SHOW YOUR FACE – “Afraid”
(The Leaders Records) In cinque anni la piccola realtà greca Show Your Face ha fatto diversi passi importanti. Il Waken Open Air Battle, del 2010, dove la band è stata tra le finaliste dell’evento e poi le diverse esibizioni live, anche nel nostro paese, e alcune con Sodom, Tankard e altri. Ora arriva un nuovo piccolo lavoro di soli tre pezzi, ma la band è già autrice dell’album “Unleash” e nel prossimo anno si appresterà a pubblicarne un altro. (altro…)
(Goomba Music/SPV) Questa band ha un cordone ombelicale con Rob Zombie perché il fondatore è Mike Riggs, ovvero il chitarrista dell’artista del Massachusetts. La band nasce nel 2003 ed ora è al terzo album in studio. Nei due precedenti sono passati in formazione gente come Mike Tempesta (chitarrista, ex Testament), suo fratello John Tempesta (batterista per Exodus, Testament e White Zombie), John Dolmayan
(Eisenwald Records) I Silent Leges Inter Arma sono un promettente trio tedesco che suona un potente e strutturato black/death metal in questo debut album omonimo. La band ha il black metal nel sangue, si avverte, ma si tiene ai suoi esatti confini in modo da inserire momenti più melodici. Melodie epiche, pagane, magari esposte a velocità non necessariamente estreme e di conseguenza con atteggiamento più death metal o di natura thrash e prende forma nelle canzoni della band. In loro c’è qualcosa tra Satyricon e Dark Funeral, ma i SLIA lo esprimono attraverso suoni laccati di nero
(SG Records) Anche in Italia il metalcore fa breccia e gli Speaking To The Deaf sono tra gli ultimi arrivati, la band infatti è nata nel 2009 e questa release rappresenta il debutto. La prima cosa che colpisce è che nonostante la struttura dei brani sia in fin dei conti quella canonica del genere, cioè parti rabbiose intervallate da cadute di tensione o da improvvise andature melodiche, il suono è crudo e non patinato
(Autoproduzione) I Saturn and Melancholy sono una band alternative rock fondata a Treviso nel 2008, e questo “Sum over Histories” è il loro primo ep di quattro pezzi: si potrebbe dire che il materiale è poco ma vi garantisco che è più che sufficiente per mettere in chiaro qualità e potenzialità della band. La titletrack, con la quale si aprono le danze, è rock deciso ma contemporaneamente dal tocco delicato
(ConSouling Sounds) Per rendervi comprensibile cosa siano gli svedesi Sanilking, vi svelo da subito che il nome della band è stato preso da un album degli Ufomammut. Questo imposta già la comprensione su come suoni “Samsara”, ovvero uno sludge lento, suadente, con quell’atteggiamento da trip che serpeggia nei pezzi o nelle distorsioni delle chitarre, sempre un tantino lisergiche e gommose.
(FDA Rekotz) Sono nuovi nel circuito del death metal americano questi californiani, ma di loro si è già detto (https://www.metalhead.it/?p=7881) per via del demo “Desolate Isolation”. “Beyond the Flesh” è un album allocabile nella nuova ondata di death metal made in USA, il quale sta riproponendo dei modelli non propri (in particolare quello svedese, di Stoccolma) oppure di ripresentare il proprio patrimonio death metal,
(Cyclone Empire) Un gioco di incastri musicali concepito da una mente dispersa nella pura paranoia, in preda ad una sindrome di annullamento di qualsiasi essenza sia in grado di alimentare la vita umana. Pura disperazione, totale annientamento della luce, completa negazione della speranza, del futuro, della felicità. Depressione. Depressione infinita che emerge da ogni singola nota di questo album
(Sonic Attack Records) E’ forse giunto il momento di dare una risposta seria a quelle band figlie dei Pantera e Machine Head e dare spazio ad una concreta realtà europea a quel sound che fa breccia in America e che poi di riflesso nel mondo? Forse, non lo so, non posso capirlo. Al principio ascolto i Superbutt e proprio l’iniziale “Cleaver” mi induce a pensare che la band sia la solita “americanata panterosa”.
