EDAIN, “in fin dei conti siamo una band rock’n’roll, giusto?”
Bravi e simpatici, i progsters cechi Edain: MetalHead è ben lieto di presentarli al pubblico italiano con questa intervista al vocalist Martin, che ci parla del nuovo disco “Of those who worship Fire”. Buona lettura! (english version)
Salve Martin, grazie per il tuo tempo! Spero tu possa presentare la band ai lettori italiani! (altro…)
(UDR Music) Qualsiasi parola detta o scritta per illustrare ciò che sono i Motörhead è inutile. Fiato sprecato, inchiostro buttato. I Motörhead sono i Motörhead. Sono forse l’unica cosa per la quale abbia senso costruirci attorno una religione, religione che sarebbe l’unica a venerare divinità e culti che esistono davvero. Lemmy, dio assoluto della trinità Motörhead è una autentica
(Nuclear Blast) Passo dopo passo e album dopo album i Soulfly hanno tentato di cresce, mettendo nella musica qualcosa in più o di diverso e sembrare così una band che avesse sempre concretamente qualcosa da dire. Max Cavalera e soci non sempre hanno messo d’accordo critica e fans e infatti la discografia dei Soulfly ha di sovente ricevuto giudizi alterni. Personalmente i Soulfly
(Revalve Records) Inizio a scrivere dei Kupid’s Kurse facendo loro i complimenti. Non so se sono furbi o bravi, ma si meritano i miei sinceri complimenti. Sapevo che l’album arrivava dalla Revalve Records, etichetta italiana e che in catalogo ha solo band italiane e per buona parte ottime, quindi mi aspettavo una band nostrana. Come d’abitudine solo dopo l’ascolto ho preso
(Autoproduzione) Al secondo disco in studio, i friuliani ScareCrown dimostrano una certa maturità artistica e una buona capacità di songwriting: elementi che fanno di questo “No Time to retreat” un ascolto godibile e scorrevole. La band è capitanata dalla front-lady Antonella, dotata di una voce davvero ricca di fascino. “Welcome to Dragon” ha un groove invidiabile, suoni pieni e moderni
(Revalve Records) Symphonic metal dalle terre del padovano, quello degli Afterlife. Il poetico titolo di questo debut album rimarca appunto l’aggettivo sinfonico, ma esclude la natura progressive, e direi anche gothic, che si palesa nelle composizioni. Un progressive per nulla estremo o chiuso in forme complesse, anzi è il dinamismo del songwriting a mettere in evidenza questa
(This Is Core Music) Sono tornato indietro a riascoltarmi “High Hopes”, il precedente EP di questa band di Reading, per capire se mi fossi sbagliato nelle mie buone impressioni (
(Chophouse Records) Jason Newsted è una specie di personaggio. Un po’ lo è. La sua storia è nota: Jason ha “sostituito” il compianto Cliff Burton nei Metallica, debuttando nel simpatico EP “Garage Days Re-Revisited” e subito dopo in uno degli album più complessi della storia del metal e beccandosi in vero molte critiche. Nella dimensione live dei Metallica il suo spazio non era
Una forte violenza e inserti melodici, non abusati e mai pacchiani. Queste sono le caratteristiche principali del debut album dei modenesi Human Improvement Process, i quali provengono da una serie di pubblicazioni ed esperienze di una certa importanza. Una band per niente immatura, laboriosa e di seguito si racconta attraverso le parole di Marcello e Fabio, basso e chitarra.
(Agoge Records) Un’autentica mazzata. Roba che spacca le ossa. Roba che fa male, che scuote, che azzera la pace interiore, toglie il respiro, elimina il sonno. Sono Italiani, e sono al debutto. Dichiarano uno stile ispirato da stoner e grunge, ma che non nega massacranti ispirazioni tratte dal thrash e dall’hardcore. Per semplificare sono una band che ha un suono che ricorda vagamente
(Agoge Records) A volte il rock in Italiano mi sorprende. Mi sorprende perché a volte riesce a dimostrarsi potente, sfacciato, irruento. E’ il caso di questo “Verso Est” degli Italiani Ushas, che con canzoni tutte cantate nella nostra lingua sono capaci si scatenare un hard rock sporco, brutto, cattivo, selvaggio. I riff che si scatenano dalle dieci tracce sono irresistibili, e la voce al limite della follia
(Autoproduzione) Necrosy nasce come un progetto solista di Christian Giusto, il quale ha suonato gli strumenti e cantato. Per la cronaca, al momento i Necrosy pare abbiano una formazione stabile e sono in previsione di incidere qualcosa. Quattro canzoni di death metal anche se si inseriscono nel genere spunti particolari. “No Solution” apre le ostilità, perché tali sono
(Autoproduzione) Non è passato troppo tempo da quando ho recensito (
(Atomic Stuff Records) Potenza sotto controllo. Gli italiani DangerEgo dominano, controllano, regolano una dose di potenza molto elevata, tipicamente associabile a bands che si dedicano allo stoner. Ma la loro iniezione di intelligenza è basata sostanzialmente sul togliere quella caratteristica esagerazione di suono grezzo, a favore di una impostazione tecnica, vagamente influenzata da componenti
(Argonauta Rec. / Masterpiece Distr.) Cose strane. Cose assurde. Iniziamo dal moniker, preso da un parola ligure che indica una pianta, un’erba sia terapeutica che velenosa. Ottimo inizio, spiega molte cose del sound che sta sparando fuori a tutto volume il mio hi-fi. Continuiamo dalla stupenda copertina, un incrocio di morte, misticismo, natura, flower power, inquietudine e magia occulta.
