Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
THE MONOLITH DEATHCULT – “V3 – Vernedering: Connect the Goddamn Dots”

(Human Detonator Records) Finalmente connettono quei dannati punti gli olandesi The Monolith (o ‘MonoLOATH’) Deathcult! Quei punti con i quali ci stanno stressando da una vita, ovvero da prima di questa pandemia, quando pubblicarono tutti fieri il singolo della title track. A quasi due anni dal suddetto singolo, avevo ormai dato per scontato che il terzo capitolo della trilogia “V” non sarebbe mai arrivato, lasciando deliziosamente incompleto quel disegno iniziato con “V1” nel 2017 (recensione qui) e continuato con “V2” l’anno successivo (recensione qui). Infatti nel 2019 non è arrivato il terzo capitolo, nessuna traccia nel 2020, da parte del trio (più un batterista, Frank Schilperoort, session stabile che tuttavia si rifiuta o si vergogna di essere menzionato nella line up ufficiale)! (altro…)

(Immaginifica / Aereostella) Album affascinante quanto complesso nonché ampio. David Del Fabro anni fa aveva creato le basi dei pezzi al pianofortee, in seguito la musica concepita è stata trasportata in una dimensione ampia e completa, appunto quella di una band. Con l’ausilio di Luca Zanon (co-autore, tastierista, produttore, ex Virtual Symmetry e tanti altri) e di altri 


(Iron Bonehead Productions) Nel metal il terzo album ha sempre un significato, quello di essere una prova per chi lo esegue. O si sfonda, o si affonda… diciamo che gli Abythic affondano, ma non in quel senso. Affondano il proprio suono in un sostrato doom molto accentuato, che poi però va a foraggiare un impianto sonoro molto più vicino al death svedese della prima ondata.
(Ghost Record Label) One man band triestina che guarda alla religione come il mezzo che ha distrutto il libero arbitrio delle persone. Sommariamente è questo il tema di un concept che pur se pieno di metafore e figure allegoriche varie, oltre a qualche riferimento forse all’occulto, vuole
(Ván Records) Ci sono voluti tre anni dell’EP d’esordio (
(Heidens Hart) Disco dalla lunga gestazione (contiene pezzi dal 2017 al 2019) che sembra comunque non avere perso smalto, quasi come un vino che restando a decantare non fa altro che migliorare.
(Hammerheart Records) In attesa del nuovo disco, i sempreverdi e sempre-epici Ereb Altor distribuiscono un EP di 4 brani che testimonia l’ottimo stato di salute della band. “The Twilight Ship” è ultraepica, un viking che a tratti ha anche qualcosa di sacrale, oltre che di maestoso e 
(Invictus Productions) Sporco, lercio, assurdo e ai limiti dell’udibile questa bestemmia dei Crucifixion Ritual. Tre pezzi registrati in una maniera ‘spartana’ e l’aggettivo vuole essere morbido verso le illusorie intenzioni di questo duo. Un magma sonoro
(Metal Blade Records) È appunto il decimo album di questa colonna del thrash europeo guidata ormai dal solo Michael Stützer, valente chitarrista che ha visto la scomparsa di suo fratello Morten nel 2019, anche lui chitarrista e membro fondatore della band. Con Stützer a tenere ben solido il nucleo attorno al quale poi ruotano gli elementi della band, anche il
(Black Lion Records) E chi lo sa cosa scatta nella testa di un recensore quando va ad ascoltare un nuovo album da valutare. Nel mio caso, ma penso la cosa sia comune, vado a mente libera per associazioni che automaticamente si prendono il loro spazio nella testa.
(High Roller Records) Questo album per molti è considerato l’ultimo dei grandi registrati dai Raven. Il trio di Newcastle formato dal bassista e cantante John Gallagher, suo fratello e chitarrista Mark e il batterista Rob Hunter pubblicano “All for One” l’1 agosto del 1983. L’album, il terzo dei Raven, è prodotto da 
(The Swamp Records (CD)/ Overdrive Records (LP) / Burning Coffin Recs (MC)) Gli italiani Bretus professano l’occulto da oltre un ventennio e questo “Magharia” è il quinto album della loro valida carriera, a due anni dall’ottimo “Aion Tetra” (
(Time Tombs Production) Primo album per questa band francese che dedica le tematiche del proprio album alla fantascienza. Di fatto l’album è un concept che si ispira alla tetralogia di romanzi “I Canrti di Hyperion” di Dan Simmons. Sono temati che ben si sposano con il genere proposto dalla band che è si black metal ma dai connotati melodic, epic e
(Purity Through Fire) Nonostante le premesse non fossero delle migliori, questo album mi ha sorpreso. Cominciamo dall’inizio: monicker oscenamente illeggibile, nomi e titoli mooolto inflazionati, al limite del pacchiano. 
(Oblivion / SPV) Jürgen Engler e Ralf Dörper e chi li assiste, si lanciano in un album di cover nel quale ogni nota viene rivestita dell’inossidabile, duro e marcato stile dei Die Krupps. Tra ossature metal, industrial ed elettroniche ecco che classici dei Devo, Queen, The Stranglers e altri ancora rifioriscono sotto questo sole che emana raggi al silicio. Il carico elettronico 
(High Roller Records)
(Ván Records) I Niht sono un brillante indicatore per definire cosa è il black metal nel 2021. La band è composta da S. chitarrista e anche nei Nekrovault, Z. è basso e voce e anche lui proviene dai Nekrovault e non solo. Nel 2017 l’album d’esordio del duo intitolato “Vanum” e ora questo
(Sentient Ruin Laboratories) Esplosione nucleare a Toronto e conseguente onda d’urto che si espande per il pianeta. Un evento catastrofico di nome Last Agony! Viene in mente questo scenario ascoltando “The Imminent Slaughter”. La formazione canadese è di una tossica e incalcolabile capacità di distruzione 

(Season Of Mist) ‘Il morso di Cristo’ pone in copertina una rielaborazione del catastrofico incendio che ha colpito la cattedrale di Notre Dame a Parigi il 15 aprile del 2019. L’evento diviene un simbolo per questo album scritto dal cantante Saint Vincent. Tematicamente parlando “La Morsure du Christ” dichiara che il mondo si sta allontanando
(Sun & Moon Records) Full length di debutto per Gargoyle, band proveniente da Reggio Calabria con all’attivo il demo “Reborn In Blasphemy” del 2016. La formazione calabrese definisce il proprio stile ‘necrodoom’, il quale consiste nell’unione tra il doom ‘cinematografico’ tipicamente italiano, capace di evocare le atmosfere dei maestri dell’horror tricolore (siamo quindi in territori cari ai primi Death SS, Abysmal Grief, Paul Chain), con sonorità più estreme e vicine al black dei Mayhem ed all’epicità dei Dissection. 
(Autoproduzione) A Tato Rivas, musicista e sound engineer venezuelano trapiantato negli USA, non manca certo il coraggio: e così la pandemia diventa una occasione per produrre il suo debut come musicista metal. In “This is Lyonen” Tato fa
(My Kingdom Music) Ennesimo album da questa storica formazione progressive nata a Firenze nel 1974 attraverso Maurilio Rossi, multistrumentista, cantante e autore ora affiancato da altri sette musicisti. “La Belle Dame” è uno spunto da un’omonima ballata del poeta inglese John Keats e i 
