TWINTERA – “Lines”
(Logic(il)logic Records) Compratevi questo CD e sparatelo a palla nello stereo. Voi ed i vostri vicini (che gli vada o meno), sballerete al sound devastante degli Italiani Twintera. La recensione è finita. Non ho altro da dire.
Ok. Forse è l’ultima delle mie recensioni. Ora mi cacciano. (altro…)
(AFM Records) Semplice e diretto. E’ un concetto noto nel rock, anche se spesso ignorato. Non sempre la complessità artistica è quella che porta al successo. Molte volte, invece, sono due accordi ben suonati, sporchi, cattivi, semplici a fare la differenza. E questo i The Last Vegas lo sanno molto bene! Dopo esser stati lanciati da Nikki Sixx il quale ha curato la pubblicazione del loro disco precedente, hanno deciso di seguire i propri istinti. Abbandonano la scena di LA, e se ne tornano alla loro Chicago, dove iniziano a lavorare con Johnny K (Megadeth, Airbourne).
(Street Symphonies Records/Andromeda Dischi) Hard rock moderno. Moderno inteso come reso attuale, fresco. Ma sempre di hard rock parliamo. Energia, Melodia. Ed un tocco di malinconia, quel pizzico di tempi moderni applicato ad una formula eterna, super collaudata. L’album di debutto di questi rockers Italiani è decisamente potente. Tutte le carte sono in regola: compatibile con volumi eccessivi.
(Iron on Iron Records) Nell’ambito del metallo classico, la Grecia è sempre in fermento: i Tidal Dreams non hanno fatto in tempo a nascere che l’accorta Iron on Iron li ha messi sotto contratto per la realizzazione del debut. Forse si poteva aspettare ancora un minimo, dato che gli ellenici offrono soltanto otto pezzi (più intro) per circa 37 minuti di musica: tuttavia non è che l’heavy metal si compri al chilo
(Bastardized Recordings) Il combo di Francoforte The Green River Burial è approdato a questo primo album nel giro di quattro anni. La crescita fatta attraverso pubblicazioni minori e concerti raggiunge il suo apice in questo “Separate & Coalesce”, atto di undici pezzi di matrice hardcore moderno e continue puntate nel deathcore. Mert, il vocalist, e compagni non riescono dunque mai ad essere dei figli minori degli Agnostic Front
(Napalm Records Handels GmbH) Alla Napalm Records stanno perdendo la testa per lo stoner e anche questo mese arriva un nuovo titolo collocabile nel genere ed è il nuovo album dei The Sword. La band si dimena in cavalcate e fraseggi heavy che portano lo stile ad essere più rock che altro. Non viene meno la potenza e le melodie, ma sembra che per “Apocryphon” i The Sword abbiano puntato ad un sound parzialmente più docile
(Napalm Records) Signore e signori possiamo anche chiudere la baracca: la Napalm Records pubblica un album metalcore! Voglio dire, fin quando pubblichino cose al passo con le mode del momento ma con dentro qualcosa di diverso, come ad esempio di recente con i Beyond all Recognition, i capi della Napalm hanno tutta la mia stima e comprensione, ma se l’etichetta austriaca che punta vistosamente ad avere un roster a 360°
(My Graveyard/Masterpiece) Dopo aver registrato un demo l’anno scorso sotto il nome di Turbo Mass, questi quattro ragazzi marchigiani hanno deciso di cambiare nome ed ecco così il debut dei Turbo Rexx, edito per la sempre lungimirante My Graveyard Productions di Giuliano Mazzardi. Copertina minimale, booklet con altri disegni esplicativi delle varie tracce, suoni gradevolmente vintage, testi spesso sospesi fra sci-fi e heroic fantasy,
(Pure Rock Records) Geniale. Un artista che eleva a livello industriale la creazione musicale. Un artista la cui attività principale è produrre musica, suonare musica come session performer, cantare musica per album di altri… basta guardare in giro per il suo sito web e vedere la vasta gamma di servizi che offre. Si guadagna da vivere onestamente facendo ciò che gli piace fare e mettendo a disposizione la sua esperienza agli altri.
