TREPALIUM – “H.N.P.”
(Kloniosphere/Season Of Mist) Gira e rigira I Trepalium sono arrivati a dare una svolta al proprio sound, attraverso un denso uso del groove e contemporaneamente levigando il techno thrash-death metal, del quale i francesi sono autori da anni. “H.N.P.” ha pulizia del suono, le chitarre sono tagliate ad arte e la batteria procede facendo il proprio dovere. (altro…)
(Necrotorture) The King’s Band è il progetto di quel pazzo da manicomio che si fa chiamare Karlage King. Recentemente ho recensito il suo demo, sapendo che questo EP era in produzione, ed era doveroso poter giudicare questo artista nel modo giusto, ascoltando un lavoro completo. La sua voglia di devastazione e depravazione si intensifica ogni giorno, il suo gusto per la provocazione è andato a fondo scala
(Massacre Records) “The Human Apheresis” è un album black metal di stampo modern. Quindi non un lavoro feroce e dissoluto e non un lavoro malvagio e cattivo per via di scenari furiosi. La durata dei pezzi oscilla tra i 3’ e i 4’ e i The Iniquity Descent sembrano votarsi ad un black ‘n roll/death metal giocato su distorsioni a tratti diverse tra loro. Una roba in stile Satyricon. Lascia perplessi il fatto che la Massacre li promuova come una band di avantgarde black metal, qui di sperimentazione o avanguardie non se ne sentono per nulla!
(AFM Records) Questo album ha un’epica pagana avvincente e viene esposta con un black metal dai contorni ben marcati. “Von Leere und Tod” è il secondo lavoro dei tedeschi Thormesis e si rivela un’opera di buona fattura, per via di melodie ben sviluppate e sempre presenti nei pezzi e con un folk onnipresente, ma tenuto sempre ben a bada dalla violenza del black metal
(Riff Records) Quando “Bedsores” apre questo lavoro in modo soffuso, le note riportano alla mente gli spettri della psichedelia di “Ummagumma” o le divagazioni acide dei Kyuss. Oltre 5’ di gelo e poi esplode l’aggressività rock, per superare in totale i 10’. “GameOverIsAnOpinion” è il primo assalto crossover, con la stessa attitudine saranno “Hellvetica”, “Masters of the Universe” e altre.
(Ethereal Soundworks) Il secondo album dei portoghesi Thee Orakle non lascia certo indifferenti: i nostri si dedicano ad una miscela di generi che ricorda vagamente quella dei conterranei Moonspell. In “Faraway Embrace” c’è subito di tutto e l’impatto è abbastanza disorientante: la base del sound sembra un gothic metal dalle strutture progressive e diversi influssi death
(Heaven and Hell Records) Quando il mio stimato caporedattore mi ha detto che aveva per me un album che suonava come gli Anathema di “Eternity”, sono subito stato molto scettico: poi è partita “In Pursuit of Redemption” e mi sono ravveduto. The Reticent, solo project dell’artista Chris Hathcock, proveniente dal North Carolina
(Ataman Productions) Scelto un nome che deriva dalla fantasia di J.R.R. Tolkien, il polacco Ataman Tolovy (Gemnius Ultor e Stillborn) con l’aiuto del batterista Imć Pan Śmierć e del chitarrista Kniaź Niechęć Przekora (altro ex Genius Ultor) incide questo lavoro oscuro e diabolico. Non è il primo ad essere realizzato, ma “Corona Regni Satanæ” è il primo full length a cui i Túrin Turambar hanno lavorato dalla metà degli anni ’90 ad oggi.
(Coroner Records) Messo fra parentesi per un attimo il death metal dei Soilwork, Björn Strid ha dato vita a un interessante side project fra rock e metal che prende il nome di The Night Flight Orchestra: nella band è coinvolto anche Sharlee D’Angelo degli Arch Enemy. 11 i brani del disco, più una bonustrack disponibile solo per la copia fisica e non per il download digitale. “Siberian Queen” ricorda subito gli ultimi Rainbow
(Autoproduzione) La fredda meccanica della recensione di un prodotto non sincronizzato con i tempi. Spietata e dura. Ma unica e ovvia: ascolto questo demo mentre il progetto King’s Band sta per rilasciare l’EP. Questo demo, ormai vecchio, offre degli indizi molto chiari: Karlage King, il leader massimo (ed unico componente della band)
(Coroner Records) Ettore Rigotti e Claudio Ravinale (il primo è polistrumentista e magnifico produttore di grido e compagno del secondo nei Disarmonia Mundi) non si fermano e lanciano i The Stranded, insieme a Elliot Sloan (chitarra e basso, nonché skater professionista) e Alessio Neroargento (tastierista anche con i Disarmonia Mundi e altri)
(Autoproduzione) In Germania il metal a volte ha preso strade ibride, ed è per questo che spuntano poi band come i thisONEless che nel loro sound ci mettono dentro alternative rock-metal e l’emocore. L’incipit delle canzoni è sempre molto soft, poi i toni emotivi si alzano, il pathos aumenta e le chitarre diventano più distorte, fanno più chiasso. Sono distorsioni che hanno un mordente basso però, troppo rock nell’essenza, incasinate ma non abbastanza metal nella realtà.