(Autoproduzione) Blackened thrash/deat metal dalle atmosfere torbide e che diventano epiche e subdolamente maligne, grazie al nero drappo musicale che i Sanctus Nosferatu concretizzano, oltre all’innesto vocale di Camila Morticia, la quale è una perfida e degna growler oppure un sublime e sensuale angelo gotico. “Darvulia’s Apprentice” è un maelstrom che riecheggia a melodie della scuola di Göteborg.
(Napalm/Audioglobe) Gli islandesi Skálmöld avevano già convinto con il debut “Baldur” (è stato uno dei primi dischi recensiti per questo portale:
(Autorpoduzione) Non li ho mai sentiti nominare questi tizi di Minneapolis, ma credo sia normale visto che pur essendo nati nel 1998 questo lavoro è il debut album. Nel foglio promozionale di “The Global Elite” figurano alcuni estratti di recensioni statunitensi, e mi ha colpito quel “Ministry with parts Pitchshifter and White Zombie pushed to 11.5”.
(Atomic Stuff/Andromeda Dischi) Solo per dare un quadro di chi e cosa siano i Sin’ Sound occorre un po’ di spazio. La band italiana è il risultato di una fusione di altre due e forse questo spiega come mai la formazione sia costituita da ben sette elementi: cantante, basso, batteria, chitarra solista e ritmica, tromba e sax. Niente male, altro che band è una mini-orchestra.
(D-Thrash Records) Che il Dio del Metal possa perdonare questo peccatore. Io non conoscevo Schizoid! Canadese, di Toronto e prodotto della locale scena hardcore nel 1998. Strettamente connesso alla D-Trash Records, etichetta canadese la quale annovera nel roster gente come Drugzilla, MataMachete, Secret Life Of Teenage Girls e altri ancora. Ha realizzato diversi album e questo è il primo dopo ben sette anni
(Autoproduzione) Chissà, forse le Azorre sono un paradiso, ma l’arcipelago portoghese ha comunque qualcosa che non va per gli StampKase. La band proveniente dalle isole dell’atlantico mette in questo album una tirata di metal totalmente moderno, ma rabbioso, muscolare e con le melodie stipate solo nei ritornelli o comunque principalmente lì.
(This Is Core/Ammonia Records) Con “Good Luck” gli abruzzesi Startoday ribadiscono la propria personalità nella scena hardcore italiana. Non sono gli unici e supremi, ci mancherebbe anzi…per quanto se ne possa dire non reputo il loro hardcore puro, è più melodico e il punk è molto più in evidenza. Queste però sono solo disquisizioni stilistiche, utili a chi non li conosce, e note a qualche fanatico del genere già conoscitore della band.
(Autoproduzione) La band è di Kansas City e il nome si pronuncia “Sih-kay-dis” e questo è il debut album. Da subito risalta all’orecchio la bravura di Andy Nagorski e Mike MacDowell, due padroni delle sei corde che sviluppano sempre ottimi assoli, fraseggi e qualche polifonia, quindi un guitarworking sempre ricco. Il lavoro dei due però è quel genere di cosa che ti invita a concentrarti su di loro e seguirne le evoluzioni.
(Nuclear Blast) Silenzio surreale. Quel silenzio che divide la fine di “Enshrined” dalla ghost track presente nell’album. Il silenzio di tutto ciò che deve smettere di vibrare, di suonare. Un’ipotesi di silenzio. Una nuova genesi, di nuove cose. Nuovi inferi che emergono verso la luce, verso la gloria di una deviata divinità. O forse è un concetto puramente scientifico. L’evoluzione. Puro fenomeno di selezione naturale. Deriva genetica.
