Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
NILE – “At The Gate of Sethu”
(Nuclear Blast) Angosciante, oppressivo, veloce, devastante, brutalmente tecnico. Settimo viaggio tra i misteri violenti dell’antico Egitto. Settimo sigillo per una band che dissotterra antichi culti, antiche divinità, e tutta la malvagità ad essi collegata. Ira, schiavitù, morte, condanne ad inferi dimenticati. Settima opera che trasmette l’odore mortale di antichi riti, antiche dominazioni, remote culture. (altro…)
(Autoproduzione) I Flyzone hanno il rock nel sangue e lo suonano proponendolo con diverse caratteristiche: componente melodica, distorsioni graffianti, variazioni di stile, immediatezza, base ritmica puntuale. Lo si capisce già dall’opener “Katrina”, la quale propone riff quasi grunge, anche se il ritornello è più tipicamente pop-rock. Anche “Wake Up” è un rock tenue
(Abyss Records) Nell’inflazionato mercato discografico spuntano spesso EP o i quali hanno il loro motivo di esistere. Per gli Humangled era forse giunto il momento di battere un colpo e dare notizzie di se, visti i due anni trascorsi dall’album “Fractal”. Attraverso la Abyss Records la band toscana propone quattro pezzi, per un totale di quasi quindici minuti di death metal robusto ma percorso da riff ben delineati a in grado di pronunciare melodie.
(Nuclear Blast-Audioglobe) Dopo il floscio “Uckon Wacka”, difficilmente avrei creduto che i Korpiklaani potessero ancora produrre qualcosa di degno: beh, mi sbagliavo. “Manala”, ottavo album in dieci anni (!), riscatta finalmente le ultime prove fotocopia con interessanti innovazioni e un songwriting più dinamico: il disco è naturalmente cantato (quasi) tutto in finlandese ma la limited edition presenta anche le corrispondenti versioni inglesi.
(Longfellow Deeds) Riff e batteria in crescendo, un’esplosione di forza attraverso uno stoner rude e melodico: è l’apertura di “Burn Your Nation”, prima canzone di “Supermothafuzzalicious!!”, nuovo album dei Black Rainbows. I capitolini propongono un lavoro strutturato principalmente sullo stoner, con concessioni al doom ovviamente di sabbathiana memoria e la rielaborazione di riff dall’aspetto rock ed heavy-psych.
(Sepulchral Records) Per chi non ne fosse a conoscenza, esiste il movimento “Métal Noir Québécois” ovvero un manipolo di band canadesi spesso dedite al cantato in francese e che suonano black metal oppure ambient black metal. I precursori di quel movimento sono i Brume D’Automne con il loro debut album del 2005 “Fiers et Victorieux”, il quale diede la scintilla vitale al movimento.
(Napalm/Audioglobe) Cosa è successo agli Ereb Altor, la band che parecchi indicavano come unica e più degna erede di Bathory? Perché “Gastrike” sembra non avere molti punti di contatto con il resto della loro discografia! Vediamo in dettaglio. Solo sette, tutti attorno ai sei minuti, i brani in scaletta. L’iniziale “The Gathering of Witches” ci mostra che gli svedesi hanno preso una netta svolta black
(Ataman Productions) Loro sono il male. L’esaltazione del male. La risposta alle menti libere che pensano. Sono il seme delle tribù, la perdizione oscura, i guerrieri, gli sciamani e i re. Sono i vendicatori. Vengono dalla polonia, sono la seconda deviata personalità degli Stillborn. Sono estremamente oscuri, perversi, dannati. Suonano un black viscerale, devastante, senza compromessi.
(Cumpa Records) Contrariamente al nome francese questi FinDuMonde sono argentini e suonano un death metal che trasuda groove in continuazione, attraverso riff death metal che fraternizzano appunto con il groove metal e dunque il thrash e qualche buona dose di hardcore. Un sound non proprio netto, ma potente, robusto ed accentuato in questa sua caratteristica dal cantato torvo e growl di Cristian Rodriguez.
(Kaotoxin Records) Daniel Neagoe è il cantante della brutal death metal band Unfathomble Ruination e membro della band depressive black metal Colossus e dell’altra dark ambient, cioè i The Departure; è stato anche a lavoro come compositore di colonne sonore per una compagnia cinematografica rumena. A Londra si mette in gioco attraverso i suddetti progetti musicali.
(Nuclear Blast) Questi ultimi anni di carriera dei Testament hanno accresciuto di molto la mia stima verso di loro. Il livello qualitativo e la freschezza del sound offerto in queste ultime prove – da “The Gathering” in poi- è stato incredibile, nonostante i trent’anni circa di attività. Altre band hanno stravolto il proprio sound, hanno subito scossoni di stile, ma niente da fare per i Testament.
