SYNFUL IRA – “Between Hope and Fear”
(Logic(il)logic) Una atmosfera gotica che si amalgama ad una melodia dolce, mistica, una viaggio musicale avvolgente, a tratti onirico, sensazioni travolte, coinvolte, esaltate. Una eterogeneità sonora che abbraccia arpeggi dolci, power metal potente, orchestrazioni ammalianti ed una componente speed metal che emerge a tratti, contribuendo ad una esperienza acustica completa. (altro…)
(Atomic Stuff) E’ tutta colpa dei Mötley Crüe. Hanno reso celebre un genere. Hanno creato grandi canzoni. Sono diventati un mito. Hanno inneggiato alla devastazione, alla perdizione, alla depravazione. Hanno reso tutto questo un modello di vita, una religione. Quindi è davvero colpa loro se questo stile devastato continua, dopo tre decenni, a sfornare bands che vogliono bere, scopare e far casino.
(This Is Core Music) Pescaresi, giovani, appassionati dell’alternative rock-metal americano. Quindi melodie a tutto andare, cori accattivanti, canzoni brevi e spedite, con l’occhiolino al punk, al rock, al metal e al pop. E’ questo “How Life Should Be”: semplice, spontaneo, ricco di adrenalina e che puzza di gioventù. Doti o limiti? E chi può dirlo!
(PRC Music) Ai più forse il nome di costoro non dirà nulla, ma gli Stalwart sono tra le realtà più attive della scena metal estrema russa. Il loro essere estremi è un qualcosa che avviene tramite suoni roboanti, forti, robusti, ma anche nitidi e aggressivi, ma c’è anche qualcosa di più personale in questo death metal e cioè la volontà di cambiare, di dare più volti alle canzoni e passare da uno scenario all’altro. 
(Autoproduzione) La band che ha realizzato questo lavoro fatto da quasi 30’ di musica è calabrese ed esiste da poco tempo, ma ha ben chiaro il percorso musicale che vorrebbe intraprendere. “Wanderer” è stato concepito come un demo, con a corredo un layout grafico di tutto rispetto. Inizio potente e solido, un growling cavernoso, lo screaming che si affianca, si sprigiona poi un vento devastante fatto di black-death metal.
(Metal on Metal Records) I Sacred Gate si compongono di musicisti tedeschi e greci (Niko Nikolaidis e Jim Over avevano già militato insieme nei Made of Iron) e pubblicano il loro debut presso la Metal on Metal Records. Nove le tracce in scaletta, per un totale di poco più di 50 minuti. Si comincia con “Creators of the Downfall”: power non troppo veloce, con un vago tocco progressive ma un cantato 100% heavy metal.
(Comatose) Un nome inusuale, atipico, disturbato. Una copertina davvero brutta e dallo stile retrò. Una band americana che aveva inciso il primo album nel 2007. “Sloppy Seconds” è il secondo album inciso dai Sexcrement ed ha una qualità non trascurabile. Loro suonano death metal, ma con fortissime influenze thrash metal e crossover.
(Strong Music Prod.) Questo album è qualcosa che va oltre il semplice e canonico lavoro musicale. Symon-Musica è innanzitutto un progetto nato in Bielorussia, questo significa anche una certa difficoltà nel reperire informazioni perché lo stesso booklet è scritto in caratteri cirillici. Con testi basati sulla letteratura di quel paese (o meglio su un poema di Jakubom Kolasom, personaggio di spicco di quella cultura letteraria)
(Autoproduzione) Quando ho letto che i russi Suicider dichiarano di suonare ‘suicidal-depressive-slacky-cynical metal’, ho pensato due cose: 1) questi qui sono pazzi; e 2) mi troverò di fronte ad un disco morboso e allucinante di funeral gothic oltranzista, con 3 brani di venticinque minuti l’uno da ascoltare rigorosamente in un cimitero. Niente di tutto questo, perché i moscoviti hanno un sound heavy/death con vaghe punte gotiche molto vicino a quelli dei Sentenced
(Rawlines) Non amo il rock cantato in italiano. E non posso nemmeno dire che questi Sunset saranno amati dai lettori tipici di Metalhead. Però amo smentirmi. Adoro vedere, capire, indagare. Ciò che emerge da questa mia testardaggine è una sensazione di libertà, una condizione di relax mentale, fuga, evasione. Non a caso l’album si chiama “Viaggio Libero”. Un abbandono totale, musica che non viene suonata, piuttosto sprigionata.
(Siege Of Amida Records) Gallesi del sud, gente dal carattere fiero, mica gente mesta e tranquilla. Caratteristiche che sembrano trasparire dalla musica degli Shaped By Fate. Musica fatta da tendenze post-hardcore/metal, da suoni dissonanti, fragorosi, tremuli e da strutture selvagge e contaminate dai Neurosis e dai Crowbar. Musica contaminata al pari di un terreno nel quale hanno sversato veleni tossici e la poca vegetazione che nasce è peggio di funghi velenosi.