(Merdumgiriz Records ) Che Emir Toğrul (mastermind di Yayla) fosse artisticamente imprevedibile e, aggiungo senza malizia, anche un po’ pieno di se, lo avevo intuito nell’intervista (
(Crucial Blast) Detesto valutare male un album, ma non vado mai contro la mia etica o le mie opinioni, pur volendole sempre mettere in discussione. Adoro Adam Wright della Crucial Blast, la sua politica editoriale di estremismo sonoro, inteso come contaminazione di generi (death, black, metal in generale ed elettronica) che si perdono in cose ambient, dark e via dicendo. E’ davvero ammirevole, ma questa volta con gli Acturay e “The Reality Is, the Dream Is Dead” ci resto davvero deluso. Un ammasso di suoni, tipo
(Tsunami Edizioni) Rammstein. Apocalittico evento musicale degli anni ’90 che ancor oggi gode di un successo unico, di una fanbase fedele, di una personalità mostruosa. Una di quelle band, di quelle impostazioni sonore e scenografiche che definirei uniche. Una band certamente famosa, ma in un certo senso misteriosa. Misteriosa per le sue origini, per la sua lingua… band lontana dallo standard del rock “in inglese”.
(Pure Steel/Audioglobe) Davvero ottimo il disco dei Warrion! Questo progetto messo su dal chitarrista Ron Ravi Warrion vede la partecipazione di diversi nomi noti dell’undeground americano, quali Mike Vescera (ex cantante dei Loudness e di Malmsteen, attualmente in forza agli Obsession e collaboratore per numerose altre band), Tim Thomas (che ha militato negli Agent Steel), Keith Knight degli Aska e Rob Brug degli Halloween. Ne viene fuori un album di metallo sanguigno e genuino, che rispetto ai tanti
(Comatose Music) Nuovo e devastante assalto degli Exhumer, band italiana grindcore/brutal death metal la quale da questo mese è in Europa a spargere le proprie sonorità ai tanti cittadini della Comunità Europea. Discograficamente parlando era dal 2008 con il debut “Bloodcurdling Tool of Digestion” che la band non forniva una nuova prova, anche se dal punto di vista dei concerti gli Exhumer hanno girato il nostro continente (con Impaled Nazarene e Abysmal Torment) ed anche gli USA (con Vulvectomy, Vomit God
(Tone Deaf Records) Parte “Giggrind”, opener dell’album, e sembra di trovarsi di fronte a un Johnny Lee Hoker bianco, con armonica, voce e acustica. Un blues viscerale. Le inferenze orientaleggianti, indiane, contaminano “Screaming Parrot Blue” e quasi ti torna alla memoria il compianto George Harrison e le sue fisse per la cultura e le sonorità indiane messe nei pezzi con i Beatles e non solo lì. C’è ancora blues e litanie dolci, vedi “Lost and Found”, ma in questo lavoro di Furious Giorgie si va anche oltre.
(Plindo eLabel) L’anima artistica degli Swell99 ha due colori base, quello del grunge e quello del rock. I musicisti di Macerata posseggono anche tonalità intermedie, sfumature, come quelle del post-grunge, hard rock, rock classico, ma alla fine restano sempre in quei due generi nel costruire il proprio sound. Secondo album, lustrato a fondo dalla produzione, ma i suoni sono comunque vibranti, feroci, tosti. Questo è rock e dunque le chitarre prendono la parola e si liberano tra riff ritmici e ricami, oltre ai tanti assoli.