(badGod Music) Patrick Brown è di San Francisco e suona diversi strumenti. Il risultato della sua maturazione musicale si chiama Trillion Red e “Metaphere” è il primo album che Brown realizza dopo un EP e altre release minori fatte in passato. Il genere affrontato da questo musicista non è immediatamente definibile. Lui stesso costretto dalle continue domande o definizioni tentate dai giornalisti
(Napalm Records) Emozioni. Sensazioni. Musica che va oltre quel suo concetto fisico riducibile a sequenza di onde sonore. Tiamat: una band, o meglio una mente, quella di Johan Edlund, contorta. Contorta e stravagante, deviata, assurda, come il personaggio stesso. Johan, artista che ha saputo condurci verso le sue fantasie, attraverso le sue manie, dentro le sue deviazioni. Ironico. E’ sempre stato ironico Edlund.
(Napalm Records) Ritornano i The Graviators e questa volta gli svedesi escono per conto della Napalm Records, a testimonianza che la reputazione della band è cresciuta. Secondo lavoro, nuovo atto stoner e doom insieme. Nuovo album con la chitarra di Martin Fairbanks che splende come una poetessa maligna e ammaliatrice insieme. Il drumming è sempre consistente e dal tocco anni ’70 di Henrik Bergman
(BadGod Music) Hanno il nome di una bomba atomica sovietica, ma loro sono spagnoli e suonano blackened death metal. Il trio di Malaga si ispira ai Marduk, Gorgototh e Satyricon per le fasi prettamente black metal e di conseguenza creano un orizzonte di suoni violenti, tirati e aggressivi. “Neowarfare” è così una devastante narrazione di guerra, armi di distruzioni di massa e della violenza dell’uomo.
(Autoproduzione) Sono di Kansas City i Torn The Fuck Apart e il secondo album è uno sviluppo di death metal dai tratti brutal e non senza qualche sano breakdown e inserti solisti delle sei corde anche accattivanti o finalizzati a istrionici sweep. Un qualcosa che li avvicinerebbe agli Origin, ma onestamente la proposta dei TTFA non raggiunge quei livelli. “…the Dissection of the Christ” presenta dieci pezzi,
(PRC / Malevolence) Se qualcuno di voi ha presente la deriva crossover dei D.R.I., le tirate tra il thrash e l’hardcore dei Nuclear Assault, le mazzate irriverenti dei S.O.D. e altre cose del genere allora deve assolutamente dare un’opportunità a questo album d’esordio dei Thrash Core Fanatics. I TCF suonano qualcosa che si rifà ad almeno venticinque anni fa.
(Autoproduzione) Una copertina che sembra la degenerazione dell’arte di Botero. In cima campeggia in grigio opaco su un fondo nero il nome della band, The Fat Dukes of Fuck, e il titolo dell’album, cioè “Honey from the Lips of an Angel”. Il lay out interno presenta una placida e vittoriana chiesa in legno con accanto un fiammifero e con sotto la dicitura “Computers have no place in art”.
(Christofer Johnsson) Una capacità di contorcere, stravolgere, trasformare la musica. I Therion di Christofer Johnsson sono sempre stati sinonimo di sconvolgimento ed avanguardia artistica. Con “Theli” stabilirono le fondamenta di un genere musicale che potrebbe essere denominato con il nome della band stessa. Nella loro carriera hanno scritto musica superba, con un utilizzo imponente di coristi e musicisti
(Listenable Records) A pensarci bene sono quattro anni che gli australiani The Amenta non incidono un album. “V01D” nel 2011 era un EP (scaricabile gratuitamente http://www.theamenta.com/voidMicro/audioFiles/V01D.zip), anche questa release è un digital download. La band non si è comunque mai tenuta a riposo, oltre ad aver subito qualche modifica nella line-up.
