GRIM FUNERAL – “Abdication Under Funeral Dirge”
(Avant Garde Music) Legato ad una radice di suicidal black metal questo progetto condotto dallo spagnolo Ur Profanum, unico membro dei Grim Funeral, propone la ridefinizione del concetto di angoscia. Un’ora e venti minuti di viaggio psicologico negli inferi più nefasti, dove la brutalità sia sonora che vocale è spinta a livelli estremi, ai confini con la dissonanza, dove il principale (altro…)
(Mirgilus Siculorum) E’ un vero e proprio album “Conquest War Famine Death”, un album di debutto ideato da Nekroführer dei Wolfsgrey e Siculicidium, ma stampato su cinquanta cassette edite da Mirgilus Siculorum e distribuite da Sun & Moon Records. Proprio il formato forse spiega il livello qualitativo approssimativo di questo sound. Dozzinale, sporco, resa tipica da demo-tape, però
(Pitch Black Records) Melodia, ritmica tagliente e un tributo ai grandi del power/prog. Questi sono gli Artical, band greca formatasi nel 2002 che vanta, per questo nuovo lavoro, il grandioso Mark Boals alla voce. E’ ormai indubbio che ovunque finisca a cantare Mark, ed ultimamente è un singer molto impegnato e richiesto, il risultato sia senza dubbio di grande qualità.
(Punishment 18 Records) Nuova bordata selvaggia e distruttiva per i Sardi Necromessiah, una delle migliori realtà black ‘n roll che si possa trovare in Italia. La band si propone con la tipica miscela dei primordi del thrash metal teutone, il seminale ed evangelico black metal alla Venom e ovviamente quella stramaledetta attitudine da locomotiva lanciata a folle corse che è cara ai Motörhead.
(Transcending Obscurity India) È la prima volta che mi capita di recensire un disco proveniente dall’India, e sono sorpreso di trovarvi un sound profondamente europeo (anche nell’accento del cantante). I Djinn and Miskatonic sono all’esordio e piaceranno soprattutto ai puristi assoluti del doom più plumbeo. I brani in scaletta sono quattro (più una breve intro di “Voice from the Tomb”): si parte con
Musica che deve essere percepita, piuttosto che sentita. Suoni che si fondono in musica, musica che diventa suoni. Lo spazio che atterra qui, la terra che se ne va tra le stelle. Il loro album va lontano in qualsiasi immaginabile direzione. Prima spariscano verso la prossima dimensione parallela, dopo aver recensito con piacere il loro ottimo album, siamo riusciti a teletrasportare, in questa realtà virtuale mortale, le parole di Oscar (voce e chitarra)…
(Century Media Records) Geniale artista Arjen Lucassen. Un artista poliedrico, un artista con mille idee, mille ispirazioni e molti progetti. Risale a solo un anno fa il suo ultimo lavoro (a nome di Arjen Lucassen), al 2010 il complesso “Victims Of The Modern Age” (secondo lavoro a nome di Star One), al 2009 il bellissimo “On This Perfect Day” (a nome di Guilt Machine) e ben a cinque
(Darker Than Black / Merchant Of Death) Il black metal più oscuro e tenebroso si espande nelle composizioni di questo mini album dei Black Altar di Shadow. Atmosfere solenni ma ammantate di diabolicità, create da chitarre forti e solenni, insieme a blast beat che divampano e si sviluppano come fiamme vive. “Suicidal Salvation” è davvero un fuoco che brucia tutto, incenerisce
(Fuel Records) E’ il Messico il luogo ideale per i Dark Lunacy dove realizzare un DVD live. A Città del Messico per la precisione e nell’ambito dell’ “Eye Scream Fest 2012”. Di questo “Live in Mexico City” ho avuto però modo di ascoltare soltanto l’audio e dunque nessuna immagine in visione. La resa sonora è buona e abbastanza sincera nel dare un’idea dell’atmosfera live. Meno efficaci invece
(Autoproduzione) Ai genovesi DarkUpside le definizioni stanno certamente strette: il loro esordio non è progressive, e non è ‘alternative metal’ (se esiste e come diavolo vogliate chiamarlo), ma un riuscito compromesso fra tendenze moderniste, il prog metal, i Rush (grande amore della band, come dichiarato nelle note promozionali) e qualcosa del post metal inglese di cinque o sei anni fa.
