Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
AA.VV. – “Monsters of Metal Volume 8”
(Nuclear Blast) I video musicale al giorno d’oggi non sono più merce rara, anzi a mio giudizio hanno anche perso quell’esclusività e quel “di più” che forniva agli artisti che li realizzavano. Per carità, non hanno perso fascino, ma è davvero semplice vederli, tra youtube, canali satellitari e televisivi, i siti internet ufficiali, i siti della stampa, i social network e altri canali ancora. (altro…)
(Rawlines) Non amo il rock cantato in italiano. E non posso nemmeno dire che questi Sunset saranno amati dai lettori tipici di Metalhead. Però amo smentirmi. Adoro vedere, capire, indagare. Ciò che emerge da questa mia testardaggine è una sensazione di libertà, una condizione di relax mentale, fuga, evasione. Non a caso l’album si chiama “Viaggio Libero”. Un abbandono totale, musica che non viene suonata, piuttosto sprigionata.
(Autoproduzione/Domino media Ag.) Compratevi (http://vagiantownsyourmom.bandcamp.com/)questo album, è davvero elettrizzante. I Vagiant non suonano il solito math-rock sperimentale e noise, alternative punk o forse questi elementi si fondono talmente bene tra di loro che “Gospel According to Vagiant” ne è davvero un ottimo esempio. Russi, amanti dell’ironia (niente testi, quindi manco so cosa dicono) con la quale i Vagiant raccontano di disordini psichici, abusi, blasfemia.
(Rising Records) I thrashers di Lublino, Polonia, pubblicarono questo lavoro nel 2011, verso l’estate, ma solo ora stanno riuscendo ad avere una distribuzione (o ci continuano ancora a lavorare) e risonanza maggiore. Se lo merita questa band che è nata nella seconda metà degli anni ’80 ( e si racconta che siano tra i primi della loro città a suonare il thrash) e che ha sempre inciso lavori di piccolo cabotaggio, i Fanthrash con “Duality of Things” siglano il debutto,
(Infektion Records) Pedro Remiz è colui che muove i fili di questo progetto, il quale è diventato da poco tempo una one man band. Remiz ha sviluppato un proprio concetto artistico, definito gli Eredi di Sophia, il che si propone di affrontare attraverso tutti i tipi di arte alcuni pregiudizi culturali che influenzano le relazioni umane e sociali. Dalle informative della Infektion si legge che questa è una gnostic/progressive band, ma chi scrive ha potuto affrontare solo la musica,
(Subsound Records) Band italiana attiva da diversi anni e con un certo seguito. Io stesso li conoscevo senza averli mai ascoltati, ma questo alcuni anni fa. La rispettabilità degli Zippo ha varcato i confini nazionali e diffondendosi per l’Europa e oltr. “Maktub” è il terzo album e trasuda post metal e post rock e stoner ammalato e canceroso. Si, il sound degli Zippo è il sound degli Zippo: un qualcosa di loro, di personale e che va a zonzo tra un’etichetta e l’altra.
(code666) Il primo lavoro di questo duo olandese uscì per la Black Devastation Records ed ora è l’italiana code666 ha pubblicarli per questo secondo album. Essendo un album che esce per la code666 c’è la consapevolezza che è qualcosa di insolito. Nel caso dei Nachtvorst è black metal suonato in modo sbilenco, cioè mettendoci dentro l’atteggiamento di altri generi, come il doom e suoni fragorosi, potenti, epici.
(Autoproduzione) La pubblicazione che si affronta in queste righe è un 3 pezzi dei perugini Taken From The Nest. la band è giovane e suona un intrico stilistico di death metal, black metal e crust. Proprio questo ultimo genere sembra essere la vera impalcatura del sound dei Takens. Quello sfondo così arrabbiato, corrosivo (grazie a chitarre distorte in modo ruvido), robusto (buona la sezione ritmica di basso e batteria) è la caratterizzazione più interessante di questo prodotto,
(Autoproduzione) Mathcore fuso con il grindcore, per realizzare un qualcosa di estremamente violento e caotico. Gli Equal Minds Theory sono un manipolo di russi irritati e che si esprimo attraverso situazioni estreme, definendo un sound vibrante ma essenzialmente confuso. Un disordine totale che a più riprese nell’album non porta a compiere un ascolto semplice. 
