Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
IMPERIA – “The Last Horizon”
(Massacre Records) A differenza di molti colleghi, ho sempre avuto un ‘debole’ per gli Imperia (lo dimostro ad esempio QUI, recensendo il precedente disco): la band di Helena Iren Michaelsen mi sembra svettare nel panorama gothic, se non per originalità (cosa forse oggi impossibile), quantomeno per capacità di scrivere (altro…)
(Karisma Records) Rock ricco di pulsazioni elettrizzanti ad questa band che di Bergen, in Norvegia. Groove, tanto groove, ritmica, travolgente e potente… con una incisiva vena funk, la quale emerge nel cantato, nei fraseggi della chitarra e pure con quelle invasioni del sassofono.
(autoproduzione) L’album è stato pubblicato in dicembre ed è disponibile per l’ascolto
(Ván Records) Il terzo album dei Goath non è affatto malaccio nonostante in “III: Shaped By The Unlight” sono presenti abbondanti soluzioni in stile Morbid Angel, Behemoth e ultimi Maythem. Andando oltre questo ‘prestito di stile’ l’album diventa però una buona espressione del
(Blaze Bayley Recording) Solitamente la produzione musicale non va di pari passo con il peso morale e la dignità delle persone che stanno dietro alla maschera che portano nell’impersonare il proprio personaggio. In alcuni casi però, le due parti sembrano coincidere, o meglio completarsi a vicenda, un po’ come le due metà di un gheriglio. 
(Petrichor) Dopo la prima decade del 2000 la band olandese ha dato segni di vita arrivando a pubblicare l’album “Deformation of Humanity” (nel 2018,
(WormHoleDeath Records) Terminata l’esperienza Nosense Carlos Belmont e Carlos Torres pensano a qualcos’altro che si materializza nei Pulse. Un progetto nato durante la pandemia da CoViD-19 e che viene conseguentemente segnato, o potenziato, da toni malinconici, tristi, a tratti dimessi. Un modo di essere 




(Ipecac Recordings) Otto anni di assenza per i Tomahawk ma ora è il momento del quinto album. Mike Patton è sempre attivo, sempre pronto a saltare da una situazione artistica all’altra e con lui Duane Denison che è chitarrista dei The Jesus Lizard e anche con Unsemble, oltre al fido e uomo per tutti coloro che gravitano attorno a
(Punishment18 Records) Nati nel 2000 dalle ceneri dei Rapid Fire gli Slabber incidono il loro secondo album dopo “Colostrum” del 2017. Lo fanno con la volontà di creare un lavoro che possa suonare diretto e sempre direzionato ai loro canoni dell’heavy metal. Alessandro Bottin ha una vocalità con punte vicine a quelle di
(Dissonance Productions) Ci sono formazioni della prima metà degli anni ’80 che sono note per un solo disco, o magari per un solo demo; i Satan’s Empire, fino a pochi anni fa, lo erano per un unico brano, “Soldiers of War”, incluso in una seminale compilation della Neat Records. Con singer e
(Trollmusic) Rarefatto nordic folk nel terzo album dei norvegesi Byrdi: fa piacere vedere come un genere veramente di nicchia stia prendendo piede nel panorama musicale di questi anni, regalando agli ascoltatori canzoni pregne d’atmosfera antica e sacrale. “Birjing”, che significa 

(Everlasting Spew Records) EP di debutto per Fossilization, duo brasiliano formatosi nel 2020 da una costola dei Jupiterian, formazione dedita ad uno sludge/death/doom. La proposta musicale non si discosta molto dalla band madre, alternando riff pesantissimi ed oscuri ad accelerazioni feroci ed improvvise.
(Autoproduzione) Premetto che non sono un esperto, ma documentandomi in rete ho appreso che il ‘Dukkha’ è, nel credo buddista, la condizione di ‘normale’ sofferenza che accomuna tutti gli esseri viventi; per questo loro greatest hits, i Nine Treasures scelgono dunque un titolo e una cover assai evocativi. 

(ABC Records) Folk, punk, rock and roll e tradizione sono i soliti e sempre rodati ingredienti dei The Rumjacks. Gli australiani con un serbatoio di elementi dalle diverse origini (Italia, America, Irlanda e la stessa Australia ovviamente) e un nuovo cantante, Mike
(Iron Grip Records) Alla domanda ‘come erano i Cirith Ungol prima di diventare i Cirith Ungol’ aveva già risposto, direi esaustivamente, la raccolta “Servants of Chaos”, che aveva svuotato i cassetti rimasti chiusi e presentato tantissime demo e versioni alternative (e anche qualche inedito); ma il collezionista sfegatato sapeva che c’era ancora da ascoltare il cosiddetto “Orange Album”, la prima MC mai diffusa sotto lo storico monicker, edita nel 1978 in pochissime copie e da allora mai disponibile neanche sul web. Dato il rinnovato (e perdurante) interesse nei confronti della band di Ventura, California, che ha pubblicato l’anno scorso “Forever Black” (
(Svart Records) Secondo capitolo per il quintetto italiano che ora approda alla corte di una delle migliori label per queste sonorità (fortunatamente) impossibili da classificare con chiarezza o in modo inequivocabile. Tra il prog e il synth, tra jazz e psichedelico, tra metal -anche estremo- e musica ambient, con un un moniker preso a piene mani dal primissimo film di genere fantascientifico italiano (in bianco e nero, diretto Paolo Heusch, uscito nel 1958, con Paul Hubschmid, Madeleine Fischer e Fiorella Mari), la band regala quaranta minuti nei quali immergersi senza ritegno, abbandonando la realtà ed aprendo all’ignoto la mente la quale verrà trasferita in altre dimensioni, attraversando lo spazio, cavalcando il tempo, ignorando ogni barriera fisica. 
(Godz Ov War Productions) Debutto per i canadesi che sciorinano il death metal con dei riff veloci, turpi, tenebrosi e con qualcosa che rievoca gli Slayer degli esordi ma in una versione estrema. Quell’aria malsana e malata si ode nelle ispirate, veloci e dai toni degnamente death metal dei
(Godz Ov War Productions) Calcano la scena metal polacca da pochi anni i Withfuck e durante i quali hanno realizzato pubblicazioni di piccola portata. “Black Blood Baptism” è il debut album che svela come il black metal dei Witchfuck sia influenzato dal thrash metal e il
(No Remorse Records) Ottimo esordio, brevissimo ma imponente, per i tedeschi “Servants to the Tide”, che praticamente dal nulla (al momento non sono neanche sui Metal Archives!) hanno attirato l’attenzione della No Remorse Records. Solo cinque brani (ma sempre mediamente lunghi) e una intro compongono il debut autotitolato. 

(Scarlet Records) Terzo album e dai grandi scenari per i cinque Odd Dimension. Tra questi c’è il nuovo cantante Jan Manenti, proveniente da The Unity, che strabilia per le sue capacità e come le usa. Autori di un prog metal dai contorni ampi, in esso si ritrovano i Fates Warning, Ayreon ma anche