(Black Tears Records) Guarda guarda chi si rivede, i Thy Winter Kingdom e in uno split con Permixtio. Grasso che cola! I Thy Kingdom sono liguri e rappresentano una delle più estreme black metal band italiche. Hanno realizzato poco fino ad oggi, nonostante esistano da almeno un decennio e più. Un EP e poi un album ed ora lo split. Quattro pezzi di raw black metal, fatta esclusione per “P.O.S.”,
(Soundhouse Records) Credo fermamente che Doogie White abbia un dono. Ovunque compare, contribuisce a creare qualcosa di assolutamente irresistibile. Ugola unica, potente, con un range vocale che ha del demoniaco, Doogie riesce ad offrire performances vocali impressionanti, rendendo praticamente qualsiasi canzone, anche mediocre, un assoluto prodotto di punta. Ha cantato, tra gli altri, con Blackmore, con Malmsteen, è la voce dei Cornerstone di Mogensen
(Infektion Records) In questo secondo album dell’artista David Pais c’è di tutto, ma il tentativo di dare voce alla sua originale concezione artistica naufraga in un lavoro che appare quanto mai confuso, un ibrido che non trova una direzione coerente. I brani, seppur non privi di spunti fantasiosi, risultano però una miscela stramba di generi, dal metalcore/death alla vena funk del terzo brano “Morning Glory” a cui seguono echi blues, suoni melodici, atmosfere ambient e hard rock, ma niente che lasci davvero il segno.
(Rogues Records) Questi sono schizzati. Sanità mentale defunta. Sono da internare, d’urgenza. Tre musicisti fenomenali, ma completamente pazzi. Pericolosi. Da internare, si, ma anche da mettere sotto sedativo. Perenne. Nove tracce di musica schizofrenica. Riproducono sonorità anni 70, sonorità moderne, sonorità strane, sonorità assurde, sonorità e basta. Non vi so dire che musica fanno. Forse non lo sanno nemmeno loro. Le influenze dichiarate sono Einsturzende Neubauten, primi Primus e Motorpsycho.
(Pure Legend/Audioglobe) La classica e scontata heavy/power band tedesca? Stavolta no. I veterani The Mystery (con questo arrivano al quinto album) hanno anzitutto un’ottima singer, Iris Boanta, discretamente famosa in Germania per essere stata la cantante di una tribute band tutta al femminile degli AC/DC; e poi nei solchi ottici di questo “Apocalypse 666” dimostrano sicuramente di avere un estro compositivo non comune. Quando si tratta di heavy metal classico, la differenza fra un buon brano e uno pessimo non sta nell’innovazione, ma nella cura degli arrangiament
(Massacre/Audioglobe) Dopo una pausa di ben sei anni, si riaffacciano sul mercato i gothic metallers finlandesi To/Die/For, che nella prima metà dei 2000, quando spopolavano queste sonorità, ottennero un ottimo successo e pubblicarono in breve tempo ben cinque album. Li ritroviamo oggi con la Massacre Records, che ha deciso di distribuire in Europa il proprio sesto full-length, completamente autoprodotto e già diffuso da altri rivenditori in Asia e America.
(Nuclear Blast/Audioglobe) La carriera dei Threshold è lunga e ricca di soddisfazioni: i nostri superano indenni anche la morte del dotato singer Andrew “Mac” McDermott e si ripresentano sul mercato con un altro masterpiece. Dietro al microfono troviamo adesso Damian Wilson, che aveva già cantato per la band su due dischi di metà anni novanta (“Wounded Land”, il debut del ’93, e “Extinct Instinct” del ’97)
(Pure Rock Records) Un delicato equilibrio tra l’hard rock e l’heavy metal. Un hard rock troppo cupo, potente per essere semplicemente hard rock, un heavy metal troppo melodico e pulsante per essere heavy metal. Una proposta geniale, semplice e mostruosamente efficace. Un cantante, Lothar, con una voce fantastica, che oso definire come l’incrocio trans genetico tra Udo Dirkschneider e Lemmy Kilmister, con in aggiunta una capacità di offrire un timbro vocale caldo e avvolgente quando la canzone si fa più profonda o misteriosa.
