SKROG – “The Global Elite”
(Autorpoduzione) Non li ho mai sentiti nominare questi tizi di Minneapolis, ma credo sia normale visto che pur essendo nati nel 1998 questo lavoro è il debut album. Nel foglio promozionale di “The Global Elite” figurano alcuni estratti di recensioni statunitensi, e mi ha colpito quel “Ministry with parts Pitchshifter and White Zombie pushed to 11.5”. (altro…)
(Atomic Stuff/Andromeda Dischi) Solo per dare un quadro di chi e cosa siano i Sin’ Sound occorre un po’ di spazio. La band italiana è il risultato di una fusione di altre due e forse questo spiega come mai la formazione sia costituita da ben sette elementi: cantante, basso, batteria, chitarra solista e ritmica, tromba e sax. Niente male, altro che band è una mini-orchestra.
(D-Thrash Records) Che il Dio del Metal possa perdonare questo peccatore. Io non conoscevo Schizoid! Canadese, di Toronto e prodotto della locale scena hardcore nel 1998. Strettamente connesso alla D-Trash Records, etichetta canadese la quale annovera nel roster gente come Drugzilla, MataMachete, Secret Life Of Teenage Girls e altri ancora. Ha realizzato diversi album e questo è il primo dopo ben sette anni
(Autoproduzione) Chissà, forse le Azorre sono un paradiso, ma l’arcipelago portoghese ha comunque qualcosa che non va per gli StampKase. La band proveniente dalle isole dell’atlantico mette in questo album una tirata di metal totalmente moderno, ma rabbioso, muscolare e con le melodie stipate solo nei ritornelli o comunque principalmente lì.
(This Is Core/Ammonia Records) Con “Good Luck” gli abruzzesi Startoday ribadiscono la propria personalità nella scena hardcore italiana. Non sono gli unici e supremi, ci mancherebbe anzi…per quanto se ne possa dire non reputo il loro hardcore puro, è più melodico e il punk è molto più in evidenza. Queste però sono solo disquisizioni stilistiche, utili a chi non li conosce, e note a qualche fanatico del genere già conoscitore della band.
(Autoproduzione) La band è di Kansas City e il nome si pronuncia “Sih-kay-dis” e questo è il debut album. Da subito risalta all’orecchio la bravura di Andy Nagorski e Mike MacDowell, due padroni delle sei corde che sviluppano sempre ottimi assoli, fraseggi e qualche polifonia, quindi un guitarworking sempre ricco. Il lavoro dei due però è quel genere di cosa che ti invita a concentrarti su di loro e seguirne le evoluzioni.
(Nuclear Blast) Silenzio surreale. Quel silenzio che divide la fine di “Enshrined” dalla ghost track presente nell’album. Il silenzio di tutto ciò che deve smettere di vibrare, di suonare. Un’ipotesi di silenzio. Una nuova genesi, di nuove cose. Nuovi inferi che emergono verso la luce, verso la gloria di una deviata divinità. O forse è un concetto puramente scientifico. L’evoluzione. Puro fenomeno di selezione naturale. Deriva genetica.
(Ishtar Gate Prod.) I Sublevels sono di Córdoba, Argentina e suonano un metal estremo. Death metal con distorsioni rocciose, pesanti e che producono dei riff spesso interrotti da breakdown che ne aumentano la densità, oltre a sostanziosi innesti di groove e all’uso di riff dai toni cyber. Su tutto regna la voce di Lucas Pacheco che si comporta come un demone gorgogliante.
(Autoproduzione) Potenza, forza. Musica che riempie, appaga. Un genere che spazia dal rock alternativo al metal, con componenti grunge, con un occhio verso System of a Down e Linkin Park. E non manca una componente hard rock che rende tutto molto più dinamico e coinvolgente. Nonostante il titolo dell’album hanno tutte le carte in regola per mettersi in mostra, per puntare ad un mercato vasto. Potrebbero venire da Seattle,
(Autoproduzione) Il secondo album dal titolo “Cryptic Communications” dei blacker americani Shadows In The Crypt, consente alla band di spingere nuovamente nel mercato anche il primo, ovvero “Beyond the Grave”. Rispetto all’ultimo lavoro del 2012, questo precedente, del 2011, ha un sound nettamente più raw. Lawrence Wallace, che è un po’ il “proprietario” di questa band, espone un songwriting più aspro, pezzi più selvaggi,
(Napalm/Audioglobe) Gli speed metallers canadesi Striker, qui al secondo disco, sono sicuramente simpatici (e le loro foto fra smorfie e boccali di birra lo testimoniano pienamente): ma “Armed to the Teeth” ha un problema che si evidenzia fin dalla prima traccia. “Forever”, infatti, ha sicuramente potenza e un bel refrain, ma la produzione è troppo moderna per gli amanti del metallo old style, che si nutrono ogni giorno di prodotti MyGraveyard
(Massacre) Thrash metal di pura marca tedesca. Scornage, band con poco più di dieci anni sulle spalle, ma con un sound ben chiaro e violento e scolpito, in questo caso, dal tocco di Andy Classen (Legion of the Damned, Belphegor, Krisiun, Tankard, Holy Moses ed altri) dietro la consolle. Gli Scornage con questo nuovo album sfoderano una serie di riff che si accalcano uno dietro l’altro
(Kaotoxin Records) Presentati dalla Kaotoxin come un trio di elementi provenienti da Defecal of Gerbe e Brennkelt, cioè dei “quasi nessuno”, i primi però compaiono in due split con altre band e autori di un primitivo e brutale death metal con testi in francesi, i Savage Annihilation fanno ben capire di cosa vogliono parlare (cannibalismo, eresie e brutalità varie).
