CHRISTOFER JOHNSSON (THERION): “Volevo reazioni spontanee, dando alla gente un argomento di cui parlare”.
CHRISTOFER JOHNSSON: Non c’è molto da dire su Christofer Johnsson. La sua musica dice già tutto. Un uomo che ama trasformare le sue idee, i suoi sogni, le sue visioni in realtà. Ad ogni costo. Si definisce timido. L’ho incontrato, e sono d’accordo su questo, ma vi posso dire che, quando si apre ed ha voglia di parlare, ci si trova davanti ad una delle persone più oneste che ci siano in giro. Gestisce una band di successo, conosciuta in tutto il mondo. Ma quando ha risposto alle mie domande è apparso essere tutto fuorché una star. Così reale. Così umano. Un vero uomo che dice la verità. Signore e Signori: Christofer Johnsson con tutte le risposte. Vi mostra quanto sia difficile arrivare dove è arrivato lui. E quanto reale sia tutto questo. Lo fa in una forma eccezionalmente chiara. Rendendo le emozioni ancora più pure. Le risposte alle mie domande sono tutto fuorché ovvie. A conferma del fatto che dietro questa band c’è un grande piano, il quale è semplicemente ciò al quale Christofer decide di dare vita. Volevo incontrare la mente dei Therion. Ho incontrato un grande uomo. [english version HERE]
Ciao Christofer! Grazie infinite per questa opportunità! So che sei impegnato con i dettagli relativi al nuovo album e al tour che hai appena fatto, quindi ti ringrazio davvero, sei gentilissimo. Ho recensito recentemente la tua ultima fatica, fantastico album, e considerando le tue recenti dichiarazioni, credo questo sia il momento perfetto per farti alcune domande. (altro…)

(AFM Records) Semplice e diretto. E’ un concetto noto nel rock, anche se spesso ignorato. Non sempre la complessità artistica è quella che porta al successo. Molte volte, invece, sono due accordi ben suonati, sporchi, cattivi, semplici a fare la differenza. E questo i The Last Vegas lo sanno molto bene! Dopo esser stati lanciati da Nikki Sixx il quale ha curato la pubblicazione del loro disco precedente, hanno deciso di seguire i propri istinti. Abbandonano la scena di LA, e se ne tornano alla loro Chicago, dove iniziano a lavorare con Johnny K (Megadeth, Airbourne).
(Selfmadegod) esistono dalla metà degli anni ’90 e il loro nome mi è passato davanti più volte, ma “Still the Kings” è assolutamente la prima cosa che sento di questi tre svedesi. L’album è costituito da ben 19 pezzi eseguiti in meno di 20′. Dunque non solo il grindcore, il genere anzi non è proprio espresso al suo massimo potenziale, ma anche e soprattutto l’hardcore, il crust e il thrash metal, nella sua forma. 
(Inconsapevole Records) I Radio Mosquito sono autori di un hardcore fatto di suoni potenti e ben definiti e con inserti prettamente metal, dove scandiscono i tempi rocciosi e sommando insieme chitarre, con riff stoppati, e batteria a seguito. Un esempio è la marzialità di “Earthquake”, ma in generale questo tipo di soluzione è diffusa nell’album. Si sente anche un deriva thrash metal, come per “Knowledge Is Redemption”
(The Leaders Records) In cinque anni la piccola realtà greca Show Your Face ha fatto diversi passi importanti. Il Waken Open Air Battle, del 2010, dove la band è stata tra le finaliste dell’evento e poi le diverse esibizioni live, anche nel nostro paese, e alcune con Sodom, Tankard e altri. Ora arriva un nuovo piccolo lavoro di soli tre pezzi, ma la band è già autrice dell’album “Unleash” e nel prossimo anno si appresterà a pubblicarne un altro.
(Atomic Stuff Records) Sono uno di quelli che ha sempre accusato il grunge. La colpa? Aver ucciso l’hard rock, quel movimento tutto festa, droga, stivali, arene. Musica che tutt’ora adoro. Che poi, lo ammetto, il grunge è una definizione che io, personalmente, non riconosco. Parliamo piuttosto di quelle sonorità decadenti, simbolo di un’epoca, gli anni ’90, in pieno declino dopo gli eccessi del decennio precedente.
