INFECTED SOCIETY/F STANDS FOR FUCK YOU/MISERABLE FAILURE – Split: “Miserable Fucking Society”
(Kaotoxin Records) Esce il 5 agosto in Francia e il 3 settembre in Gran Bretagna e USA questo split con diciannove pezzi firmati da Infected Society, F IS For Fuck You e Miserable Failure. I primi sono costituiti da membri di Yyrkoon, Drowning, Ashura e Decline of Humanity e oscillano mostruosamente tra grindcore (altro…)
(Pure Steel Records) La produzione di questo album di debutto inciso dagli svedesi Invasion è quasi perfetta. Come da copione per una band di quella nazione. Voce, chitarre, batteria e basso vengono ritagliati nei loro giusti contorni e missati con un equilibrio quasi impeccabile. Suoni secchi, asciutti, note cristalline che insieme
(Massacre/Audioglobe) La progressive metal band Ivanohe è stata la prima formazione in cui ha suonato Andy B. Franck, cantante dei Brainstorm e artista abbastanza noto nella scena tedesca. Forti di sei album e di una carriera quasi ventennale, i nostri danno alle stampe un album prog non innovativo ma sicuramente godibile. Analizziamo allora i brani. Subito la titletrack, con le sue atmosfere labirintiche ma mai troppo laccate, mentre la successiva “Human
(Autoproduzione) Questa band parigina si presenta con un EP dal ragguardevole potenziale. Sonorità definite da soluzioni alla Meshuggah, ma loro sono meno tortuosi e violenti, Aside From A Day, spunti groove metal
(Autoproduzione) La scelta di pubblicare un album per lo più strumentale può rivelarsi un’arma a doppio taglio, poiché o piace tremendamente, e ciò capita per gli altri musicisti che lo ascoltano e ne apprezzano le qualità tecnico compositive, o risulta tremendamente noioso per l’ascoltatore medio,
(Sleaszy Rider Rec.) Il successore di “Frenzied” esce quattro anni dopo e con una formazione parzialmente rinnovata. I greci In Utero Cannibalism ritornano con un death metal carnale, potente, il quale è più vicino alle tendenze americane, mentre quelle europee mi sembrano guardare alla Polonia.
(Pitch Black Records ) La female-fronted death metal danese Illnath è al quarto album, marcandolo con un sound potente e solido. Il riffing nervoso e continuamente espressivo di una serie di note abbondantemente ritmate è poco propenso a mettere insieme melodie e se accade è sempre in modo
(Indie Recordings) Hard core canalizzato in una label prettamente metal, la Indie. EP che anticipa il loro prossimo full length. Ma ormai questo hard core è andato, tranne che per la caratteristica voce di Dwid Hellion. Infatti questo EP spazia da un’atmosfera black e fumosa, ad un quasi thrash tirato duro.
(Hellthrashers Production) Ci avrei scommesso dei soldi, durante il primo ascolto (quello in cui solitamente non guardo nemmeno il titolo della release), che gli Into Darkness fossero una band americana. Una di quelle minuscole band estreme della Pennsylvania o del North Carolina
(Indie Recordings) Davvero enigmatico. Strano. Quasi assurdo. I Norvegesi In Vain ritornano con il loro death metal progressivo ed avantgarde, e lo fanno con un disco ancora una volta complesso, elaborato, tecnico ma dannatamente chiaro, diretto, efficace. Un’ora di musica che affonda le basi
(Horror Pain Gore Death Prod.) Da una band con un nome simile mi aspetterei del death metal, invece i danesi Impalers sono alfieri di un old school thrash metal e che mi sembra propendere maggiormente per la scuola tedesca, in particolare Sodom (“See What I See” ne è un magnifico esempio)
(Autoproduzione) Album strano questo degli Milanesi Ira. Ad un primo ascolto lo volevo quasi buttare dalla finestra. Da un punto di vista puramente critico suonano troppo dannatamente simili ai Death. Ma, alla fine della riproduzione, anziché espellere il disco
(Autoproduzione) Cris (chitarra e basso) e Al (voce e testi) arrivano dai My Dark Sin ed ora si presentano con un lavoro licenziato autonomamente (sono comunque alla ricerca di un’etichetta) che prende il nome che si è dato il duo. Illnulla sono autori di un blach/death/thrash metal abbastanza dinamico
(Autoproduzione) “Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori…”, così Shakespeare e così hanno voluto fare propria questa affermazione gli Ideogram. La band italiana ha celato le identità dei cinque musicisti dietro a delle maschere, tranne per la soprano Opera,
(Mortal Music) Gli Ion Vein, di Chichago, sono una band americana che ha deciso di prendere la strada del digitale: già a partire dall’ep “IV v1.0”, del 2011, i nostri diffondono la propria musica senza stampare cd. Una scelta ben strana per una formazione sorta a metà anni ’90 e proveniente da un lunghissimo periodo di inattività, ma così va il mercato! “IV v2.0” è dunque il secondo ep di questa nuova serie, ma presenta solo tre brani. “Seemless” mi ha ricordato molto gli Iced Earth di dieci anni fa, ed ha anche un bell’utilizzo del basso. “Fools Parade” è più arrembante e se possibile ancora più americana; meno riuscita, ma non del tutto disprezzabile, “This is me”. Di questo passo, chissà fra quanti anni i nostri assembleranno un full-“length” completo!
