CORAM LETHE – “Heterodox”

(Buil2kill Records) Ho avuto il piacere di seguire gli ultimi due lavori dei Coram Lethe, cioè “A Splendid Chaos” del 2009 e in un secondo momento “The Gates of Oblivion” del 2004 ed ora con il nuovo “Heterodox”, posso confermare che i toscani nel tempo hanno realizzato una crescita stilistica considerevole. (altro…)
(Abyss Records) Micidiali, potenti, spietati, insomma death metal. Perché i Fetus Stench sono questo: la classica band death metal e cosa mai potrebbero essere con quel nome? Il loro sound non fugge in ibridi, nuove tendenze, annacquamenti, ma è la totale prosecuzione della scuola death metal. Blast beat che variano nella velocità, improvvisi mid-tempo che ospitano assoli truci.
(Autoproduzione) Atto di indicibile crudeltà e suoni devastanti. Kaos strisciante, amorfa violenza e gelida angoscia. Sensazioni orribili che il rituale imbastito da Hel (voce femminile in scream) e Black Charm (tutti gli strumenti, drum machine compresa) comunica. Loro, due bestie espulse dai recessi dell’inferno, non fanno musica estrema, creano scenari empi e immondi. “Ritual” non è solo black metal
(Pulverised Records) Diciamolo da subito: Paul Speckman ha realizzato un buon successore di “The Human Machine” e facendolo nel solco della tradizione. Siamo in quel punto dove convergono death metal, thrash metal e hardcore e li Speckman, con i suoi due compagni Zdenek Pradlowsky,batteria, e Alex Nejezchleba, chitarra, ha piantato la propria bandiera, la quale sventola dal 1983
(Pulverised Records) In Messico c’è un sottile ma profondo legame con il death metal. Sarà la vicinanza con le terre statunitensi o una profonda ammirazione per i sound europei, ma capita sempre più spesso sentire produzioni di death metal, old style, provenienti da quella nazione. I Zombiefication sono una collaborazione tra Mr. Jacko (Majestic Downfall e Dies Irae, band note a chi segue questo sito) e Mr. Hitchcock (Inhearted): i due hanno già realizzato un album nel 2010, a titolo “Midnight Stench”, ora hanno messo insieme altro materiale per questo EP di soli 5 pezzi.
(Metal Scrap Records) Energia, violenza e melodia. E’ questa la proposta dei D.HATE (abbreviazione di “District Hate”), quartetto Ukraino che propone un death metal ricchissimo di Groove e caratterizzato da molte idee orientate alla melodia. Questo debut album (che risale al 2011), arrivato dopo un non facile percorso di costituzione della band da parte del chitarrista Polyak Andrew è assolutamente piacevole.
(Crucial Blast) Funerary Call è la porta dell’abisso. Il progetto black ambient/experimental black metal di Harlow MacFarlane (di Vancouver) ritorna a dare voce agli incubi e i terrori dell’umanità, attraverso tre pezzi che, sommati insieme, arrivano a quasi 40’. Minuti fatti di dissonanze e distorsioni delle chitarre, ma anche di elettronica tenebrosa , violini e flauti.
(Sepulchral Productions) L’etichetta canadese, del Quebec, Sepulchral mette sotto la sua ala protettrice l’album di questa band che, per la prima volta nella storia dell’etichetta, non è canadese bensì svizzera. I Borgne sono attivi da almeno tredici anni e sono al quinto album. Borgne è un progetto di Bornyhake, anche con Enoid ed ex-Krigar, il quale suona tutti gli strumenti possibili
(Autoproduzione) Totale devastazione. E’ l’unica cosa che rimane dopo l’ascolto di questi San Marinesi. Cinque pesantissime canzoni spacca ossa. Il loro sound è un massacro totale che infierisce con sonorità nu-metal mescolate a punk e death. Il cantante è un malato terminale affetto da schizofrenia acuta: combina un growling profondo, un cantato pulito ai limiti dell’equilibrio, e un gridare isterico
(Metalhit) I texani Hordes Of The Morning Star ripropongono, attraverso un nuovo processo di registrazione e una nuova line-up, “Consummatum Est”, il quale ebbe i natali nel 2010 e pubblicandolo attraverso metalhit.com. “Consummatum Est” è puro blackened death metal e di conseguenza le canzoni hanno una tensione emotiva e sonora tirata ai limiti.
(Total Metal Records) Pregevole iniziativa della russa Total Metal (figlia della Metal Scrap) la quale ristampa il quarto album dei polacchi Christ Agony, con art work rinnovato e booklet di 16 pagine. I Christ Agony allora erano Cezar (confluito poi anche in band come Whispers, Moon, Vader) voce e chitarra e Gilian (batteria e percussioni) e Mauser (basso, ex Dies Irae e Vader), anche se l’album venne composto
(Cruz del Sur/Audioglobe) I fanatici della scena doom conoscono già “The Time Lord”: si tratta del lungo ep che presenta i brani più ‘antichi’ della formazione inglese, registrati fra il 1978 e il 1979 e presentati in passato in edizioni limitatissime su cassetta e vinile. Oggi la sempre meritoria Cruz del Sur ristampa questo oggetto di culto su cd, e spero che l’audacia venga premiata:
(Spectrastral Records) Progetto quasi in solitaria del musicista bulgaro Angel Angelov, che si avvale di session men per alcuni strumenti e per la voce, i Colobar si affacciano sul mercato europeo con il loro progressive metal raffinato e dreamtheateriano. Dell’opener “A Change of Ages” convince soprattutto la chitarra shred, che da vita a un giro subito memorizzabile.