(Autoproduzione/Futurebeat Music Ltd) L’ascolto di un lavoro come “Ghosts” sembra essere agevole per via della fruibilità espressa dalle canzoni dei Generation.On.Dope. Nonostante l’intro “J’Accuse” abbia un tono placido, ma parole taglienti e in stile punk, “Caro padre mi senti/Mentre te ne stai fiero e in alto/Noi non abbiamo futuro” e di fatti l’attacco di “The Jackals” rivela un cantato con cori a risposta di tipo hardcore
In che situazione versa il mercato discografico in Italia? Che realtà artistiche producono i Talent Show? E le Tribute Band? Daniele Farina ha indagato in tutto questo attraverso la realizzazione del documentario “Overload”. L’autore ha posto delle domande per farsi raccontare le opinioni dei protagonisti della scena musicale, cioè musicisti, artisti, vincitori dei talent, conduttori, discografici. Roberto Tiranti dei Labyrinth, gli Extrema, Pino Scotto, Cristina Scabbia dei Lacuna Coil, Blaze Bayley, gli Stratovarius, ma anche Mara Maionchi, Enrico Ruggeri e tanti altri ancora, hanno dato dimensione e voce a diverse problematiche e realtà attorno alla musica in Italia. Daniele Farina si è gentilmente concesso alle domande e offrendo un’ulteriore analisi.
(Iron on Iron) “In Blood in Battle”, il primo disco dei Validor, mi aveva colpito in modo molto positivo: in esso i greci si rivelavano capaci, con estrema facilità, di mettere insieme il meglio del power e dell’epic metal (magari con appena una spolverata di thrash) come soltanto poche illuminate formazioni underground sono in grado a fare. “Dawn of the Avenger” è la conferma di quanto avevo ascoltato l’anno scorso
(Goomba Music/SPV) Questa band ha un cordone ombelicale con Rob Zombie perché il fondatore è Mike Riggs, ovvero il chitarrista dell’artista del Massachusetts. La band nasce nel 2003 ed ora è al terzo album in studio. Nei due precedenti sono passati in formazione gente come Mike Tempesta (chitarrista, ex Testament), suo fratello John Tempesta (batterista per Exodus, Testament e White Zombie), John Dolmayan
(Solvent Bath Records) Gli Acid Ocean nacquero nel 2002 e nonostante un certa quantità di materiale si sciolsero dopo poco tempo. Adesso Fabio Serafini, voce e chitarra (Unscarred ed Elevation, band della scena milanese) riprende il discorso Acid Ocean insieme a Luca Caserini, batterista dei Sixty Miles Ahead (formazione hard rock/heavy metal milanese), incidendo un 7″ che esce a metà dicembre
(Street Symphonies Records/Andromeda Dischi) Hard rock moderno. Moderno inteso come reso attuale, fresco. Ma sempre di hard rock parliamo. Energia, Melodia. Ed un tocco di malinconia, quel pizzico di tempi moderni applicato ad una formula eterna, super collaudata. L’album di debutto di questi rockers Italiani è decisamente potente. Tutte le carte sono in regola: compatibile con volumi eccessivi.
(Black Tears) Peso, batterista degli storici Necrodeath, ha l’idea di rifare “The Dark Side of the Moon” e coinvolge Pier Gonella (Necrodeath e Masterastle) in questa avventura. Il progetto prende forma attraverso la partecipazione di musicisti della MusicArT, una scuola e studio di registrazione, fondata da Pier Gonella nel 2011. Oltre alla batteria di Peso e alla chitarra di Gonella, c’è la voce di Zanna (ex Sadist)
(SG Records) Dopo un primo album interamente strumentale, i progsters Azure Agony si propongono oggi più classicamente con un disco cantato, allineando otto brani raffinati e, in controtendenza rispetto al mercato, più alla Dream Theater che alla Symphony X. Godiamoci quindi le trame, a tratti tribali e molto Angra Style, dell’opener “Twin Babel”.
(Horror Pain Gore death) La title track di questo album che arriva immediatamente dopo l’intro, mette in mostra un death metal oscuro dall’impeto inzialmente blackened, ma che va a cedere immediatamente il posto all’attitudine melodica che punta soprattutto a creare atmosfere. Il songwriting dei californiani Crepitus è questo, cioè un insieme di scenari nei quali melodie particolarmente intense 
(High Roller Records) Ricordo che un anno fa i Dr. Living Dead! nel loro
(Deepsend) L’anno che sta per terminare sarà ricordato con piacere dagli Deus Otiosus, in quanto sul mercato sono arrivati sia il primo album uscito, nel 2010, che il secondo intitolato “Godless”. Il primo ha ricevuto una nuova spinta promozionale da parte della FDA Rekotz, e del quale si è già detto
(Grau) Senza fretta. Da quant’è? Forse dieci giorni che ascolto solo questo disco. Un funerale non corre veloce. E alla morte, se permettete, lascio il suo ritmo, la deviata misura del tempo. Una lancetta tagliente come una lama, che gira su un orologio che miete inesorabilmente ogni secondo di una vita che si consuma. Un album dannatamente complesso. Impegnativo e complesso.