(Autoproduzione) La pubblicazione che si affronta in queste righe è un 3 pezzi dei perugini Taken From The Nest. la band è giovane e suona un intrico stilistico di death metal, black metal e crust. Proprio questo ultimo genere sembra essere la vera impalcatura del sound dei Takens. Quello sfondo così arrabbiato, corrosivo (grazie a chitarre distorte in modo ruvido), robusto (buona la sezione ritmica di basso e batteria) è la caratterizzazione più interessante di questo prodotto,
(SPV/Steamhammer-Audiglobe) “Wintercoast” è il secondo album degli inglesi Touchstone e il terzo prodotto della band (contando anche l’ep “Mad Hatters”) ad essere ristampato in un bel digipack dalla SPV: con l’aggiunta di due bonustracks live il minutaggio totale supera gli 84 minuti! Nel confronto con il predecessore “Discordant Dreams” esce un po’ sconfitto in inventiva e freschezza, ma non si può certo dire che sia un brutto platter.
(SPV-Steamhammer/Audioglobe) Proseguendo l’opera di ristampa della discografia dei Touchstone, la SPV ci presenta il full-“length” di debutto della band inglese, da molti ritenuto il loro capolavoro. “Discordant Dreams” si pone infatti da qualche parte fra le cose migliori dei Marillion e quelle dei Threshold, senza rinunciare a qualche influsso dal rock anni ’70: ne esce fuori un prog/rock di classe, né troppo mainstream né troppo cervellotico, capace di impressionare positivamente una larga fascia di pubblico.
(Victory By Fire Records) Oscurità e pessimismo. Una decadenza dell’essere, una vita che è una passione, una tortura. “Ceremonial Blood” rappresenta quasi un’ora di potentissimo death/black, con una massiccia doppia cassa quasi sempre presente, la quale scandisce con brutalità la manifestazione di un sentimento di violenza e rabbia. Il progetto porta la firma di Eric Horner, il session guitar di Daniel Vrangsinn per gli Stati Uniti (e redattore per chemical-magazine.com), e della sua compagna Jessica.
(SPV-Steamhammer/Audioglobe) Visto il netto successo (almeno presso il pubblico anglofono), la SPV ha deciso di ristampare le prime tre produzioni degli inglesi Touchstone, da molti ritenuti la new sensation di questo decennio in ambito prog rock. La discografia dei nostri inizia con l’ep “Mad Hatters”, del 2006, qui riproposto con 3 bonustracks live (compresa, come ghost track, una cover di “Mad World” dei Tears for Fears).
(Battlegod/Twilight) Stranissimo progetto questo dei Tomorrow’s Outlook: due musicisti e un manager-songwriter dell’estremo nord della Norvegia che hanno messo su un metal project con tre ‘guest singer fissi’ (cosa significhi non ne ho idea) e altri ospiti dietro alle pelli e al microfono (fra cui l’immancabile Michael Kiske), registrando singolarmente 12 brani e una cover nell’arco di quattro anni per poi darli alle stampe in un unico cd
(Il Verso Del Cinghiale Records / Sympress44) L’essenza. Le origini. La purezza. Il sound senza il quale nulla di quello che leggete in queste pagine avrebbe senso, vita, fama. I Thee Jones Bones, quartetto bresciano, dopo 10 anni di onorata carriera, se ne escono con queste undici tracce di assoluta sincerità, di vero rock’n’roll, di profonda passione. Musica intensa, carica di un’energia trascinante, capace di scuotere, eccitare, animare.
(Soulseller Records) I Tombstones qui discussi sono norvegesi e suonano qualcosa di veramente dimesso e a metà tra il doom e lo stoner. Un sound vicino agli Sleep e con sonorità dilatate in stile Electric Wizard. Le canzoni dei Tombstone sono cupe, seppellite da ombre, decadenza e una pesantezza che si trascina per quasi tutti i pezzi. Se da una parte rispetta il genere, da un’altra “Year of the Burial” fatica a diramarsi in qualcosa di sostanzioso.
(Autoprodotto) Gli interessanti Tamed Darts provengono da Siracusa e hanno coraggiosamente deciso di autoprodurre il proprio debut album, il quale presenta una riuscita fusione di generi e atmosfere che li colloca fuori dai soliti schemi ma comunque all’interno dei generi classici. Dopo la intro d’atmosfera, “War to reign” può essere ritenuta battle metal per il suo sviluppo molto quadrato
(Autoproduzione) Niente evoluzione. Nessun modernismo. Spirito di ribellione thrash spinto all’estremo, con la conseguenza che questi tre messicani sembrano veramente usciti da un’altra epoca. Un’epoca dove c’erano delle regole ben precise. Regole assolute, necessarie per guadagnarsi la tessera del club delle bands di vero thrash metal.
