SHINEBOX – “Into the Great Void”
(This Is Core Music) Secondo lavoro, dopo un primo album omonimo e autoprodotto nel 2008, l’ anno dopo essersi formati. Con l’inglese Casket/Copro Records hanno poi inciso un EP ed ora con la This Is Core Music esce il secondo full Length. Nel mentre c’è stato anche un tour tra Italia e Inghilterra. Gli umbri Shinebox hanno rivelato un buon potenziale e si sono dati da fare per manifestarlo. “Into the Great Void” è un lavoro a metà tra il metalcore e l’hardcore o comunque una sua derivazione. (altro…)
(Autoproduzione) I giovani metallari di Kansas City che rispondono al nome di Solace And Stable, incidono questo multiforme album, masterizzato dall’esperto Jamie King (the Buried and Me, Wretched). Gabe Fry (dei From The Shallows) è il chitarrista (insieme a David Muolo) e fondatore della band, la quale venne concepita da Fry come un progetto solista. In esso il chitarrista ha tentato di far confluire in egual misura melodia e un sound pesante.
(Infektion Records) Alexandre Santos è il chitarrista ritmico e bassista dei portoghesi Scar For Life, ma è soprattutto il fondatore di questa band nata nel 2008. Per realizzare il terzo album e fare in modo che fosse il migliore inciso fino ad ora, Santos ha perfino chiamato, in qualità di ospiti, Anne Vitorino d’Almeida, violinista che si esibisce in “One More Day” e nella struggente “Old Man”, canzone realizzata con sovrapposizioni tra lo strumento classico, il piano, l’acustica
(Record Heaven-Transubstans Records) Progetto sorto in Russia ad opera della polistrumentista Alisa Coral, gli Space Mirrors propongono in questo quarto album una manciata di brani ispirati al mondo di Lovercraft, autore usatissimo nel mondo metallico. La gamma degli ospiti presenti è molto vasta e variegata: agli ex-Hawkwind Nik Turner e Alan Davey si affiancano anche i nostri Martyr Lucifer e Fabio Bartolini degli Hortus Animae.
(Massacre Records) C’è Dan Swanö lo studio Unisound dietro a questo nuovo lavoro dei turchi Soul Sacrifice e questo significa una qualità e pulizia nel sound di tutto rispetto. Tra il meglio che c’è. A dire il vero però anche la qualità di questo melodic death metal dei Soul Sacrifice è davvero buona. C’è potenza, melodie e capacità di esecuzione da parte dei musicisti che è di tutto rispetto. Questo vale anche per il cantato buon Özgür Özkan. I tratti melodici contraddistinguono i pezzi e dalle iniziali battute l’attenzione nell’ascolto resta elevata, segno che il songwriting è di buona qualità.
(Deepsend Records) “Expiation” è puro brutal techincal death metal di produzione italiana. I Synapses sono un quartetto che gioca al massacro, ma attraverso armi elaborate e complesse. Alessio “Ciulaz” Fassoli è l’unico chitarrista e il lavoro che svolge con lo strumento è immane, ma allo stesso tempo è anche un lavoro che ammassa riff su riff senza tirare fuori un briciolo di melodia per rendere memorabili e fruibili i pezzi.
(Autoproduzione) Epico e glorioso. Energia che si insinua nelle vene, che da la carica, voglia di vincere, andare avanti. Legami con antiche tradizioni grandiose, storie tramandate con orgoglio. Questo è “Mosemanden”, EP dei Danesi Sylvatica (l’EP contiene anche 4 tracce di una precedente pubblicazione intitolata “Sagn Og Sagaer“). I Sylvatica propongono un folk metal pesante. Fortemente influenzato da death e, a tratti, anche black, il loro sound è molto melodico, ma decisamente robusto, cadenzato.