(Bakerteam Records) Daniele Galassi e Alessandro Vagnoni, chitarra e batteria, sono ormai due elementi dei Dark Lunacy, ma dopo “Nervous System Failure” la band marchigiana non si è di certo smontata e a quattro anni di distanza ecco il nuovo album. “Paraphiliac” è tra le release italiche più attese e in cui ovviamente anche Galassi e Vagnoni hanno dato il loro contributo e credo che in definitiva gli Infernal Poetry non hanno deluso le attese.
(Comatose Music) Credo sia la prima volta che ascolto qualcosa degli Infected Flesh. Non riesco a ricordarmi se ho incrociato già la musica del duo catalano, il quale però mi è nominalmente noto. Nel 2011 hanno partecipato ad uno split nel quale figuravano, tra gli altri, anche i nostrani Antropofagus. “Concatenation of Severe Infections” è il terzo album, fatto con un death metal dai tratti brutal e a volte quasi grindcore. Un sound ossessivo ed ossesso da un clima da macellai!
(Pure Steel/Audioglobe) Signori, che bomba! Fa davvero piacere vedere arrivare un disco così bello in redazione e scoprire poi che è italiano al 100%. Gli In Aevum agere (nome che potremmo tradurre, un po’ poeticamente, come “Immersi nell’eternità”) sono una creatura di Bruno Masulli, la cui maestria è al servizio anche degli Annihilationmancer e dei Power beyond, e questo è il loro debut dopo l’ep “MMXI”, edito l’anno scorso. Le coordinate sonore? Un epic/doom ottantiano dinamico e di grande impatto sonoro.
(M & O Music) Nascono nella zona di Parigi gli Idols For Dinner, in quella Francia che da tempo sta allevando nuove leve di metallari estremi. Metallari che imbastardiscono il death metal con pesanti rimandi thrash o hardcore, ma senza una chiave melodica, squadrando i suoni, rendendo il clima opprimente, soffocante, massiccio, con breakdown, riff che divorano progressioni di old style death metal e quelli dei parigini sono notevolmente classici, molto Folorida style, ma non mancano le soluzioni melodic
(Massacre Records) Anche stavolta la Massacre rilascia la propria quota mensile di thrash metal. In questa tornata è di tipo moderno e con continue puntate nel death metal. “New Formed Revelations” si dimostra un lavoro compatto e solido ed anche corredato da melodie. Gli autori sono i croati Infernal Tenebra, una band dall’esistenza non proprio facile, visto che hanno impiegato undici anni per arrivare a realizzare tre full length. “Failed Leaders Museum” è un motore a reazione.
(Minus Head Records) Chiariamo da subito, per chi non lo sapesse, che gli Incite di Phoenix sono la band nella quale canta Richie Cavalera, figlio di Max. “All out War” è il nuovo album che mette in mostra un sound molto tenace e robusto, ovvero un groove thrash metal con influenze di famiglia (Sepultura, Soulfly, Cavalera’s Conspiracy), i Pantera e qualche idea alla Fear Factory. Più in generale gli incite sembrano provenire dal thrash americano della seconda e finale metà anni ’90.
(Hellprod) La prima uscita della etichetta olandese Hellprod è un 7’’ dei portoghesi Inquisitor, che finora avevano dato alle stampe soltanto un demo. Due brani istintivi, con il primo (“Face the Witch”) dall’approccio più speed e il secondo (“Kinght Fighter”) più thrash
(Autoproduzione) Capita talora che un disco un po’ ingenuo e datato, proveniente magari da un paese dove si praticano normalmente altri generi, porti una ventata di freschezza e positiva semplicità anche ai recensori più navigati: è quello che succede ascoltando “Fimbulwinter”, secondo disco autoprodotto dei baschi Incursed. Temi rigidamente legati alla mitologia norrena, copertina bathoriana
(Autoproduzione) Materiale strano per i miei normali gusti, per i miei consueti ambiti musicali. Nel player ci sono gli Italiani Irebus, autori di un rock melodico, cantato in italiano. Veramente strano per me. A molti può venire in mente la solita scarsa produzione rock della nostra penisola, già ampiamente battuta dai nomi famosi. Ma sarebbe un errore. Gli Irebus vantano un tocco speciale.