(Vanity Music Group) Per un nuovo album i Silencer hanno pensato di trovare una storia, una sorta di concept sul quale sviluppare testi e ovviamente la musica più adatta. La materia musicale tratta della lotta tra URSS e USA negli anni ’50 e ’60 per la supremazia nello spazio o almeno per arrivarci. La musica propone una band dal sound speed/thrash metal anche se il loro passato power metal si intuisce da alcune plettrate più docili
(Dangerbird/Dangerous Music/ADA) Un grande chitarrista, una grande carriera. Eternamente legato ai Bon Jovi, tanto che la sua carriera solista passa in secondo piano. A conferma di questo, il nuovo album è solamente il terzo, considerando che il precedente risale a ben 14 anni fa. Sambora comunque mantiene il filone soft rock, con uno sguardo al pop.
(Casus Belli Musica) La Casus Belli propone questo split che racchiude i debut album di due nomi ucraini, cioè i Silentium e gli AR. Due formazioni votate al pagan darkwave/ambient. Quindi niente chitarre, batteria e cose del genere. Synth a tutto spiano, atmosfere neanche troppo dark, sicuramente new wave o barocche, costruite in nome di un detto che mette insieme l’ideologia di questi moniker:
I lombardi Steel Violin sono, con questo breve ep autotitolato, all’esordio assoluto nel mondo metal: e il loro ingresso sulla scena, con questi quattro brani più breve intro, rende già chiara la caratura e le capacità della band. “Crying Sword” è altamenta sinfonica, con forti seppur non esclusivi riferimenti ai Rhapsody che furono, ma anche ai Sonata Arctica (per l’ariosità delle keys) e una certa somiglianza generale con gli svedesi Dragonland.
(Napalm Records) L’ottima scoperta della Napalm dei norvegesi Svölk ha portato la band ad un nuovo album. Il precedente “Svölk em All” del 2011 era la riedizione del loro primo album del 2009, il quale aveva conosciuto una dimensione distributiva ridotta. A conti fatti “Nights Under the Round Table” era atteso, soprattutto per l’opportunità di ascoltare nuovo materiale di questa stoner band, la quale si definisce “bear metal”.
(Massacre) Per questa nuova fatica, Aad Kloosterwaald, ormai unico superstite delle glorie passate, perde Alex Paul e visto che su “Legacy of Ashes” ha suonato basso e chitarra, ora ne guadagna addirittura tre di nuovi elementi: Mathijs Brussaard al basso, Dennis Hartog, chitarrista ed ex Putrefied e Bastiaan Brussaard, altra chitarra. Anzi, sono quattro, visto che alla batteria arriva un altro Putrefied e cioè Toep Duin.
(Pure Rock Records) Artista poco famoso. Ma estremamente talentuoso. Questo è Klaus Schubert. Chitarrista potente, fantasioso, creativo, innovativo. Questo è Klaus Schubert. Proviene dall’Austria, scatena riff fantastici dal 1970, quando fondò la band rock No Bros. Ha creato varie bands e partecipato a numerosi progetti, ed il suo stile spazia dal metal classico ed epico, fino al guitar virtuoso, basato su stupendi pezzi strumentali. L’etichetta Pure Rock Records, con questo “Desperados On The Run”
(Listenable Records) I ginevrini Sybreed ritornano all’assalto dell’Europa e del mondo intero! Un nuovo album, una nuova avventura, un nuovo tocco di stile. “God Is an Automaton” è tre quarti d’ora di cyber metal, di thrash metal che trasfigura i Pantera, i Meshuggah, ovviamente i Fear Factory, ma tutto è rivisto attraverso le ultime tendenze moderne del metal, oltre a derivazioni black metal. Un sound con un certo tasso di groove, melodie e squarci improvvisi di gelida epica moderna. Suoni pomposi, nitidi.