(Autoproduzione) Chiamiamolo indie rock, se volete: ma nell’ep d’esordio dei cilentani Radio in Technicolor c’è qualcosa di più, qualche influenza più datata e anche una certa apertura nel rileggere i canoni del genere. I sei brani di questo debut, musicalmente solari e delicati, ma con testi sempre pervasi da un velo di malinconia e vago rimpianto, sono legati da un tenue filo rosso, e si propongono di raccontare in musica diverse situazioni ed emozioni di un uomo ‘smarrito’
(Nuclear Blast) Suona come una mazzata. Violento e feroce. Veloce, aggressivo, brutale. E poi… Mille alla voce. La voce. Non esiste growling che possa battere la naturale furia di questo singer. Trenta lunghi anni di rabbia riversata sui numerosi album. Bandiere dell’odio sventolate durante migliaia di concerti. Credevate fosse tutto finto? Credevate fosse tutta scena? Illusi. Vi do il benvenuto all’ascolto del tredicesimo capitolo, numero nefasto, l’arrivo dell’anticristo.
(SPV/Steamhammer) La SPV procede nella ristampa degli Anvil e racchiudono in un doppio CD digipak gli album “Speed of Sound” e “Plenty of Power”. Il primo album è del 1999 e i canadesi mettono in mostra un speed-thrash metal all’ennesima potenza, con strutture melodiche avvincenti. E’ un qualcosa di desueto forse in quegli anni, visto che il metal sta prendendo una (brutta) piega
(Autoproduzione) Cosa si fa? Si forma una band! Questo fecero tempo fa tre amici, dei quali due sono fratelli. Poi tutto si è evoluto ed è andato avanti, attraverso esibizioni dal vivo, un EP registrato in presa diretta dalle parti di uno studio di Monza, concorsi, apertura per i NOFX e poi…e poi il primo album, obiettivo dichiarato di tutti coloro che partono per le avventure musicali. NiCe è un terzetto che gioca su frequenze alte,
(This Is Core Music) Il metalcore è un genere che ha spiccato il volo, già da tempo e riceve consensi, proporzionalmente all’odio che diversi metalheads invece provano nei suoi confronti, soprattutto da chi segue il metal da moltissimi anni. Tuttavia c’è sempre il compromesso, esistono comunque band che camminano sul confine del genere oppure non ne riprendono solo i canovacci tipici.
(Rizoma Produzioni) Con totale sorpresa trovo nella mia cassetta della posta questo EP. Tre canzoni, 6 minuti. Una copertina accattivante, un titolo divertente, ed un moniker fuori di testa. Sono di Belluno, sono in quattro e di casino ne sanno fare molto. Propongono un heavy-punk-grunge-noise-core, o per lo meno questa è la prima definizione che mi viene in mente quando ascolto le piacevolissime, brevissime e vivacissime canzoni.
(Siege Of Amida Records) Gallesi del sud, gente dal carattere fiero, mica gente mesta e tranquilla. Caratteristiche che sembrano trasparire dalla musica degli Shaped By Fate. Musica fatta da tendenze post-hardcore/metal, da suoni dissonanti, fragorosi, tremuli e da strutture selvagge e contaminate dai Neurosis e dai Crowbar. Musica contaminata al pari di un terreno nel quale hanno sversato veleni tossici e la poca vegetazione che nasce è peggio di funghi velenosi.
(Witching Hour Productions) Terzo album in cinque anni e così i polacchi Naumachia tentano di ritagliarsi uno spazio rispettabile nella devastante ed estrema scena polacca e quindi mondiale, perché quando nella geografia del metal un paese sforna continuamente band che ricalcano uno stile, si ha una risonanza mondiale. Siamo nell’orbita di Behemoth e Vader, nel senso che impastano insieme il black e il death metal, con ampi cenni melodici che nascono da tratti di elettronica sinfonica,
(Nuclear Blast) Hard rock. Puro, sincero, reale come una ferita aperta. Canzoni dirette, melodie che si amalgamano ai pensieri, che rimangono impresse. Un genere potente, che ha fatto storia, che ha creato grandi star, che ha divertito, esaltato, arricchito, dannato, ucciso. Un genere immortale, chiaro, ricco di un’energia vitale, di uno spirito dinamico, di una potenza unica. Grandi arene, o piccoli club. I rockers vivono, non interpretano uno stile di vita.