(Listnable Records) Sei anni passati a vivere nel ricordo di “Primordial Domination” e nel tentare di ristabilire una line-up credibile e definitiva. L’arrivo di Alex Bouks, dai Gorephobia, a fare il gemello di chitarra a John McEntee, e l’entrata al quattro corde di Chuck Sherwood, ex Blood Storm, hanno poi assestato la band. Anni passati a definire un nuovo capitolo e che testualmente tenta di urlare agli ottusi seguaci del monoteismo che le loro religioni hanno fallito. Gli Incantation il 26 novembre ritornano feroci e spietati attraverso “Vanquish in Vengeance”. 
(My Graveyard/Masterpiece) Fra le tante formazioni che si vantano di professare il genuino verbo dei Manowar, i sardi Icy Steel sono sempre stati, a mio giudizio, i più ortodossi e capaci: e questo non tanto sotto il mero profilo del sound e dei testi (il che, data la situazione attuale dei Kings of Metal, è sicuramente un bene!), ma per quella atmosfera epica e senza tempo che molte delle loro composizioni riescono a creare.
(Autoproduzione) Anni fa in Italia avevamo una onorevole scena hardcore e genuinamente ammirata anche nel resto d’Europa. Avevamo anche una discreta scena thrash metal che pure ha prodotto gente d’interesse al di fuori dei confini nazionali. Sicuramente Schizo, Bulldozer, Braindamage, Extrema, Necrodeath e poi ci sono altri che hanno brillato fantasticamente ma solo per poco tempo. Questo per dire che in Italia
(AFM Records) Non mi fa impazzire la band di Christian Machado ma riconosco che siano tra i più noti nel panorama nu metal. Ill Niño con “Epidemia” suonano atmosfere che sembrano ribollire di un qualcosa che sta per saltare fuori: di sicuro rabbia, aggressività, sofferenza. Aspetti emozionali, latini (loro però sono americani d’adozione), sottolineati da percussioni vivaci e ben inserite nei brani.
(Autoproduzione) Nick Reyes è un marine che ha combattuto in Iraq e con all’attivo già due album e una serie di demo e un EP. “Aborted by the Sun” è il secndo EP e venne concepito molti anni fa con il nome di “Farewell My Angel”. I master e il missaggio di quel progetto erano su un hard disk che si ritrovò nel bel mezzo di un incendio. Reyes per molto tempo era convinto di aver perso tutto
(Autoproduzione) Non posso dire molto su chi siano gli Inset. Sicuramente polacchi, di Żory, quasi alle porte della Cechia. La band nasce nel 2011 con il chitarrista Pawel Adamowicz e il bassista Dariusz Kaczorowski. A loro si sono aggiunti un altro chitarrista, un batterista e un cantante. Contemporaneamente all’attività live nel proprio paese, gli Inset realizzano anche questo EP
(Massacre) Con tutta sincerità negli ultimi mesi non ho ben capito le strategie di marketing della Massacre. Ammesso che ci siano, ma sicuramente si. Ci sono state delle uscite che mi hanno abbassato la stima verso l’etichetta tedesca, però sapevo che avrei dovuto concedere lodi alla lungimiranza della stessa nel tenere stretti a se gli Illdisposed. I danesi sono a quota undici album (senza contare l’EP “Return from Tomorrow” del 1994)
(Massacre Records) La copertina collegherebbe la musica al symphonic metal o power, ma l’album è un concentrato di thrash-melodic metal. La band tedesca I Spit Ashes debutta con una delle maggiori etichette nazionali, ed europee, presentando un sound prodotto in modo perfetto e pubblicizzato come “metal 2.0”. Al di la di ogni etichetta possibile ho già indicato di fronte a cosa ci troviamo.
(DTM Productions) Dalla città di Cracovia un album schizoide, folle e al di sopra di ogni regola. Detto in modo elementare gli Iblis con “Menthell” producono un sound di progressive death metal, ma la linea progressive dell’album è eccentrica, esasperata ed appunto schizoide. Un basso che crea melodie che si espandono e chitarre che sembrano ora cantilene e qualche secondo dopo delle arpie rapaci e più cattive del solito. Attraverso il death metal di base, si intravede il thrash metal, ma anche del mathcore o del semplice metal moderno.