(Dreamcell11) Celebrazione live di una band che ormai ha un suo seguito anche all’estero. Il Moonlight Waltz Tour trova posto in questo DVD e anche CD, il tutto racchiuso dentro un box. L’evento che ha generato questa release video/audio è avvenuto il 16 aprile 2011 al Plan B Club di Mosca.
(Nocturnal Art Prod/ Candlelight Records) I The Wretched End sono la nuova band di Samoth (ex Emperor), per la quale crea e compone da prima del 2010, lo stesso anno del primo album “Ominous”, il quale manifestò le palesi differenze stilistiche e concettuali tra Ihsahn e Samoth; in quel periodo infatti il primo pubblicò l’album solista “After”.
(Metal Scrap Records)Voce violentissima, incazzata, furia cieca. Canta, anzi urla, sensazioni, odio, rabbia, disperazione, ingiustizie. Voce registrata in modo particolare, sembra uscire da una caverna oscura, umida ed insalubre. E da questo antro poco ospitale si scatena il sound di questi quattro Russi, i quali producono un groove-thrash-core senza tanti compromessi, ma con diversi richiami ai classici
(Cyclone Empire) Sonno catatonico durato 53 anni. Un sonno di tortura, violenza, malvagità. Un’accusa pesantissima. Pazzia allo stato puro. Un bagaglio di misteri, morti, accuse, condanne. Un risveglio improvviso. Assurdo scherzo del signore del tempo. Pazzia che si somma alla pazzia. Terrore. Ispirata alla Miskatonic University di H.P.Lovecraft, questa storia, scolpita nelle tracce del secondo
(Cyclone Empire) La sicurezza di un abbraccio, il calore che ne scaturisce allietando tutto ciò che ci circonda. All’improvviso, in una giornata piovosa – luce sottomessa all’ombra – l’abbraccio si trasforma in stretta violenta – sensazione di soffocamento – fine della speranza. Il calore svanisce, muta, si reincarna nell’alito fetido e freddo della disperazione, della decadenza.
(Worm Hole Death) The Way Of Purity “è una entità complessa e internazionale” (dicono di essere di diverse nazionalità), dato che non agiscono “come una “normale” band e l’impostazione del progetto non è come di una usuale line up“. Era lo stesso Without Name, o come possa chiamarsi, a dirmelo due anni fa. Il primo album “Crossocore”
(Autoproduzione) A seguito di un demo edito nel 2009 i veneti Teodasia pubblicano il loro disco d’esordio, che si presenta in un digipack molto curato sotto l’aspetto grafico e con una produzione ben bilanciata. Per quanto riguarda invece le coordinate musicali, i nostri si muovono con destrezza fra power e gothic: ma non pensate subito ai Nightwish perché le influenze
(Crucual Blast) T.O.M.B. sta per Total Occultic Biomechanical Blasphemy e questa è la perfetta definizione per l’incubo che contiene il loro nuovo album “UAG” (“Uncovered Ancient Gateways”). Ci sono 11 tracce assurde di un qualcosa che si potrebbe definire black ambient (“Leech”) ma in seno a queste divagazioni cova l’elettronica più nera
(WormHoleDeath) Quando recensii il primo album dei The Way of Purity rimasi colpito. Un sound roccioso, massiccio, arrabbiato e costellato da alcuni synth che davano un certo dramma al sound. Poi li intervistai, c’era la nuova arrivata Tiril Skårdal (voce). Venne presentata al mondo attraverso un video inquietante.
(Basement Apes/Brain Ache/altre) Ci sono degli album che sembrano un’esperienza concettuale, un discorso articolato. Ci sono degli album i quali pur non essendo dei concept, si rivelano delle trame incredibili. Quando “Black Mouths” sorge con l’iniziale “The Truth”, si ha immediatamente la certezza che i francesi The Prestige siano un quartetto che fonde il post hardcore con il metal.
(Black Widow Records) Joe Hasselvander ritorna a farsi sentire con un album esplicito, già dalla copertina che lo racchiude. C’è qualcosa che riporta alla mente i Black Sabbath. La storica band di Birmingham la si percepisce anche nel sound doom, ma fortemente legato ai suoni degli anni 70 e alle prime forme dell’hard rock/heavy. “The Ninth Hour” è un album che attinge dal passato,
(High Roller Records) I Trappazat sono una delle pochissime band rimaste al mondo a non avere neanche una pagina sull’Encyclopedia Metallum (per non parlare di un sito o di un myspace): tutte le informazioni derivano soltanto dalla lunga e non troppo interessante nota promozionale scritta dal cantante Paul Britton. Il nostro ripercorre con tono avvelenato
(Pest Records) I The Obscene nascono dalle ceneri dei Blessed Realm. Non un nome altisonante, infatti hanno realizzato solo pubblicazioni minori. Basso, batteria e voce provengono da li e Tom, cantante, si è aggregato a loro. La band inglese ha pubblicato questo EP nel quale figurano undici pezzi, ma sei in realtà sono canzoni tratte da un EP del 2008.