(SPV/Steamhammer-Audiglobe) “Wintercoast” è il secondo album degli inglesi Touchstone e il terzo prodotto della band (contando anche l’ep “Mad Hatters”) ad essere ristampato in un bel digipack dalla SPV: con l’aggiunta di due bonustracks live il minutaggio totale supera gli 84 minuti! Nel confronto con il predecessore “Discordant Dreams” esce un po’ sconfitto in inventiva e freschezza, ma non si può certo dire che sia un brutto platter.
(High Roller) Sempre alla ricerca di formazioni e generi dimenticati, la High Roller ripesca per una edizione su vinile i berlinesi Black Burn, autori di un unico demo nel 1985 che fu rifiutato dalle case discografiche perché (almeno così dice la loro biografia) ‘troppo avanti per l’epoca’. I cinque brani pretendono di essere una sorta di doom/black/death, ma onestamente le influenze degli ultimi due generi sono decisamente sparute.
(Bakerteam Records) I Lahmia giungono dopo una discreta manciata di anni al primo album. “Into the Abyss” è l’abum delle “grandi occasioni”, infatti la produzione ha visto impegnati Giuseppe Orlando (Novembre) a Roma e al mastering Jens Bogren (Paradise Lost, Amon Amarth, Katatonia) al Fascination Street Studio di Örebro, in Svezia. C’è ospite Trevor, dei Sadist, e l’artwork è siglato da Niklas Sundin (Dark Tranquillity).
(Autoproduzione) Metallo vero e puro. Indipendente, ribelle, arriva pesante da uno stato di emarginazione che rifiuta con forza e decisione. I Meatshank, sono in tre. Crew e management compreso. Oltre a suonare, ognuno di loro ha un ruolo: carico dell’equipaggiamento, management, meccanico e pure autista del camper usato per vagare da location a location. Location che viene sistematicamente usurpata con un thrash furioso, ritmato, che mi fa ricordare i Sodom dei tempi di “Agent Orange”.
(Demonhood Productions) Mica banali questi Vithr, norvegesi incavolati e terribili, dediti ad un back metal ferale, ruvido e figlio della migliore tradizione black di Norvegia. Ascoltare i Vithr significa ripercorrere uno scenario crepuscolare, maledetto e glorioso perché c’è qualcosa in quei riff, qualcosa di noto e di mitico, come i Darkthrone (“Maanekult”, “Trolldom”) Burzum (“Bergfolket”), ma anche Emperor (“Hedensk Skikk Og Tro”) e Carpathian Forest (“Kjøtt Og Blod”)
(Electric Generation) Dopo l’inatteso split con ZP Theart erano in molti a chiedersi cosa ne sarebbe stato dei Dragonforce: la risposta è contenuta in questo quinto full-“length”, che ci mostra sicuramente la band in risalita dopo il brutto e riciclatissimo “Ultra Beatdown”, il quale aveva indubbiamente esaurito ogni intreccio possibile dell’extreme power metal. “The Power within” ci presenta anzitutto il nuovo cantante Marc Hudson
(Selfmadegod Records) I polacchi Antigama sono l’espressione di un grindcore caotico e distruttivo, nel quale si odono influenze moderne e passate. Sono una band che nella sostanza mettono nel grindcore di base anche dello pseudo mathcore, il death metal più rovinoso possibile e poi chitarre intrise del metal più dozzinale e caotico, oltre ai ritmi più apocalittici e anfetaminici. La band è già autrice di altri lavori e di recente è stata inclusa in uno split con gli italiani Psychofagist,
(Eat Metal Records) Se dovessi scegliere il gruppo più ‘barbarico’ della scena heavy/epic, non avrei nessuna esitazione a indicare i Wrathblade. I greci, qui all’esordio dopo una lunghissima gavetta che ha fruttato un demo e un 7’’, sono infatti quanto di più grezzo, seminale, cupo e selvaggio mi sia capitato di sentire: Cirith Ungol, Omen, Manilla Road, Wotan, i Manowar più oscuri si mescolano assieme in un sound che non fa nulla per essere melodico
(SPV/Steamhammer) 30 anni e non sentirli, anzi sentirli ed esserne orgogliosi. Con tutta sincerità, riascoltare queste canzoni degli Holy Moses mi porta a chiedere dove stia finendo al giorno d’oggi il metal. Gli Holy Moses nascono ad Aachen, in Germania, ed esibivano uno speed/thrash metal con alla voce Sabina Classen, ovvero una bionda che cantava in growling. C’era anche suo marito Andy (forse ormai ex-marito), chitarrista, ma lui poi abbandonò nel 1994.