(Nuclear Blast/Audioglobe) In passato ho apprezzato non poco i Sabaton, soprattutto per quel capolavoro che risponde al nome di “The Art of War”; ma oggi, ahimè, dovrò essere particolarmente critico nei confronti della band svedese, tra l’altro reduce da una notevolissima rottura che ha portato al cambio di 2/3 dell’organico. Il precedente album “Coat of Arms”, che aveva decretato il successo internazionale di questa band prima non troppo nota,
(Nuclear Blast-Audioglobe) Giudicare e recensire un album dei Sonata Arctica è sempre molto difficile per il sottoscritto, che deve equilibrare l’entusiasmo del fan con l’oggettività dei risultati. Volendo quindi anticipare le conclusioni, possiamo dire che “Stones Grow Her Name” si colloca a metà strada, come sound e come riuscita, fra l’appena sufficiente “Unia” e l’ottimo “The Days of Grays”
(Abyss Records) Poderosi ed oltraggiosi. Istinto animale. Diretti verso l’energia e la canzone. Death e black che s’intrecciano, con un semplice risultato: devastazione completa. Questi quattro deathsters da Stoccolma hanno un solo concetto in mente: fare musica che distrugge. Sono veloci, sono tecnici, sono pesanti, sono ribelli, completamente irrispettosi. Una creatura mostruosamente deforme
(Pure Underground/Audioglobe) Consueta operazione nostalgia per la Pure Steel, anzi per la sub-etichetta Pure Underground Records: cosa c’è di più cult di una band di Cleveland, Ohio, che ha pubblicato soltanto un demo di 3 tracce nel 1989 e altri due brani su compilation negli anni immediatamente successivi, scomparendo poi nel nulla? Dato che il materiale a disposizione era pochino, questo ‘debut’ dei Sacred Heart
(High Roller Records) Dopo l’inatteso comeback di cinque anni fa, gli Steel Assassin dimostrano di non aver alcuna intenzione di fermarsi: il nuovo disco di inediti, come annunciato da tempo, è un concept sulla Seconda Guerra Mondiale che soddisferà senza riserve tutti gli appassionati del buon vecchio US Metal. “God save London” si apre sul suono delle sirene che annunciano l’arrivo dei bombardieri tedeschi: metallo spigoloso
(UDR-Emi) Nel 2009 i Saxon festeggiavano i 30 anni di attività; con un certo ritardo possiamo goderci oggi le testimonianze audio e video delle loro celebrazioni! “Heavy Metal Thunder Live” si presenta in così tante versioni che alcuni colleghi hanno fatto un po’ di confusione, per cui proviamo a riportare ordine:
(Atomic Stuff) Dalle nebbie del mantovano fuoriescono quattro anime dannate, folli, rockeggianti e su di giri. Adoratori dei B-movies e trasferita questa passione attraverso lo sleazy rock e il punk, gli Splatters tirano su l’esordio dal titolo “Fear of the Park”. E’ un lavoro che scorre con impeto e tante buone canzoni, dal sound trascinante
(ConSouling Sounds) Conosciuto con gli Amenra, il belga Mathieu Vandekerckhove ha scavato nei suoni e dentro le sue idee e dopo due pubblicazioni lo scorso anno, ritorna con i Syndrome per una nuova escursione sonora. Lo affiancano Colin H. van Eeckhout (Amenra, Kingdom, CHVE,…) alla voce e Josh Graham (Neurosis, A Storm Of Light, Battle Of Mice,…) al piano e al moog.
