SOULS OF DIOTIMA – “Janas”

(Diotima Records/Rockshots Records) Quarto lavoro per i sardi Souls of Diotima, band fortemente legata alle proprie origini, considerando che il nuovo lavoro è un concept che continua l’argomento del precedente, ovvero leggende e miti dell’isola, una terra ricca di tradizioni antiche, spesso esoteriche, a volte macabre, ma pregne di storia e magia. (altro…)
(Autoproduzione) Con la presentazione onestamente più disonesta che abbia mai letto (‘When Iron Maiden meets Eluveitie’… qui però non c’è neanche l’ombra di un suono NWOBHM), gli svizzeri Infinitas lanciano sul mercato il loro secondo album; 
(Time To Kill Records) La band nasce con l’amicizia tra Massimiliano Pagliuso dei Novembre e Alessandro Marconcini nel 1994. Gianpaolo Caprino, Stormlord e altri, si aggrega tre anni dopo. Un demo e un EP in quegli anni d’esordio e solo ora gli Oceana approdano a un full length 
(Century Media Records) Lo stile degli Asphyx è consolidato quanto strausato se si vuole ma non da meno di un certo effetto. L’album si apre con “The Sole Cure Is Death”, una canzone un po’ diversa dal solito registro Asphyx, visti i suoi suoni graffianti, la sua marcia spedita con progressioni tipiche ma venate da riff nervosi. La seguente “Molten Black Earth” 
(autoproduzione) Celebrano i dieci anni di attività
(Eisenwald) Cospicuo split album che vede impegnati By The Spirits, Osi And The Jupiter, Mosaic e Fellwarden. Quattro musicisti, perché dietro ogni moniker c’è una singola mente, con quattro composizioni ciascuno e così “Songs of Origin and Spirit” diventa uno split da ben 80 minuti. By The Spirits è polacco, pone
(Autoproduzione) Sotto un punto di vista nutro un grandissimo rispetto per i tedeschi Mortal Terror. È infatti ammirevole la coerenza e la passione che anima la band, in circolazione dal lontano 1986, nonostante lo scarso successo e lo status di formazione underground che si porta dietro da ben trentacinque anni.
(Nuclear Blast Records) Ritardato dalla pandemia in corso, ma incorniciato da una copertina indovinatissima, il sedicesimo disco degli Accept lancia un messaggio chiaro fin dal titolo: questi nonnetti tedeschi sono troppo heavy metal per arrendersi al Coronavirus… e sfornano dunque un altro concentrato di riff, melodie e assoli che poche, pochissime ‘nuove leve’ possono mettere insieme allo stesso modo!
(High Roller Records) Nati verso la fine degli anni ’60, di preciso nel 1967 cioè quando i Beatles pubblicavano “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” e i Pink Floyd “The Piper of the Gates of Dawn”, i Faithful Breath nel 1974 arrivano al primo album decisamente improntato sul krautrock e il prog rock. Negli anni 
(Trollzorn Records) Ecco una band che non mi sarei mai aspettato di vedere di nuovo in pista! Già di per sé una mosca bianca (suonano celtic folk, ma vengono dal Brasile!), i Tuatha de Danann si erano fatti notare all’inizio degli anni 2000 con un buon trittico di dischi;
(Epidemic Records) Una quindicina di minuti per ribadire la propria identità, il proprio essere… il proprio sound! Agguerriti e con derivazioni hardcore, come nell’opener “Scandal” e le inevitabili fasi metalcore, ormai a sette anni dalla loro defezione i perugini 
(Sliptrick Records) Pur senza cambiare le sorti del mondo, il secondo album dei greci Rhodium si inserisce bene nel filone del power ellenico: i nostri inclinano talora verso il thrash e (più raramente) verso il prog, per cui il loro sound può ricordare da una parte gli InnerWish, e dall’altra formazioni come i Valor – e a tratti anche i primi Firewind. 


(Inside Out Music) Annunciato a novembre 2020 come il suo primo album acustico dai tempi di “Tribute” del 2008, ispirato dai molteplici viaggi con la moglie Jo Lehmann attorno al Mediterraneo, l’ex Genesis Steve Hackett si produce in una serie di composizioni di sola chitarra classica e orchestra. Hackett oltre al summenzionato strumento
(Columbia Records / Sony Music) Quinto atto per gli indiscussi signori del folk nordico. La band di Einar Selvik ha raggiunto un successo planetario unico, risultando tanto imitata quando straordinariamente unica.
(Mighty Music) “The Revenge of Rock” suona in maniera magistrale. Innanzitutto a mettere ordine nelle scarichi di suoni dei Kickins ci ha pensato la produzione di Andy Reilly (ha lavorato con UFO, Bruce Dickinson, Cradle of Filth) nello studio
(Debemur Morti Productions) È del dicembre del 2016 questa raccolta che la band pubblicò autonomamente. Ora la Debemur Morti Productions la ripropone in cassetta e CD. “Origins” presenta il post black metal dei White Ward attraverso “Walls MMXV”, rifacimento del brano “Walls”, il primo scritto dalla formazione ucraina. Altri 

(Helter Skelter/Regain Records) Che valutazione si potrebbe mai dare ad un gruppo che al sesto album non l’ha ancora smessa di giocare a toccare il mix in fase di registrazione?! I Satanize devono davvero avere un’avversione piuttosto forte al suono liscio e pulito, nonostante altri gruppi
(WormHoleDeath) Spagnoli e al quinto album, i Solarys propongono un power/prog che ha sia passaggi energici, sia alcuni momenti raffinati; per quello che posso vedere, per la prima volta gli iberici si affidano all’inglese per i testi, presumo per dare un afflato più internazionale alla propria proposta.
(Art Gates Records) Sono passati due anni da “Thirteen” (
(Scarlet Records) Mi aveva molto convinto l’esordio (
(Earth and Sky Productions) Registrato addirittura nel 2009, ma pubblicato soltanto dieci anni dopo (a parte alcuni brani resi disponibili su vari EP in questo lasso di tempo), il quarto full-length dei rumeni GOD è pagan metal nella sua accezione originaria:
(Sentient Ruin) Da varie realtà più o meno conosciute del death statunitense nasce questo progetto. A dire il vero è un nuovo gruppo a tutti gli effetti… e vista la resa sonora di questo debutto si sente che alla base ci sono delle solide conoscenze tecniche e tanta esperienza.
(Rafchild Records) Esordio col botto per gli spagnoli Kramp, formazione heavy/epic metal così ancorata negli eighties da commuovere i vecchi defenders come me. “Gods of Death”, da avere naturalmente in vinile, si compone di dieci brani (più un intermezzo gregoriano) senza fronzoli, diretti ed asciutti; lo stile di Mina Valkure è quanto di più sgraziato e grezzo si possa immaginare, ma ben adatto al sound e alle atmosfere sword & sorcery che vuole creare!
(Darkhan Music / Apollon) Qui serve una piccola lezione di storia, la quale ha anche ben poco a che vedere con il metal. Tuttavia se artisti quali Teloch dei Mayhem di permettono di divagare nella synth wave (