(Suspiria Records) Suru è finlandese e vuol dire dolore, ma i Suru sono di Guadalajara, nei pressi della città di Toledo in Spagna e quindi nessun legame con il nord Europa, se non fosse per il melodic death metal ben combianto con il gothic. La band stessa definisce la propria musica “brutal goth” e qualcosa di ruvido, anziché brutale, si ritrova nel sound dei cinque musicisti di Guadalajara.
(Klonosphere/Season of Mist) Figli della Bretagna (Britanny), terra arcaica e affascinante, ma anche figli del melodic death metal svedese I francesi Pictured. Nuovo album fatto di melodia ma anche di spiccata aggressività, formulata attraverso un thrash metal di fondo (su tutti ascoltare l’attacco iniziale di “metal”) che si infonde in ogni singola canzone.
(Pulverised Records) Strano. E’ tutto molto strano. Questa band svedese, creatrice di un death metal alternativo, progressivo, avant-garde è da ritenere una cult band. Di fatto ha pubblicato un solo album. Il resto sono EP, compilations, demos. La sua attività non è chiara, tanto che non la consideravo più una band, piuttosto un marchio che di tanto in tanto pubblica qualcosa di vecchio con una nuova confezione. E’ infatti dal 2006 che circolano voci relative alla scrittura di nuovo materiale, ma questo non è ancora, purtroppo successo.
(Limb-Soulfood) Evviva la Limb Productions, evviva gli australiani Black Majesty, che dimostrano come il power metal – lo so che l’ho detto mille volte, ma c’è chi ha detto mille volte il contrario! – sia vivo e vegeto. Il quinto album degli australiani – prodotto e missato ancora una volta da Roland Grapow – si presenta se possibile ancora più melodico del precedente “In your Honour”.
(Seven Eleven Music) Bravo Vinnie, ne hai fatto un altro tu e gli altri Hellyeah. Ora la smettete? Perché perseguire ancora questo progetto che fa il verso ai Pantera? Perché continuare a ricoprire la batteria di quelle patina glaciale che si estende anche alle stesse distorsioni delle chitarre? Perché? Perché nella sostanza “Band of Brothers” non suona meglio dei precedenti lavori, lo spettro dei Pantera, del southern metal e del tanto groove metal
(Pure Rock-Audioglobe) Tre album in ventisei anni: i tedeschi Roachclip non sfornano certo un’uscita dopo l’altra, ma puntano sulla qualità che sostiene prodotti come questo “Nightfalls”, un’ora quasi esatta di hard rock legato ai vecchi, intramontabili schemi. Quasi tutti i 13 brani in scaletta lasciano una traccia duratura nell’ascoltatore, e questo avviene già dopo un paio di ascolti.
(Necrotorture) Uno zombie, morto e poi nuovamente morto, la cui mano scappa, indipendente, e si intrufola nell’intimità di una ragazza con tutte le curve giuste al posto giusto. E’ questo quanto rappresentato dalla copertina, in stile fumetto (disegnata da Oscar Celestini, grafico impegnato in molteplici progetti, già autore di illustrazioni per Spiderman, Tartarughe Ninja e Gormiti), di questo “Masturbating Zombie”, secondo album degli Abruzzesi Grim.
(AFM Records) Reputo i Merrimack tra le band più capaci e tecnicamente preparate della scena black metal francese. Ora approdano addirittura alla AFM Records per dare vita a questo nuovo album, suonato con quella subdola cattiveria che dovremmo sentire in qualsiasi band votata a quel genere.
(Iron on Iron Records) Nonostante una attività iniziata 12 anni fa e una lunga sfilza di demo, questo è soltanto il secondo full-“length” dei greci Dark Nightmare, formazione che anche a un ascolto distratto mostra una purissima anima ellenica con tutti i pregi e i difetti del caso. “Beneath the Veils of Winter” è uno di quei dischi di heavy/power/epic ormai rarissimi sul mercato
(Pagan Records ) Brutali e offensivi. Inneggianti alla morte. Adoratori dell’immondo. Sono polacchi, amano intitolare le loro eresie in spagnolo. Dividono la loro storia, che risale al 1997 in cinque fasi principali: l’era della profanazione, l’era di satana, l’era della blasfemia, l’era della ribellione e l’attuale era degli assassini.
(Raw Lines) Prime note con una chitarra che destreggia un riff secco e possente, semplice ma di sicuro impatto. Rock, fatto di modernità, ma anche con recuperi da un passato non troppo recente. Rock di matrice USA, ma fatto in Italia. Rock scritto da Luca Di Vincenzo, cantante (con timbro vocale alla Chad Kroeger dei Nickelback), ma anche batterista.