(Despise The Sun Records) Disco strano questo nuovo lavoro dei romani Southern Drinkstruction, nel senso che lo stile, il sound è una commistione di death ‘n roll (“Drunk Till Death”), southern death metal (“On Your Knees”, “Slide or Die!”), thrash (“The Man with No Name”) e hardcore (“Nasty Jackass”). L’attitudine a mischiare ed essere eccentrici è connaturata nel loro nome, per non essere banali
(Svarga Music) Sia benedetta l’Ucraina che partorisce figli dediti alle sonorità estreme e che, soprattutto, non si accontentano di essere cattivi e ossessionati dais uoni neri. Gli Svyatogor ne incidono un altro di album, il terzo, e il black metal del quale sono autori si è evoluto. Sfigurate le coordinate tipiche del genere, verso intercessioni death metal e sperimentali, con “Doctor Veritas”
(Darknagar Records) Sono una band russa gli Shturm, nacquero nel 2003 e nel tempo hanno avuto i loro cambiamenti. “Karmaruna” è il nuovo album e li vede esibirsi in quello che potrebbe essere un melodic black/death metal furioso, non esente dall’esprimere composizioni articolate e ricche di variazioni, con qualche passaggio nodale sul thrash metal,
(Autoproduzione) Molecole acustiche, composte da atomi sonori, liberi, puri. Chimica conosciuta della musica. Arrivano però cinque scienziati svedesi che cambiano le regole. Nuova teoria. Instabilità molecolare, disordine strutturale. Metal progressivo? Rock progressivo? Difficile etichettare questo EP che mescola sapientemente una vastità di stili
(Massacre Records) I Seven Ends sono olandesi, all’esordio per una major come la Massacre. Bella soddisfazione! Ora devono assolutamente mantenere questo traguardo, magari registrando un successivo album dove vi sia anche una gruppetto di pezzi che si rivelino memorabili. Si, perchè “To the Worms” è un buon thrash metal, potente, quadrato,
(Metal Scrap Records) 23 pezzi, dei quali una cover dei Phobia, compressi in 44′. Una follia, un atto estremo, una pazzia? Nulla di ciò, sono soltanto gli ucraini Sectorial, band attiva da qualche anno, prolifica, ma con soli EP e singoli realizzati, prima di giungere a questi tempestosi pezzi che compongono l’album di debutto.
(Bakerteam Records) Terzo lavoro per i vicentini Stigmhate. Terza prova che deve dire quanto la band sia maturata e se incamminata su un percorso proprio. Gli Stigmhate sviluppano un black metal veloce e serrato, ma non grezzo. La volontà di costruire dei pezzi con una linea melodica precisa, l’istinto di variare il riffing avvicinano la band al black metal
(Listenable Records) Sticky Boys sul palco, è giunta l’ora, volumi a palla, schitarrata iniziale dell’introduzione “This is Rock’n’Roll” che scalda gli animi e fa partire “Rock’n’Roll Nation”. Il pubblico va via di testa. Corpi sudati fuori controllo. Il controllo è defunto. Controllo è una definizione morta, sepolta dalla pulsante linea di basso di JB. Intanto Alex
(Candlelight) La copertina di “In Somniphobia” non lascia intendere che il contenuto di questo album sia qualcosa di diverso dalla follia. Allucinante follia e maestosa, come quella regale figura che sospinge un carretto con sette infanti lividi di morte. Le prime due canzoni di “In Somniphobia” suonano in stile epic-power metal, ma il resto delle canzoni
(Pure Steel/Adioglobe) Gli Sleepy Hollow sono una di quelle formazioni extra-culto per maniaci dell’us metal: un demo e un album all’alba del momento più buio della storia del metal (fra 1989 e 1991), poi venti anni di silenzio, poi indovinate chi arriva? Ma naturalmente la Pure Steel Records, che resuscita la ban
(GSR Music) Una volta in Italia avevamo i Negazione, gli Indigesti, gli Infezione e, ovviamente, i Raw Power. L’hardcore italiano ha davvero avuto un suo significato nella scena europea e, ai giorni nostri, quando arriva un nuovo lavoro dei romani Strength Approach non si può che essere assolutamente contenti.
(Autoproduzione) Milwaukee e dintorni sono una zona geografica del metal estremo che è spesso patria di cose interessanti. Gli Shroud Of Despondency hanno prodotto diverse cose, fino ad arrivare a questo quarto album. “Pine” ha una scaletta atipica, dove un senso di omogeneità, non è del tutto compiuto.
(Ravenheart/Rock’n’Growl) I giovanissimi Silent Opera, provenienti da Gorizia, hanno qualche asso nella manica per affascinare gli ascoltatori del più classico power/gothic metal alla primi Nightwish. “Immortal Beauty” è il loro debut e presenta in tutto undici brani nella pura tradizione del genere.
(Candlelight Records) E’ sempre un bene trovare in giro delle band che vivono una sorta di maturazione e cambiamento continui. Gli ungheresi Sear Bliss sono tra questi e “Eternal Recurrence” pompa linfa nuova al loro black metal sperimentale. Con tutta sincerità il termine black metal da questo momento in poi andrà stretto ai Sear Bliss. Il loro passato è nato comunque dal black metal, ma la nuova release addolcisce gli animi,
(Selfmadegod Records) Questo lavoro è del 2005, ma viene ora ristampato per riportare ai giorni nostri questa band di Oakland. Dopo “Enslaved in Darkness” gli Stormcrow hanno tirato a campare con una serie di split con Sanctum, Skaven, Massgrave, Laudanum e Coffins. Gli Stormcrow nascono da un retroterra crust metal, ma il grezzo sound di questi cinque pezzi riporta dentro di se delle similitudini anche con i BoltThrower e Axegrinder.