(Autoproduzione) I bresciani Sunpocrisy, che finora avevano all’attivo soltanto un ep, lanciano sul mercato un concept album di progressive extreme metal che si ricollega ad analoghe sperimentazioni già apparse qui e lì in Europa (e anche più lontano). Molto interessante il progetto grafico della copertina di questo debut, composta da 4 card semitrasparenti che possono essere combinate e sovrapposte in più modi e richiamano i temi del concept. 8 in tutto i brani, che più volte si assestano su durate decisamente lunghe.
(Rastilho Records) E questo il quarto album per i portoghesi Simbiose, band grind/punk/crust metal. Etichette che vengono definitivamente assimilate e fuse insieme in questo “Economical Terrorism”. La band presenta un sound decisamente influenzato particolarmente dai Discharge e da coloro che ne hanno poi assimilato la lezione, come gli Extreme Noise Terror e i Napalm Death. Una sfilza di brani tirati al massimo della velocità, con riff al vetriolo e un drumming serrato e ossessivo.
(Autoproduzione) Chi mi segue lo sa. Non amo il rock italiano. Non è il mio forte. Fatico a trovarci una musicalità che non sia uno sforzo di far suonare cattivo un qualsiasi brano da festival di san remo. Eppure a volte succede. Ci sono le eccezioni. E questa volta si chiamano Sinezamia. Un rock cupo, ma caldo, con un’occhio al dark, “un altro” allo stile dei Litfiba.
(Suspiria Records) Suru è finlandese e vuol dire dolore, ma i Suru sono di Guadalajara, nei pressi della città di Toledo in Spagna e quindi nessun legame con il nord Europa, se non fosse per il melodic death metal ben combianto con il gothic. La band stessa definisce la propria musica “brutal goth” e qualcosa di ruvido, anziché brutale, si ritrova nel sound dei cinque musicisti di Guadalajara.
(Pagan Records ) Brutali e offensivi. Inneggianti alla morte. Adoratori dell’immondo. Sono polacchi, amano intitolare le loro eresie in spagnolo. Dividono la loro storia, che risale al 1997 in cinque fasi principali: l’era della profanazione, l’era di satana, l’era della blasfemia, l’era della ribellione e l’attuale era degli assassini.
(Masterful Records) La colonna sonora di una marcia verso la redenzione. Redenzione da una schiavitù mentale imposta dalle religioni. La devastazione imposta da un death metal furioso, micidiale, che abbraccia testi prettamente black metal: odio della cristianità, inni all’oscuro, rituali perversi, osceni, violenti. I Polacchi Sphere non hanno alcun rimorso o pietà.
(Sphere Music Media) Capita spesso che il terzo album per una band metal si riveli quello decisive. Il terzo album come consacrazione o conferma delle qualità di una band. I portoghesi Shadowsphere con “Inferno” si attestano su un livello decisamente ottimo. Dopo l’intro parte un gruppo di canzoni a metà tra il melodic death metal e il thrash metal più spinto e vigoroso. Elementi tecnici e comunque una buona tecnica diffusa nell’album
(FDA REKOTZ) Riedizione di un demo dei Skeletal Remains, band americana che incise i quattro pezzi nel 2011 e usciti nel formato cassetta. Ora il demo viene riproposto di nuovo con il formato cassetta. con lay out rinnovato e in limitato numero di 166 copie numerate a mano e con un adesivo. Death metal dozzinale, da cantina. Sporco, da garage.
(Coroner Records) Strana ma oserei dire ‘a lieto fine’ la parabola musicale dei cileni Six Magics: due album di tastierato e pomposissimo symphonic power metal all’inizio dei 2000, un silenzio lunghissimo, il ritorno con una formazione completamente rinnovata (compresa una lei dietro al microfono, tale Ely Vásquez) ma un album (“Behind the Sorrow”) che è un pasticcio di power/thrash
(Soulflesh Collector) Lousiana, 1998, la nascita. Tre demo, tanti concerti negli stati del sud e l’incisione del primo album che porta il titolo di “Carnivorous Urge to Kill”, il quale viene ristampato due volte, in poche copie ma sempre tutte in esaurimento. La proposta, dal Giappone, di racchiudere i primi demo in una raccolta. Uno split con Leukhorrea e Lehavoth.