(Massacre) Questo nuovo album i The Forsaken se lo sono autoprodotto, affidando poi la masterizzazione a Jens Bogren (Paradise Lost, Kreator e altri). Riprendere dopo nove anni poteva essere dura, ma gli svedesi hanno scelto di fare leva sulle proprie forze e l’esperienza. Il death metal suonato si presenta, come sempre, dinamico, agile e con una buona dose di melodie
(Kloniosphere/Season Of Mist) Gira e rigira I Trepalium sono arrivati a dare una svolta al proprio sound, attraverso un denso uso del groove e contemporaneamente levigando il techno thrash-death metal, del quale i francesi sono autori da anni. “H.N.P.” ha pulizia del suono, le chitarre sono tagliate ad arte e la batteria procede facendo il proprio dovere.
(Necrotorture) The King’s Band è il progetto di quel pazzo da manicomio che si fa chiamare Karlage King. Recentemente ho recensito il suo demo, sapendo che questo EP era in produzione, ed era doveroso poter giudicare questo artista nel modo giusto, ascoltando un lavoro completo. La sua voglia di devastazione e depravazione si intensifica ogni giorno, il suo gusto per la provocazione è andato a fondo scala
(SubSound Records) Si po’ prendere sul serio un album che ha come titoli “La Canzone del Sale” (cover-parodia di Lucio Battisti), “Lapo Elgrind”, “Dawson Crick”, “Il Marchese del Grillo”, “Pig Floyd” e così via? Certo che si può, anzi si deve. I Buffalo Grillz fanno sul serio, lo hanno fatto anche col precedente “Grind Canyon”, altro titolo esemplare, espandendo la propria visione delle cose attraverso il grindcore.
(Code666/Audioglobe) Non sono un fanatico dell’avantgarde metal (o di come vogliate chiamarlo); spesso dischi che ad altri sembrano dei capolavori a me appaiono soltanto pretenziosi e confusi. Tuttavia di fronte al debut dei Ne Obliviscaris (espressione latina che potremmo tradurre con ‘per non dimenticare’) bisogna certamente levarsi il cappello e applaudire calorosamente.
(Autoproduzione) Lo diresti che la Calabria può essere una terra di malinconia e oscurità? Ho avuto il piacere di trovarmi, pochi anni fa e per poco tempo, nei luoghi dei Forgotten Hope e la loro musica me li ha riportati alla mente. Le evocazioni iniziano da “Devoid of Wisdom”, intro-brano di oltre 3’ giocati su un pianoforte malinconico e scintillante.
(Massacre Records) “The Human Apheresis” è un album black metal di stampo modern. Quindi non un lavoro feroce e dissoluto e non un lavoro malvagio e cattivo per via di scenari furiosi. La durata dei pezzi oscilla tra i 3’ e i 4’ e i The Iniquity Descent sembrano votarsi ad un black ‘n roll/death metal giocato su distorsioni a tratti diverse tra loro. Una roba in stile Satyricon. Lascia perplessi il fatto che la Massacre li promuova come una band di avantgarde black metal, qui di sperimentazione o avanguardie non se ne sentono per nulla!
(Autoproduzione) Ad essere sincero dopo tre canzoni dei toscani Versions ho provato un senso di monotonia. Non tanto per loro, ma a causa di quel solito metalcore moderno e melodico che imperversa ormai da tempo. Si, pensavo, le solite tirate tipiche del genere e cioè chitarroni pesanti, groove, i break down, le fasi melodiche e in totale contrasto con i riff muscolari che li hanno precedute. Gli album da recensire però non si ascoltano mai una sola volta e mai con distrazione e per scrivere una recensione diventa necessario il tempo.
(Autoproduzione) Bulgari, si ripresentano all’attenzione con questo EP contenente 4 brani semplici , diretti e senza troppe pretese. Il sound riprende gli stilemi dell’alternative rock contaminato da tendenze grunge , il risultato e’ a tratti un po’ sorpassato, la scelta di riportare alla luce suoni ed inquietudini di un movimento storico e così ben definito e’ molto azzardata
(AFM Records) Questo album ha un’epica pagana avvincente e viene esposta con un black metal dai contorni ben marcati. “Von Leere und Tod” è il secondo lavoro dei tedeschi Thormesis e si rivela un’opera di buona fattura, per via di melodie ben sviluppate e sempre presenti nei pezzi e con un folk onnipresente, ma tenuto sempre ben a bada dalla violenza del black metal
(Ipecac Recordings) “Laborintus II” è un’opera di Luciano Berio, grandissimo compositore italiano, tra i grandi della musica. Berio compose la partitura nel 1965 per i 700 anni della nascita di Dante Alighieri, con annessa parte testuale ispirata su un poema di Edoardo Sanguineti. Nel 1972 il compositore eseguì in Olanda “Laborintus II”, in occasione dell’Holland Festival.