(Graviton) Rieccoli, gli inglesi Pythia: una di quelle (poche) formazioni power/gothic che valga la pena ascoltare ancora alla fine del 2012! Tre anni dopo “Beneath the veiled Embrace” la band guidata dalla bella Emily Alice Ovenden è pronta a dare alle stampe il disco numero due, che supera sotto tutti gli aspetti il già riuscito predecessore. Ancora una volta, la cura per l’immagine e il dettaglio risulta maniacale, e la produzione è pulita
(To React Records) Anche quest’anno i Within Your Pain si ripropongono con del materiale nuovo e attraverso un EP, visto che nel 2011 uscì il secondo album “Ten Steps Behind”. “Little Stars and the Perfect Yellow Keys” sono sei pezzi in puro deathcore di granito e scalpellato con una batteria tipo macchinario industriale e un cantato ossessionante.
(Grom Records) La serba Grom pubblica il secondo album dei Mephorash, band svedese votata ad un black metal tenebroso e che per sfumature mi ricorda quello dei Watain. I tre musicisti piantano un nero e gelido inferno in questo nuovo lavoro che probabilmente avrà le sue buone caratteristiche per interessare il consumatore medio di black metal, anche quello più navigato.
(Cruz del Sur/Audioglobe) Una bellissima copertina incornicia l’esordio sulla lunga distanza dei doomsters Void Moon (inutile che lo dica, la band è svedese): la Cruz del Sur lo pubblica (anche in vinile) il 2 Novembre, giorno dei morti, e sicuramente la proposta dei nostri è funerea e drammatica, perfettamente degna del genere suonato. Della formazione fa parte anche il drummer Thomas Hedlund, coinvolto in decine di progetti
(Goomba Music/SPV) Mezzora di brutalità. Scatole craniche spappolate a forza di poderose mazzate. Credo sia la più semplice, chiara ed esplicita descrizione di questo album, il debutto degli americani Acaro. Una band decisamente valida che ha già condiviso i palchi con vari act, tra questi Gojira, Lamb Of God, Amon Amarth e Cannibal Corpse. Un death metal assolutamente sincero. Veloce. Molto ben suonato.
(Neverheard Distro) La band è ungherese e nasce come Ravenshades per via dell’unione di musicisti con un passato abbastanza importante. In particolare c’è M. alla chitarra e Knot alla batteria , dei black metaller Witchcraft, recensiti di recente, e il cantante Jim Jones dei Kolp, altra formazione in orbita black metal. Completano la line up Paga, altra chitarra, e Major al basso.
(Horror Pain Gore Death Prod.) Gli allegri ragazzi di Atlantic City che si fanno chiamare Hammer Fight, danno questo nome anche alla loro prima opera che risulta essere un minestrone di Motorhead, AC/DC, heavy metal, hard rock e di thrash-hc. Canzoni spedite e alcoliche, fatte per inebriare e per scuotere il capo senza darsi troppi pensieri e per meno di 20′.
Fieri, arrabbiati e genuinamente heavy metal, gli Icy Steel si prestano alle nostre domande sul nuovo disco “Krònothor”, sulla situazione generale del metal in Sardegna e sul rapporto metal/videoclip in Italia. Buona lettura!
(AFM/Audioglobe) Nell’ultimo periodo, il folletto Dirkschneider ha letteralmente bombardato i propri fans di uscite: solo negli ultimi due anni abbiamo un nuovo full “length”, un ep, una compilation celebrativa dei 25 anni di carriera (recensita
(Devouter Records) Lo sludge degli svedesi Galvano è ossessivo e insistente. Mattius, cantante e chitarrista, insieme a Fredrik , drummer, innalzano un sound heavy che non da tregua tra le sue dense bordate, ovviamente fatte di basso, chitarre e batteria. L’opener “Abysmal” ha un’andatura alla Neurosis, “Bleeding Lamb” parte a razzo e con potenza per poi passare, anch’essa, al solito ritmare in un 4/4 sbarazzino.
(Eisenwald Records) I Silent Leges Inter Arma sono un promettente trio tedesco che suona un potente e strutturato black/death metal in questo debut album omonimo. La band ha il black metal nel sangue, si avverte, ma si tiene ai suoi esatti confini in modo da inserire momenti più melodici. Melodie epiche, pagane, magari esposte a velocità non necessariamente estreme e di conseguenza con atteggiamento più death metal o di natura thrash e prende forma nelle canzoni della band. In loro c’è qualcosa tra Satyricon e Dark Funeral, ma i SLIA lo esprimono attraverso suoni laccati di nero
(Horror Pain Gore Death) Female fronted thrash metal non mi era ancora capitato di ascoltarne, ma i canadesi Minax mi piacciono: guidati dalla piacente Cara McCuthen e dalla sua voce lamentosa e inquietante, mettono insieme i cinque brani che vanno a costituire questo “Vengeance rising”. Produzione underground, riferimenti in ogni dove agli Exodus e agli Exciter ma anche a qualcosa di più classico, 