timo Claas, accompagnato dal basso di Andre Rink). I Miseo si rifanno alla scuola
MetalHead ha salutato “The White Goddess”, il nuovo disco degli ATLANTEAN KODEX, come una delle migliori uscite di quest’anno… con il chitarrista Manuel Trummer discutiamo di antica mitologia e dei testi della band. Buona lettura
(Alive) Lo so, sono l’ultima persona al mondo che dovrebbe recensire un album di apocalyptic black metal. Ma lasciatemi spiegare! Era probabilmente il 2006 quando, durante un periodo di lavoro in Germania, capitai a un piccolo festival chiamato Winterbreath. L’evento era organizzato ‘alla tedesca’, quindi con band di ogni tipo e genere: prima di godermi un po’ di power
(SPV/Audioglobe) Sono un po’ stanco del… mio stesso imbarazzo quando devo recensire un disco di symphonic power metal, cioè del mio genere preferito. La campagna (giustamente) lanciata anni fa contro le uscite di questo settore, fatta nel momento in cui dischi simil-Rhapsody di nessun valore invadevano il mercato, ha fatto il suo tempo. Ora il power tastierato è tornato ad essere
(Scarlet/Audioglobe) Ed eccolo di nuovo qui, Edu Falaschi: dopo aver definitivamente abbandonato gli Angra, si è dedicato più che mai al ‘suo’ progetto, gli Almah, e ci regola oggi un ottimo quarto disco ‘solista’. Rispetto alle pur apprezzabili derive di “Motion” (recensito
(This Is Core Music) Sono un misero scribacchino di album musicali e ritengo che un lavoro come questo degli Audrey possa mettere alla prova i gusti di chi scrive e magari anche di chi legge. “Lost in Promises” è un album che mischia punk/hardcore, rock ‘n roll, nu-metal e tendenze popcore. Ora si da il caso che tolti i primi tre generi il resto non è che mi interessi più del dovuto,
(Argonauta Records) Markus Grönfors, finlandese, è l’unico musicista dietro a questo progetto di post metal/ambient interamente strumentale: “Ocean Heart” è un disco autunnale, freddo e distaccato, che convince proprio per la sua algidità. La titletrack è minimalista: solo una chitarra laconica densa di riverbero e qualche secco suono di piatti e tamburi.
(The Compound / Earsplit Distro) Dalla grigia Milwaukee giunge un hardcore/thrash rabbioso e vissuto. Ovvero un crust puro. Sono gli Enabler, già autori di un paio di album, EP e una vagonata di 7” e pubblicazioni minori, alcune anche in cassetta. Questo nuovo EP presenta un sound graffiante, veloce, fatto di riff che spesso si stampano nella testa d’impatto. Vedi l’opener “Switch”, seducente
(Mulligore Production) Dopo un EP realizzato lo scorso anno i bulgari Concrete debuttano con un full length. “Dawn of Revival” rappresenta il tipico death metal torbido, robusto nei suoni e maledettamente essenziale. Blast beat sparati e un growl che è una tempesta, mentre le chitarre si producono in evoluzioni serrate e cupe con risvolti simili al grindcore o al brutal death metal, situazioni 

(Southern Lord Release) Pensa te, la Southern Lord che ripubblica il primo ed epocale album dei Poison Idea. Una delle principali incarnazioni del punk che è divenuto poi hardcore, grazie a Big (in tutti i sensi) Jerry A. e il compianto Tom “Pig Champion” Roberts. All’epoca, 1986, l’album venne messo sul mercato dalla Pusmort Records e ricordo ancora un mio carissimo amico
(Pitch Black Records) Dopo un discreto debutto presso la Underground Symphony, i francesi Stonecast si riaffacciano sul mercato: sono passati ben 4 anni da “Inherited Hell”, e dopo aver perso il batterista per strada, i nostri hanno ingaggiato come sessionman nientemeno che Rhino! Dieci brani, compresi due brevi momenti acustici, per questo “Heroikos”.
(Shadow Kingdom Records) Anche i migliori capita di sbagliarsi: in questo caso, i ‘migliori’ sono la Shadow Kingdom Records, etichetta cult che ci ha donato dischi imperdibili (sia fra le ristampe che fra gli inediti), ma che oggi ci propone gli scialbi doomsters canadesi Funeral Circle, al debutto dopo la solita trafila di demo, ep e split. Non che i nostri demeritino in modo particolare, ma il loro
(UDR) Sono passati soltanto pochi mesi da “Sacrifice” (recensito
(Oblivion / SPV GmbH) Artisti, musicisti, tutti professionalmente impegnati che decidono di dare vita ad un nuovo progetto. E’ questa la sintesi dei Darkhaus, band con origini in ben quattro nazioni (Scozia, Stati Uniti, Germania, Austria). Band moderna e contemporaneamente fuori epoca. E, lasciatemelo dire, questo “My Only Shelter” li avrebbe resi maledettamente
(Napalm Records) Nuovo album e nuove meraviglie per Liv Kristine e il suo consorte, nonché cantante degli Atrocity, Alex Krull. Anche questa volta Liv e tutti coloro che le ruotano intorno offrono al pubblico metal un album di una certa bellezza e di grande taglio melodico, ovviamente dominato dalla matrice sinfonica, vera ossatura di questo “Symphonies of the Night”.
Ecco gli ArtemisiA, ovvero Anna Ballarin (voce), Vito Flebus (chitarra), Ivano Bello (basso) e Gabriele “Gus” Gustin (batteria), autori del loro nuovo album “Stati Alterati di Coscienza”. E’ un lavoro che ha una matrice testuale profonda ed affascinante e la band ci aiuta ad apprezzare maggiormente il lavoro svolto. La musica degli ArtemisiA è un metal forte, coeso e musicalmente accattivante.
(Limb/Audioglobe) I Masters of Disguise sono una nuova formazione tedesca composta da ‘vecchie volpi’ dell’underground, con alle spalle anni di esperienza (fra di loro ci sono l’attuale batterista dei Manilla Road, Andreas Neuderth, e il vocalist dei Roxxcalibur,
(Steamhammer/SPV) Strano rock, strano mix di rock. Hard rock che incontra gli AC/DC. Rock alternativo, che incontra sonorità più dirette e semplici, Offspring che si avvinano ad un qualcosa di più intenso e profondo. Un album strano: non risulta rivoluzionario e tantomeno portavoce di una filosofia conosciuta. Ma l’infinito groove e la registrazione perfetta