(Chaos Records) Ronnie “Ripper” Olson è bassista e cantante (Nekrokült , ex Gehennah, Vomitory e altri) e la sua voce è mostruosamente perfetta, roca, avvincente. A lui si uniscono le sei corde di cristallina e disintegrante potenza di Nicklas del Melo e la sapiente batteria di Fredrik Hultman. In tre toccano quota secondo album, nel giro di due anni, infondendo un sound corrosivo e dotato di tutti i crismi della buona e sempre verde tradizione metal svedese. “Christ Zero” è in verità un mini album, 19’ e 11 pezzi, che fonde heavy metal, thrash, hardcore e death metal old style
(Autoproduzione) La recensione di questo “The Inhuman Use of Human Beings” nasce grazie a Luca, chitarra e scream dei This Broken Machine, il quale ha voluto sottoporlo a Metalhead.it. Luca ha presentato la band come architectural metal e, sinceramente, io nemmeno so cosa sia quel genere ed ho malignamente pensato che volessero vantarsi di qualcosa, definendosi in quel modo. Assolutamente no, mi sbagliabo. I This Broken Machine sono autori di un groove metal nel quale si odono elementi di thrash, heavy e alternative metal, ma anche di metalcore e spunti sperimentali.
(Autoproduzione) Inizio ad ascoltare “Face the Terror”, senza nemmeno sapere chi siano I Terror Empire e nel mentre guardo le loro foto promozionali e scopro ragazzi semplici, giovani ma capaci di concepire un sound potente, aggressivo e variegato nelle sue strutture. Si, sono giovani ma suonano con disinvoltura ed anche con scioltezza, come musicisti navigati. “Face the Terror” è il debut di questi portoghesi ed è un concentrato di thrash metal rivisto in chiave moderna
(Autoproduzione) Mini album di puro post metal, fatto a Nantes e con somma disperazione e angoscia. Verrebbe da riassumere così la recensione di questo lavoro dei francesi Taste The Void. “Sun’s Heat” raccoglie cinque canzoni dai toni sempre ombrosi e carichi di tensione. Il tutto è imbastito con un drumming scandito e sempre tendente ai ritmi medi o lenti, le chitarre recitano riff acidi, elettrizzati, ottusi, insistenti e claustrofobici.
(Massacre Records) La Massacre pubblicizza i The Prophecy 23 come una band di skater thrash metal. E’ questa la descrizione che l’etichetta tedesca sente di dare ai propri connazionali, puntando sul fatto che quel genere viene rinforzato anche da richiami all’hardcore e allo speed metal. Tuttavia è innegabile che il sound per certi versi non risulta datato, anzi la produzione ha una pulizia e un tocco decisamente moderno
(Nucear Blast) Ci sono cose che le nuove generazioni non capiranno mai. Mi guardo in giro e vedo ragazzini con magliette di bands estinte anni prima della loro nascita, del loro concepimento. Divertente. Fai il ribelle con roba con la quale si ribellava quel noioso di tuo padre? Generazioni che vivono troppo veloci, non a causa del rock, ma a causa dell’era moderna che crea e distrugge quotidianamente.
(Nuclear Blast) Questi ultimi anni di carriera dei Testament hanno accresciuto di molto la mia stima verso di loro. Il livello qualitativo e la freschezza del sound offerto in queste ultime prove – da “The Gathering” in poi- è stato incredibile, nonostante i trent’anni circa di attività. Altre band hanno stravolto il proprio sound, hanno subito scossoni di stile, ma niente da fare per i Testament.
(Street Symphonies Records) Opener, “Bad Behaviour”: alcuni accordi elettrizzanti, parte il riff, potente e trascinante, entra un assolo trascinante, e la voce, disinteressata, stracciata, canzonatoria che grida cose nel microfono. Cose sporche, cose offensive, al limite delle decenza, immorali. Ritmo irresistibile, anch’esso sporco. Riff aggressivi, diretti come un colpo di fucile. Distorsione grezza, abuso di wah wah. Pennate di chitarra decise, sprezzanti. Sessione ritmica piena, pervasa di una elettricità esplosiva. Sono in quattro, sono italiani, fanno un gran casino
(Massacre) Questo nuovo album i The Forsaken se lo sono autoprodotto, affidando poi la masterizzazione a Jens Bogren (Paradise Lost, Kreator e altri). Riprendere dopo nove anni poteva essere dura, ma gli svedesi hanno scelto di fare leva sulle proprie forze e l’esperienza. Il death metal suonato si presenta, come sempre, dinamico, agile e con una buona dose di melodie