(Cyclone Empire) Per qualche tempo i Demonical sono stati la “next big thing” del death metal svedese, ma è stato un atteggiamento sbagliato da parte di chi li propinava come tali. Il death metal svedese è uguale a se stesso, non ne esiste l’evoluzione e chi si è evoluto in realtà quel genere non lo suona più. Punto. Oggi, 2013, e dunque oltre un lustro da “Servants of the Unlight” che tanto entusiasmo suscitò, mi sento ancora più sicuro di questo mio pensiero. A scanso di equivoci scrivo che non ho nulla contro la band, anzi è
(Artificial God Productions) I Bukowski Family sono ungheresi ed io non li ho mai sentiti nominare. Il loro nome utilizza un cognome molto celebre, quello dello scrittore Charles Bukowski, ma le tematiche testuali e l’immagine che promuovono di se stessi è qualcosa di atroce e perverso, qualcosa di degenerato e orribile. “Unpleasantries Abundant” è il quarto EP pubblicato dalla band in pochi anni per comunicare al mondo il proprio death metal marcio e molto ombroso, tetro, ottima e allucinante colonna
(Metal On Metal Records) Doom metal, certo, ma a modo loro. I Maltesi Nomad Son non copiano, non imitano, non riciclano. Semplicemente creano. E la loro creazione è un album, il terzo, pieno di atmosfera, di emozione, di quella dose di oscurità tipica del genere, ma spesso iniettata da proposte che invadono altri generi musicali quali il thrash per esempio. Un doom profondo, capace di momenti lenti ed epici, ma anche heavy e tirati, dove la potente voce di Jordan Cutajar è sempre un elemento caratteristico
(Hells Headbangers) Ecco a voi, da parte della Hells Headbangers, la ristampa del secondo album dei celebri deathers statunitensi Incantation. Era il 1994 quando arrivò la bestemmia di “Mortal Throne of Nazarene” che seguiva “Onward to Golgotha” di due anni prima. L’album ripresentava una band in piena forma, legata ad un death sound oscuro, infernale, sempre dalle tinte nere, angosciose e sinistre. Gli Incantation in questo lavoro pronunciavano anche dei passaggi “doomy”, lenti, decadenti e che andavano
“Maede” Baumann è il batterista e cantante dei pagan metallers svizzeri Caladmor, attualmente sul mercato con il loro secondo disco “Of Stones and Stars”. Discutiamo con lui del disco, della scena pagan, e di cosa significa essere oggi una ‘piccola’ band. Buona lettura! (
(Black Tears/Masterpiece Distribution) “Then I” inizia la sua storia nel 2012, quando i Neith partono con i lavori per realizzarlo, aiutati dalla produzione di Pier Gonella (chitarrista di Mastercastle e Necrodeath). Prima di arrivare alla fine delle registrazioni di questo debut album e di tutto il processo produttivo, i Neith perdono, disgraziatamente, Paolo De Palma, il batterista. Circa un anno dopo, luglio 2013, ecco che “Then I” giunge alla fine del suo percorso, finendo di fatto su dischi di policarbonato. E’ un CD, un album, che sembra
(UKEM Records) Selvaggio, brutale, spietato. Black metal diretto, sporco, ma anche se ricco di una componente melodica interessante ed una struttura dei pezzi mai monotona, sempre avvincente. Band estrema concepita da due fratelli inglesi i Primitive Graven Image hanno dovuto combattere per avere ciò che meritano. Il loro debut album “Traversing The Awesome Night” del 2007 non fu ben supportato dalla label originale, e questo ha portato successivamente ad un accordo con la mitica UKEM Records, label
(Dark Descent Records) Non è un sound nuovo, bollabile come old style e semplificando ancora di più si parlerebbe di thrash-black metal in stile Venom, Slayer e tutti gli avi del caso per gli inglesi Craven Idol. Forse qualcuno storcerebbe il muso per questa mia opinione, vista la velocità manifestata dagli Inglesi, ma loro mi sembrano una necrotica e sincera manifestazione di un heavy estremizzato, si veloce, ma reso oscuro da un riffing tra un death metal primordiale e contaminato dalle turbe del black metal
(Electrica Caelestis) Per i suoni gothic/doom, quelli da primi Anathema, primi Paradise Lost e Katatonia (insomma le band che a metà anni ’90 furono lanciate dalla Peaceville…), la Russia sembra essere la nuova frontiera. Dalla città di Perm, sugli Urali, provengono infatti gli enigmatici Root, Rain e Cold, ovvero gli esordienti Nidra, che ci offrono un disco di metal depressivo e lacerato. “Sulphuric Woe” è un po’ appesantita da un growling non particolarmente riuscito; molto meglio “Inward Eternity”, cantata in
(AFM/Audioglobe) Fra le nuove leve dell’hard rock più arcigno, quello al confine con il power, gli Eden’s Curse sono sicuramente un esponente significativo. Fra il 2011 e il 2013 la band ha attraversato un lungo periodo di assestamento: prima l’abbandono del cantante Michael Eden (dal quale peraltro la formazione prendeva il nome!), poi un brevissimo ‘interregno’ con l’italiano Marco Sandron (ne resta come testimonianza il singolo “Time to breathe”, distribuito in digitale all’inizio dello scorso anno), e ora il ritorno
(Underground Symphony/Audioglobe) Gli Shadows of Steel furono fra gli animatori della prima, ‘vera’ ondata di power in Italia, e la loro attività discografica si situa appunto all’interno del quinquennio d’oro 1997-2002, che vide le opere prime o l’affermazione di Labyrinth, Rhapsody, Vision Divine, Domine, Heimdall e tanti altri. Dopo più o meno un decennio di silenzio (!), eccoli finalmente tornare in pista: in questo momento di grande revival, potevano mancare proprio loro, che con il debut autotitolato