(Autoproduzione) Vi racconto una storia: Una notte, tenebre e spiriti. Musicisti demoniaci su un palco. Pubblico di seguaci dannati. Io ci sono. Devo fotografare, devo intervistare, devo assumere la mia dose di deviazione. Si parla di musica, di bands. Si avvicina uno dei dannati, si presenta come Filippo. Persona assolutamente gentile, timida, introversa. Mi parla di un progetto di black sinfonico, mi propone ascoltare qualcosa.
(Reverie Records) Una volta, fino al 2009, si chiamava Reverie ora è Sylvan Realm, ovvero un progetto di Sylvan (chitarra e voce, ma anche testi e l’artwork) con Evan Madden (alla batteria, con una militanza nei Woods of Ypres) e Jason Ian-Vaughn Eckert (bassista). E’ la prima prova dei Sylvan Realm ed è strutturata su un black metal rozzo nei suoni e nelle rifiniture
(Logic(il)logic) Una atmosfera gotica che si amalgama ad una melodia dolce, mistica, una viaggio musicale avvolgente, a tratti onirico, sensazioni travolte, coinvolte, esaltate. Una eterogeneità sonora che abbraccia arpeggi dolci, power metal potente, orchestrazioni ammalianti ed una componente speed metal che emerge a tratti, contribuendo ad una esperienza acustica completa.
(Atomic Stuff) E’ tutta colpa dei Mötley Crüe. Hanno reso celebre un genere. Hanno creato grandi canzoni. Sono diventati un mito. Hanno inneggiato alla devastazione, alla perdizione, alla depravazione. Hanno reso tutto questo un modello di vita, una religione. Quindi è davvero colpa loro se questo stile devastato continua, dopo tre decenni, a sfornare bands che vogliono bere, scopare e far casino.
(This Is Core Music) Pescaresi, giovani, appassionati dell’alternative rock-metal americano. Quindi melodie a tutto andare, cori accattivanti, canzoni brevi e spedite, con l’occhiolino al punk, al rock, al metal e al pop. E’ questo “How Life Should Be”: semplice, spontaneo, ricco di adrenalina e che puzza di gioventù. Doti o limiti? E chi può dirlo!
(PRC Music) Ai più forse il nome di costoro non dirà nulla, ma gli Stalwart sono tra le realtà più attive della scena metal estrema russa. Il loro essere estremi è un qualcosa che avviene tramite suoni roboanti, forti, robusti, ma anche nitidi e aggressivi, ma c’è anche qualcosa di più personale in questo death metal e cioè la volontà di cambiare, di dare più volti alle canzoni e passare da uno scenario all’altro. 
(Autoproduzione) La band che ha realizzato questo lavoro fatto da quasi 30’ di musica è calabrese ed esiste da poco tempo, ma ha ben chiaro il percorso musicale che vorrebbe intraprendere. “Wanderer” è stato concepito come un demo, con a corredo un layout grafico di tutto rispetto. Inizio potente e solido, un growling cavernoso, lo screaming che si affianca, si sprigiona poi un vento devastante fatto di black-death metal.
(Metal on Metal Records) I Sacred Gate si compongono di musicisti tedeschi e greci (Niko Nikolaidis e Jim Over avevano già militato insieme nei Made of Iron) e pubblicano il loro debut presso la Metal on Metal Records. Nove le tracce in scaletta, per un totale di poco più di 50 minuti. Si comincia con “Creators of the Downfall”: power non troppo veloce, con un vago tocco progressive ma un cantato 100% heavy metal.
(Comatose) Un nome inusuale, atipico, disturbato. Una copertina davvero brutta e dallo stile retrò. Una band americana che aveva inciso il primo album nel 2007. “Sloppy Seconds” è il secondo album inciso dai Sexcrement ed ha una qualità non trascurabile. Loro suonano death metal, ma con fortissime influenze thrash metal e crossover.