(Napalm/Audioglobe) Se “Jordpuls” era dedicato alla terra, mi sembra abbastanza evidente dalla copertina che “Orkan” (‘Uragano’) si occupi dell’acqua: Vintersorg prosegue il proprio percorso prog/black/viking metal (e chi più ne ha più ne metta) con un altro disco a suo modo intellettuale e di non facile assimilazione, che sballotta l’ascoltatore in un susseguirsi di atmosfere e toni a tratti dissonanti ma sempre tenuti insieme da un estro compositivo non comune.
(Magic Cirle/Audioglobe) Trovo che gli Holy Hell, la band di Rhino – ex batterista dei Manowar – siano incredibilmente sopravvalutati: un ep nel 2007 abbastanza propositivo, un album completo decisamente sottotono nel 2009, e adesso un altro ep per nulla eccezionale in attesa del secondo full-“length” in autunno.
(Listenable/Audioglobe) “Kindred Spirits” è sicuramente un buon lavoro, ma devo ammettere che mi aspettavo qualcosa di più dai Waylander, soprattutto dopo ben quattro anni di attesa. Ho invece l’impressione che i nordirlandesi, forse presi da una intensa attività live, si siano limitati a ripercorrere le proprie orme senza particolare inventiva.
(Street Symphonies Records) Opener, “Bad Behaviour”: alcuni accordi elettrizzanti, parte il riff, potente e trascinante, entra un assolo trascinante, e la voce, disinteressata, stracciata, canzonatoria che grida cose nel microfono. Cose sporche, cose offensive, al limite delle decenza, immorali. Ritmo irresistibile, anch’esso sporco. Riff aggressivi, diretti come un colpo di fucile. Distorsione grezza, abuso di wah wah. Pennate di chitarra decise, sprezzanti. Sessione ritmica piena, pervasa di una elettricità esplosiva. Sono in quattro, sono italiani, fanno un gran casino
(Autoproduzione) Chi mi segue lo sa. Non amo il rock italiano. Non è il mio forte. Fatico a trovarci una musicalità che non sia uno sforzo di far suonare cattivo un qualsiasi brano da festival di san remo. Eppure a volte succede. Ci sono le eccezioni. E questa volta si chiamano Sinezamia. Un rock cupo, ma caldo, con un’occhio al dark, “un altro” allo stile dei Litfiba.
(Grindscene Records) Una vita breve quella degli inglesi Flayed Disciple, ma dal 2008 ad oggi hanno realizzato due mini album e finalmente il debutto. “Death Hammer” ha quel tipico sound death metal più incline alla matrice europea, ma non per questo esente da influenze tipo Six Feet Under. Death metal robusto ma con massicce dosi di thrash metal e hardcore infilate in ogni angolo. 
(Abyss Records) Micidiali, potenti, spietati, insomma death metal. Perché i Fetus Stench sono questo: la classica band death metal e cosa mai potrebbero essere con quel nome? Il loro sound non fugge in ibridi, nuove tendenze, annacquamenti, ma è la totale prosecuzione della scuola death metal. Blast beat che variano nella velocità, improvvisi mid-tempo che ospitano assoli truci.
(Autoproduzione) Atto di indicibile crudeltà e suoni devastanti. Kaos strisciante, amorfa violenza e gelida angoscia. Sensazioni orribili che il rituale imbastito da Hel (voce femminile in scream) e Black Charm (tutti gli strumenti, drum machine compresa) comunica. Loro, due bestie espulse dai recessi dell’inferno, non fanno musica estrema, creano scenari empi e immondi. “Ritual” non è solo black metal
(Pulverised Records) Diciamolo da subito: Paul Speckman ha realizzato un buon successore di “The Human Machine” e facendolo nel solco della tradizione. Siamo in quel punto dove convergono death metal, thrash metal e hardcore e li Speckman, con i suoi due compagni Zdenek Pradlowsky,batteria, e Alex Nejezchleba, chitarra, ha piantato la propria bandiera, la quale sventola dal 1983
(Pulverised Records) In Messico c’è un sottile ma profondo legame con il death metal. Sarà la vicinanza con le terre statunitensi o una profonda ammirazione per i sound europei, ma capita sempre più spesso sentire produzioni di death metal, old style, provenienti da quella nazione. I Zombiefication sono una collaborazione tra Mr. Jacko (Majestic Downfall e Dies Irae, band note a chi segue questo sito) e Mr. Hitchcock (Inhearted): i due hanno già realizzato un album nel 2010, a titolo “Midnight Stench”, ora hanno messo insieme altro materiale per questo EP di soli 5 pezzi.
(Metal Scrap Records) Energia, violenza e melodia. E’ questa la proposta dei D.HATE (abbreviazione di “District Hate”), quartetto Ukraino che propone un death metal ricchissimo di Groove e caratterizzato da molte idee orientate alla melodia. Questo debut album (che risale al 2011), arrivato dopo un non facile percorso di costituzione della band da parte del chitarrista Polyak Andrew è assolutamente piacevole.