(logic(il)logic/Andromeda/Atomic Stuff) Nuovo lavoro per gli italiani In-Sight, costruito attraverso dei riff di base agghindati da distorsioni corpose e che aiutano a delineare un melodic death/metalcore solido ma scorrevole. La band nacque grazie alla devozione di Mek (batteria) per lo swedish death metal e quel retaggio si insidia tra le pieghe delle canzoni, pur rivelando appunto un lato contemporaneo, attuale, appunto di tendenza metalcore.
(Autoproduzione) Già dai primi secondi dell’inziale “Rast-A-Peace (R.A.P.)” si evince che i Metasoma, band polacca ma di adozione inglese, hanno un buon cantante, cioè Amro, uno che solleva la propria voce verso tonalità notevoli, e due chitarristi Golbiak (solista) e Sedzielewski che adorano spaccare in due le casse con distorsioni intense, vibranti e con un pizzico di groove. Per il resto i Metasoma si rivelano dei buoni autori di canzoni.
(Autoproduzione) Singolo che anticipa il prossimo lavoro della band, “Queen of Chaos”. “Hatred” macina suoni robusti, carichi di groove e dalle fattezze di un metal moderno. La produzione rasenta la perfezione, tuttavia è un sound che non offre alcun tipo di novità, ma non è una pecca vista la recente nascita dei volenterosi Anthems Of Steel. Proprio l’eccellenza dei suoni e l’energia sprigionata lasciano sperare in un album di tutto rispetto.
(Steamhammer/SPV) Come può essere una band costituita da Vinnie Appice (batterista di R.J.Dio, Blask Sabbath e altri), il bassista Rex Brown (Pantera) e (aggiunti in seguito) Mark Zavon (chitarrista, per qualche tempo nei W.A.S.P.) e dal cantante Dewey Bragg? Lo potrete scoprire attraverso questo album che prende appunto il nome dei musicisti suddetti, Kill Devil Hill. Gente di spessore per un sound che, per comodità di chi scrive, lo si potrebbe collocare nel settore dei Black Label Society
(Kaiowas/Graviton Music Services/Audioglobe) I Berri Txarrak sono una band basca, in attività dal 1994. In Spagna hanno un ottimo seguito e il nuovo album “Haria” diventa motivo di esportazione del formato musicale di questi tre musicisti, i quali non sono nemmeno tra quelli che figurano nei primordi. Tanta aggressività e ringhiare delle chitarre di Urbizu (è anche voce) veicolata in canzoni dalle fattezze metalcore, hardcore e semplice rock contemporaneo.
(Pogoselavggio Records) L’attacco hard rock-stoner e di zeppeliana memoria di “Another Day” avverte che questo EP è un sincero debutto, con una registrazione chiara ma non del tutto impressionante nella qualità. La musica esprime i suddetti connotati, per nulla memorabili nella loro già sentita semplicità e rockeggiante cattiveria. Il brano è in inglese e sebbene la voce rude di Danilo Lombardo si solleva, nella pronuncia non fa un favore al brano.
(SPV-Steamhammer/Audioglobe) Proseguendo l’opera di ristampa della discografia dei Touchstone, la SPV ci presenta il full-“length” di debutto della band inglese, da molti ritenuto il loro capolavoro. “Discordant Dreams” si pone infatti da qualche parte fra le cose migliori dei Marillion e quelle dei Threshold, senza rinunciare a qualche influsso dal rock anni ’70: ne esce fuori un prog/rock di classe, né troppo mainstream né troppo cervellotico, capace di impressionare positivamente una larga fascia di pubblico.