(Napalm Records) Una delle migliori band neo-metal che ci siano in circolazione. Continuo a pensarlo e a sostenerlo, nonostante i Monster Magnet siano sempre incollati dalla stampa specializzata come la band di “Powertrip” e per non parlare delle vicende extra musicali (droga) di alcuni dei singoli componenti. Non so voi, ma io “Mastermind” l’ho consumato in questi tre anni e adesso
(Pesanta Urfolk) Per chi, come me, ha amato alla follia i Wardruna, i Kinit Her dovrebbero essere il non plus ultra, dato che portano all’estremo il sound neopagano della band norvegese: e invece questo ep, tre tracce per quasi venticinque minuti (la titletrack supera i dodici), non mi ha convinto per niente. Ma so perfettamente il perché: mentre i Wardruna elaborano canzoni (e che canzoni!)
(Steamhammer / SPV) Gli israeliani Betzefer tengono fiducia al proprio sound, strutturato su alcuni punti fondamentali e imprescindibili: groove metal e hard ‘n roll, oltre a linee vocali un pochino alla Phil Anselmo che imita Chuck Billy! Immaginate un po’ cosa possa essere. Semplice, Avital Tamir, appunto il singer della band. Tutto ciò si traduce in pezzi dall’alta densità melodica,
(Iron Bonehead) Totale negazione della vita, del respiro, della luce, della natura, di qualsiasi cosa che possa essere definita positiva. Infettano il mondo dalla Svezia, hanno all’attivo un album di debutto che sembra uscito dal nulla, e vantano un moniker assurdamente anonimo, quasi un suono, incomprensibile come l’illeggibile logo. Un album indescrivibile a parole, ma
(Ektro) Un 7”, un singolo. C’era una epoca dove il singolo era il lavoro importante, ed il resto era un fill, un qualcosa per chiudere il pacchetto. Ricordo anche quando il singolo era tutto, e sull’altro lato del 45 giri ci finiva una b-side, che già dal nome assumeva un pietoso ruolo riempitivo. Però erano tempi mitici, gloriosi, sballati. Certo, fare un singolo oggi potrebbe avere lo stesso
(Pure Legend Records) I primi due dischi dei messicani Split Heaven, devo dire la verità, non mi avevano affatto convinto; ma questo “The Devil’s Bandit”, per il quale i nostri scelgono immagini e testi (ma non atmosfere sonore) legati al western, è certamente più convincente e maturo. Anche la presenza del nuovo singer Gian Carlo Farjat, molto capace, contribuisce alla riuscita generale
(Autoproduzione / AAP) Questo sound è una fogna, un pozzo, una voragine apertasi nella terra. Questo sound è oscuro e assurdo. I Mörkö sono finlandesi e attivi da poco più di dieci anni. hanno realizzato già dei lavori, ma per quanto mi riguarda è la prima volta che li affronto e non smetto di staccarmi da “Itsensänimeävä”. Un album atrocemente oscuro, nero: è una notte fonda che piomba
(Eclipse Records) E’ il secondo album dei tedeschi Sapiency questo “Tomorrow”, il precedente era del 2010. E’ la prima volta che affronto questa band e non so molto di loro, ma nelle ricerche ho visto delle foto con dei musicisti davvero giovani e questo mi ha subito chiarito come mai il melodic death metal che suonano abbia un risvolto così moderno, espresso soprattutto da tastiere
(Videoradio) Mattia Gosetti è un bassista ed ha ideato il progetto Sirgaus, insieme alla consorte e cantante Sonja. Sirgaus è un contenitore di heavy metal, rock, symphonic, folk e gothic. Un vero laboratorio musicale, una coesione di idee e stili che prese forma in un precedente album, nel quale suonava il chitarrista Massimo Pin. I tre si ripropongono con
(Autoproduzione) Buona proposta deathcore da Udine, creata dai Despite Exile, una band che in tre anni è arrivata a questo debut album passando attraverso un EP e tanta gavetta live. Trovo impressionante la coesione dei cinque musicisti e il notevole grado di maturità che riescono a dimostrare in questo primo lavoro. In realtà i Despite Exile non sono una completa e pura deathcore
(InnerSun Records) Interessante combinazione tra potenza e quell’atmosfera dark, sempre malinconica, coperta da una sensazione oscura che viene proposta dalla band di Amburgo. Cinquanta minuti di musica profonda, riflessiva, ma sempre fedele ad una impostazione metal che garantisce riff imponenti, una certa grinta nel songwriting ottima per iniettare quella giusta dose