(Ishtar Gate Prod.) I Sublevels sono di Córdoba, Argentina e suonano un metal estremo. Death metal con distorsioni rocciose, pesanti e che producono dei riff spesso interrotti da breakdown che ne aumentano la densità, oltre a sostanziosi innesti di groove e all’uso di riff dai toni cyber. Su tutto regna la voce di Lucas Pacheco che si comporta come un demone gorgogliante.
(Autoproduzione) Potenza, forza. Musica che riempie, appaga. Un genere che spazia dal rock alternativo al metal, con componenti grunge, con un occhio verso System of a Down e Linkin Park. E non manca una componente hard rock che rende tutto molto più dinamico e coinvolgente. Nonostante il titolo dell’album hanno tutte le carte in regola per mettersi in mostra, per puntare ad un mercato vasto. Potrebbero venire da Seattle,
(Autoproduzione) Il secondo album dal titolo “Cryptic Communications” dei blacker americani Shadows In The Crypt, consente alla band di spingere nuovamente nel mercato anche il primo, ovvero “Beyond the Grave”. Rispetto all’ultimo lavoro del 2012, questo precedente, del 2011, ha un sound nettamente più raw. Lawrence Wallace, che è un po’ il “proprietario” di questa band, espone un songwriting più aspro, pezzi più selvaggi,
(Napalm/Audioglobe) Gli speed metallers canadesi Striker, qui al secondo disco, sono sicuramente simpatici (e le loro foto fra smorfie e boccali di birra lo testimoniano pienamente): ma “Armed to the Teeth” ha un problema che si evidenzia fin dalla prima traccia. “Forever”, infatti, ha sicuramente potenza e un bel refrain, ma la produzione è troppo moderna per gli amanti del metallo old style, che si nutrono ogni giorno di prodotti MyGraveyard
(Massacre) Thrash metal di pura marca tedesca. Scornage, band con poco più di dieci anni sulle spalle, ma con un sound ben chiaro e violento e scolpito, in questo caso, dal tocco di Andy Classen (Legion of the Damned, Belphegor, Krisiun, Tankard, Holy Moses ed altri) dietro la consolle. Gli Scornage con questo nuovo album sfoderano una serie di riff che si accalcano uno dietro l’altro
(Kaotoxin Records) Presentati dalla Kaotoxin come un trio di elementi provenienti da Defecal of Gerbe e Brennkelt, cioè dei “quasi nessuno”, i primi però compaiono in due split con altre band e autori di un primitivo e brutale death metal con testi in francesi, i Savage Annihilation fanno ben capire di cosa vogliono parlare (cannibalismo, eresie e brutalità varie).
(Vanity Music Group) Per un nuovo album i Silencer hanno pensato di trovare una storia, una sorta di concept sul quale sviluppare testi e ovviamente la musica più adatta. La materia musicale tratta della lotta tra URSS e USA negli anni ’50 e ’60 per la supremazia nello spazio o almeno per arrivarci. La musica propone una band dal sound speed/thrash metal anche se il loro passato power metal si intuisce da alcune plettrate più docili
(Dangerbird/Dangerous Music/ADA) Un grande chitarrista, una grande carriera. Eternamente legato ai Bon Jovi, tanto che la sua carriera solista passa in secondo piano. A conferma di questo, il nuovo album è solamente il terzo, considerando che il precedente risale a ben 14 anni fa. Sambora comunque mantiene il filone soft rock, con uno sguardo al pop.
(Casus Belli Musica) La Casus Belli propone questo split che racchiude i debut album di due nomi ucraini, cioè i Silentium e gli AR. Due formazioni votate al pagan darkwave/ambient. Quindi niente chitarre, batteria e cose del genere. Synth a tutto spiano, atmosfere neanche troppo dark, sicuramente new wave o barocche, costruite in nome di un detto che mette insieme l’ideologia di questi moniker:
I lombardi Steel Violin sono, con questo breve ep autotitolato, all’esordio assoluto nel mondo metal: e il loro ingresso sulla scena, con questi quattro brani più breve intro, rende già chiara la caratura e le capacità della band. “Crying Sword” è altamenta sinfonica, con forti seppur non esclusivi riferimenti ai Rhapsody che furono, ma anche ai Sonata Arctica (per l’ariosità delle keys) e una certa somiglianza generale con gli svedesi Dragonland.