(Crucial Blast) Funerary Call è la porta dell’abisso. Il progetto black ambient/experimental black metal di Harlow MacFarlane (di Vancouver) ritorna a dare voce agli incubi e i terrori dell’umanità, attraverso tre pezzi che, sommati insieme, arrivano a quasi 40’. Minuti fatti di dissonanze e distorsioni delle chitarre, ma anche di elettronica tenebrosa , violini e flauti.
(Sepulchral Productions) L’etichetta canadese, del Quebec, Sepulchral mette sotto la sua ala protettrice l’album di questa band che, per la prima volta nella storia dell’etichetta, non è canadese bensì svizzera. I Borgne sono attivi da almeno tredici anni e sono al quinto album. Borgne è un progetto di Bornyhake, anche con Enoid ed ex-Krigar, il quale suona tutti gli strumenti possibili
(Autoproduzione) Totale devastazione. E’ l’unica cosa che rimane dopo l’ascolto di questi San Marinesi. Cinque pesantissime canzoni spacca ossa. Il loro sound è un massacro totale che infierisce con sonorità nu-metal mescolate a punk e death. Il cantante è un malato terminale affetto da schizofrenia acuta: combina un growling profondo, un cantato pulito ai limiti dell’equilibrio, e un gridare isterico
(Metalhit) I texani Hordes Of The Morning Star ripropongono, attraverso un nuovo processo di registrazione e una nuova line-up, “Consummatum Est”, il quale ebbe i natali nel 2010 e pubblicandolo attraverso metalhit.com. “Consummatum Est” è puro blackened death metal e di conseguenza le canzoni hanno una tensione emotiva e sonora tirata ai limiti.
(Total Metal Records) Pregevole iniziativa della russa Total Metal (figlia della Metal Scrap) la quale ristampa il quarto album dei polacchi Christ Agony, con art work rinnovato e booklet di 16 pagine. I Christ Agony allora erano Cezar (confluito poi anche in band come Whispers, Moon, Vader) voce e chitarra e Gilian (batteria e percussioni) e Mauser (basso, ex Dies Irae e Vader), anche se l’album venne composto
(Cruz del Sur/Audioglobe) I fanatici della scena doom conoscono già “The Time Lord”: si tratta del lungo ep che presenta i brani più ‘antichi’ della formazione inglese, registrati fra il 1978 e il 1979 e presentati in passato in edizioni limitatissime su cassetta e vinile. Oggi la sempre meritoria Cruz del Sur ristampa questo oggetto di culto su cd, e spero che l’audacia venga premiata:
(Spectrastral Records) Progetto quasi in solitaria del musicista bulgaro Angel Angelov, che si avvale di session men per alcuni strumenti e per la voce, i Colobar si affacciano sul mercato europeo con il loro progressive metal raffinato e dreamtheateriano. Dell’opener “A Change of Ages” convince soprattutto la chitarra shred, che da vita a un giro subito memorizzabile.
(Suspiria Records) Suru è finlandese e vuol dire dolore, ma i Suru sono di Guadalajara, nei pressi della città di Toledo in Spagna e quindi nessun legame con il nord Europa, se non fosse per il melodic death metal ben combianto con il gothic. La band stessa definisce la propria musica “brutal goth” e qualcosa di ruvido, anziché brutale, si ritrova nel sound dei cinque musicisti di Guadalajara.
(Klonosphere/Season of Mist) Figli della Bretagna (Britanny), terra arcaica e affascinante, ma anche figli del melodic death metal svedese I francesi Pictured. Nuovo album fatto di melodia ma anche di spiccata aggressività, formulata attraverso un thrash metal di fondo (su tutti ascoltare l’attacco iniziale di “metal”) che si infonde in ogni singola canzone.
(Pulverised Records) Strano. E’ tutto molto strano. Questa band svedese, creatrice di un death metal alternativo, progressivo, avant-garde è da ritenere una cult band. Di fatto ha pubblicato un solo album. Il resto sono EP, compilations, demos. La sua attività non è chiara, tanto che non la consideravo più una band, piuttosto un marchio che di tanto in tanto pubblica qualcosa di vecchio con una nuova confezione. E’ infatti dal 2006 che circolano voci relative alla scrittura di nuovo materiale, ma questo non è ancora, purtroppo successo.
(Limb-Soulfood) Evviva la Limb Productions, evviva gli australiani Black Majesty, che dimostrano come il power metal – lo so che l’ho detto mille volte, ma c’è chi ha detto mille volte il contrario! – sia vivo e vegeto. Il quinto album degli australiani – prodotto e missato ancora una volta da Roland Grapow – si presenta se possibile ancora più melodico del precedente “In your Honour”.
(Seven Eleven Music) Bravo Vinnie, ne hai fatto un altro tu e gli altri Hellyeah. Ora la smettete? Perché perseguire ancora questo progetto che fa il verso ai Pantera? Perché continuare a ricoprire la batteria di quelle patina glaciale che si estende anche alle stesse distorsioni delle chitarre? Perché? Perché nella sostanza “Band of Brothers” non suona meglio dei precedenti lavori, lo spettro dei Pantera, del southern metal e del tanto groove metal