(Strong Music Prod.) Questo album è qualcosa che va oltre il semplice e canonico lavoro musicale. Symon-Musica è innanzitutto un progetto nato in Bielorussia, questo significa anche una certa difficoltà nel reperire informazioni perché lo stesso booklet è scritto in caratteri cirillici. Con testi basati sulla letteratura di quel paese (o meglio su un poema di Jakubom Kolasom, personaggio di spicco di quella cultura letteraria)
(Autoproduzione) Quando ho letto che i russi Suicider dichiarano di suonare ‘suicidal-depressive-slacky-cynical metal’, ho pensato due cose: 1) questi qui sono pazzi; e 2) mi troverò di fronte ad un disco morboso e allucinante di funeral gothic oltranzista, con 3 brani di venticinque minuti l’uno da ascoltare rigorosamente in un cimitero. Niente di tutto questo, perché i moscoviti hanno un sound heavy/death con vaghe punte gotiche molto vicino a quelli dei Sentenced
(Rawlines) Non amo il rock cantato in italiano. E non posso nemmeno dire che questi Sunset saranno amati dai lettori tipici di Metalhead. Però amo smentirmi. Adoro vedere, capire, indagare. Ciò che emerge da questa mia testardaggine è una sensazione di libertà, una condizione di relax mentale, fuga, evasione. Non a caso l’album si chiama “Viaggio Libero”. Un abbandono totale, musica che non viene suonata, piuttosto sprigionata.
(Siege Of Amida Records) Gallesi del sud, gente dal carattere fiero, mica gente mesta e tranquilla. Caratteristiche che sembrano trasparire dalla musica degli Shaped By Fate. Musica fatta da tendenze post-hardcore/metal, da suoni dissonanti, fragorosi, tremuli e da strutture selvagge e contaminate dai Neurosis e dai Crowbar. Musica contaminata al pari di un terreno nel quale hanno sversato veleni tossici e la poca vegetazione che nasce è peggio di funghi velenosi.
(Nuclear Blast/Audioglobe) In passato ho apprezzato non poco i Sabaton, soprattutto per quel capolavoro che risponde al nome di “The Art of War”; ma oggi, ahimè, dovrò essere particolarmente critico nei confronti della band svedese, tra l’altro reduce da una notevolissima rottura che ha portato al cambio di 2/3 dell’organico. Il precedente album “Coat of Arms”, che aveva decretato il successo internazionale di questa band prima non troppo nota,
(Nuclear Blast-Audioglobe) Giudicare e recensire un album dei Sonata Arctica è sempre molto difficile per il sottoscritto, che deve equilibrare l’entusiasmo del fan con l’oggettività dei risultati. Volendo quindi anticipare le conclusioni, possiamo dire che “Stones Grow Her Name” si colloca a metà strada, come sound e come riuscita, fra l’appena sufficiente “Unia” e l’ottimo “The Days of Grays”
(Abyss Records) Poderosi ed oltraggiosi. Istinto animale. Diretti verso l’energia e la canzone. Death e black che s’intrecciano, con un semplice risultato: devastazione completa. Questi quattro deathsters da Stoccolma hanno un solo concetto in mente: fare musica che distrugge. Sono veloci, sono tecnici, sono pesanti, sono ribelli, completamente irrispettosi. Una creatura mostruosamente deforme
(Pure Underground/Audioglobe) Consueta operazione nostalgia per la Pure Steel, anzi per la sub-etichetta Pure Underground Records: cosa c’è di più cult di una band di Cleveland, Ohio, che ha pubblicato soltanto un demo di 3 tracce nel 1989 e altri due brani su compilation negli anni immediatamente successivi, scomparendo poi nel nulla? Dato che il materiale a disposizione era pochino, questo ‘debut’ dei Sacred Heart