(Napalm Records) L’ottima scoperta della Napalm dei norvegesi Svölk ha portato la band ad un nuovo album. Il precedente “Svölk em All” del 2011 era la riedizione del loro primo album del 2009, il quale aveva conosciuto una dimensione distributiva ridotta. A conti fatti “Nights Under the Round Table” era atteso, soprattutto per l’opportunità di ascoltare nuovo materiale di questa stoner band, la quale si definisce “bear metal”.
(Massacre) Per questa nuova fatica, Aad Kloosterwaald, ormai unico superstite delle glorie passate, perde Alex Paul e visto che su “Legacy of Ashes” ha suonato basso e chitarra, ora ne guadagna addirittura tre di nuovi elementi: Mathijs Brussaard al basso, Dennis Hartog, chitarrista ed ex Putrefied e Bastiaan Brussaard, altra chitarra. Anzi, sono quattro, visto che alla batteria arriva un altro Putrefied e cioè Toep Duin.
(Pure Rock Records) Artista poco famoso. Ma estremamente talentuoso. Questo è Klaus Schubert. Chitarrista potente, fantasioso, creativo, innovativo. Questo è Klaus Schubert. Proviene dall’Austria, scatena riff fantastici dal 1970, quando fondò la band rock No Bros. Ha creato varie bands e partecipato a numerosi progetti, ed il suo stile spazia dal metal classico ed epico, fino al guitar virtuoso, basato su stupendi pezzi strumentali. L’etichetta Pure Rock Records, con questo “Desperados On The Run”
(Listenable Records) I ginevrini Sybreed ritornano all’assalto dell’Europa e del mondo intero! Un nuovo album, una nuova avventura, un nuovo tocco di stile. “God Is an Automaton” è tre quarti d’ora di cyber metal, di thrash metal che trasfigura i Pantera, i Meshuggah, ovviamente i Fear Factory, ma tutto è rivisto attraverso le ultime tendenze moderne del metal, oltre a derivazioni black metal. Un sound con un certo tasso di groove, melodie e squarci improvvisi di gelida epica moderna. Suoni pomposi, nitidi.
(Rock It Up Records) Doom, progressivi, sinfonici, epici. Vasta la possibile collocazione dell’arte dei greci Sorrows Paths. Un percorso lirico concepito su un deviato concetto di amore, un percorso sonoro basato su una marcata meticolosità nella scelta dei suoni, dei cambi di tempo, delle atmosfere create. Un album che si sviluppa in maniera imponente, monumentale. Servono diversi ascolti
(Pure Rock Records) Benzina ad alto numero di ottani. Con il piombo. Dannatamente inquinante. Carburazione grassa, ritorni di fiamma, puzza di motore surriscaldato. Energia sprigionata senza misura da questi cinque rockers svedesi, che si fanno trasportare dalla voce di Björn, una versione molto incazzata di Brian Johnson, mentre una valanga di hard rock pompa, batte, sfuria, catturando, trascinando, schiaffeggiando. Venerano il deviato dio del rock’n’roll più sommo, overdose di anni ’70 e anni ’80, chiave moderna nella produzione,
(Horror Pain Death Gore Productions) Per parlare degli Shadows In The Crypt bisogna soffermarsi sulla figura di Lawrence Wallace, ovvero di colui che ha generato la band. Wallace realizzò verso la fine del 2009 le basi per alcune canzoni, le quali divennero poi parte del primo album, “Beyond the Grave”. In quella release del 2011 oltre a Wallace a curare la parte musicale, compariva anche Christian Simms alla voce. Da allora ci sono state poi esperienze live, due demo usciti proprio quest’anno ed ora il secondo album in studio.