(Agonia Records) Letali e spietati. Violenti e micidiali. Trionfali e demoniaci. I francesi Temple Of Baal tornano sulla scena con il quarto full length nella loro lunga carriera. Maturi ed intelligenti, creano un death metal orientato al black con una potenza mostruosa ed una resa atmosferica di esemplare qualità. Oscuri fino ad impossibili limiti cromatici, riescono ad offrire
(Eleven Seven Music) A metà novembre i Buckcherry sono stati in Italia per qualche data e poco prima è stato pubblicato appunto questo “The Best of”, raccolta celebrativa per l’esplosiva band hard/street rock americana, attiva da almeno quindici anni. I Buckcherry figurano stabilmente nelle zone alte delle classifiche di Billboard ogni volta che si presentano con una release, album
(Autoproduzione) Sporchi, brutti e sgraziati. Sono inglesi, e incrociano le strade del doom e dello sludge, con una vena hardcore. Cinque brani, poco più di un quarto d’ora di scuotimento, di mancanza di rispetto, di suoni grezzi e molto impattanti. Pesante e piena di ritmo selvaggio la opener “Burden of Pain”. Più melodica, sempre secondo il loro personale concetto di melodia, la seguente
(Debemur Morti) Da Bordeaux, Francia, gli Year of no Light ci sottopongono il loro terzo full-“length”, che segue a una miriade di split e progetti minori: un sound oscuro, che si divide quasi equamente fra doom, post metal e drone, si riversa sull’ascoltatore da questo monolitico disco strumentale. Mai come in questo caso, credo sia inutile (se non addirittura fuorviante) descrivere
(Mystic Production) Ritorno poderoso dei polacchi Armagedon, quattro anni dopo “Death Then Nothing”. La band viene da un passato lontano, seconda metà anni ’80, poi un lungo iato dal 1994 in poi e nella seconda metà degli anni 2000 gli Armagedon hanno imbracciato di nuovo i loro strumenti per suonare un death metal muscolare e dinamico, come è tipico delle band polacche, ma
(GlobMetal Promotions) Sono sempre attratto dalle realtà estranee al consueto contesto europeo, e così ho accolto con piacere la possibilità di scrivere due righe su questo ep di power metal russo cantato in lingua. Gli FS Projekt, sulle scene da circa due anni, ci offrono un symphonic metal tastierato e molto squillante, vagamente sullo stile degli Stratovarius o dei Fairyland, anche se la band
In questa lunga ed epica intervista, MetalHead discute con il grande William J. Tsamis del nuovo disco dei Warlord, “The Holy Empire”. Ma c’è spazio anche per parlare di christian metal, dei testi della band e del senso generale della guerra, in quella che piano piano diventa una sorta di presentazione generale di William e della sua arte. Buona lettura!
(Autoproduzione) Sulla scia di iniziative come quella della Misantrof Antirecords, l’artista e produttore triestino Peter Pahor mette sul mercato questo progetto musicale libero da copyright e quindi in totale free download. Ma per quanto il proposito sia lodevole, i dieci brani di questo “Metodo paranoico-critico”, al quale partecipano anche musicisti stranieri, appaiono abbastanza slegati
(Agonia Records) Sempre originali i francesi Glorior Belli, capaci di sviscerare l’essenza del black metal, e fonderlo con elementi espressamente sludge e doom, creando una distinta e personalissima idea di black’n’roll. Nonostante i molti membri della band, dal 2002 ad oggi, si tratta sostanzialmente della one man band di Billy Bayou, personaggio che principalmente si dedica a chitarra
(Autproduzione) Puro thrash metal con una vaga tendenza a Metallica ed anche con la voce, ma non è qualcosa proveniente dall’America bensì dalla Norvegia. Attivi già dal 2005, i Critical Solution optano per questo debut album lo stesso lavoro svolto per l’EP, “Evidence of Things Unseen” e cioè quello di affidarsi alla consolle di Andy La Rocque presso lo studio svedese Sonic Train.
“Io credevo di trovare la fortuna, forse sta lei per trovare me“
(Sub Pop) Cosa ha lasciato il grunge? Niente o poca roba. Ormai questa domanda è stucchevole e le risposte sono al pari pessime, perché si cimentano in spiegazioni, ricordi, analisi e opinioni di ogni tipo. Eppure questa domanda sorge ogni volta che qualcosa emerge dall’epopea grunge. Oggi è una ristampa, infatti la Sub Pop ripubblica l’EP di debutto