(Rock It Up Records) Doom, progressivi, sinfonici, epici. Vasta la possibile collocazione dell’arte dei greci Sorrows Paths. Un percorso lirico concepito su un deviato concetto di amore, un percorso sonoro basato su una marcata meticolosità nella scelta dei suoni, dei cambi di tempo, delle atmosfere create. Un album che si sviluppa in maniera imponente, monumentale. Servono diversi ascolti
(Pure Rock Records) Benzina ad alto numero di ottani. Con il piombo. Dannatamente inquinante. Carburazione grassa, ritorni di fiamma, puzza di motore surriscaldato. Energia sprigionata senza misura da questi cinque rockers svedesi, che si fanno trasportare dalla voce di Björn, una versione molto incazzata di Brian Johnson, mentre una valanga di hard rock pompa, batte, sfuria, catturando, trascinando, schiaffeggiando. Venerano il deviato dio del rock’n’roll più sommo, overdose di anni ’70 e anni ’80, chiave moderna nella produzione,
(Horror Pain Death Gore Productions) Per parlare degli Shadows In The Crypt bisogna soffermarsi sulla figura di Lawrence Wallace, ovvero di colui che ha generato la band. Wallace realizzò verso la fine del 2009 le basi per alcune canzoni, le quali divennero poi parte del primo album, “Beyond the Grave”. In quella release del 2011 oltre a Wallace a curare la parte musicale, compariva anche Christian Simms alla voce. Da allora ci sono state poi esperienze live, due demo usciti proprio quest’anno ed ora il secondo album in studio.
(This Is Core Music) Secondo lavoro, dopo un primo album omonimo e autoprodotto nel 2008, l’ anno dopo essersi formati. Con l’inglese Casket/Copro Records hanno poi inciso un EP ed ora con la This Is Core Music esce il secondo full Length. Nel mentre c’è stato anche un tour tra Italia e Inghilterra. Gli umbri Shinebox hanno rivelato un buon potenziale e si sono dati da fare per manifestarlo. “Into the Great Void” è un lavoro a metà tra il metalcore e l’hardcore o comunque una sua derivazione.
(Autoproduzione) I giovani metallari di Kansas City che rispondono al nome di Solace And Stable, incidono questo multiforme album, masterizzato dall’esperto Jamie King (the Buried and Me, Wretched). Gabe Fry (dei From The Shallows) è il chitarrista (insieme a David Muolo) e fondatore della band, la quale venne concepita da Fry come un progetto solista. In esso il chitarrista ha tentato di far confluire in egual misura melodia e un sound pesante.
(Infektion Records) Alexandre Santos è il chitarrista ritmico e bassista dei portoghesi Scar For Life, ma è soprattutto il fondatore di questa band nata nel 2008. Per realizzare il terzo album e fare in modo che fosse il migliore inciso fino ad ora, Santos ha perfino chiamato, in qualità di ospiti, Anne Vitorino d’Almeida, violinista che si esibisce in “One More Day” e nella struggente “Old Man”, canzone realizzata con sovrapposizioni tra lo strumento classico, il piano, l’acustica
(Record Heaven-Transubstans Records) Progetto sorto in Russia ad opera della polistrumentista Alisa Coral, gli Space Mirrors propongono in questo quarto album una manciata di brani ispirati al mondo di Lovercraft, autore usatissimo nel mondo metallico. La gamma degli ospiti presenti è molto vasta e variegata: agli ex-Hawkwind Nik Turner e Alan Davey si affiancano anche i nostri Martyr Lucifer e Fabio Bartolini degli Hortus Animae.
(Massacre Records) C’è Dan Swanö lo studio Unisound dietro a questo nuovo lavoro dei turchi Soul Sacrifice e questo significa una qualità e pulizia nel sound di tutto rispetto. Tra il meglio che c’è. A dire il vero però anche la qualità di questo melodic death metal dei Soul Sacrifice è davvero buona. C’è potenza, melodie e capacità di esecuzione da parte dei musicisti che è di tutto rispetto. Questo vale anche per il cantato buon Özgür Özkan. I tratti melodici contraddistinguono i pezzi e dalle iniziali battute l’attenzione nell’ascolto resta elevata, segno che il songwriting è di buona qualità.
(Deepsend Records) “Expiation” è puro brutal techincal death metal di produzione italiana. I Synapses sono un quartetto che gioca al massacro, ma attraverso armi elaborate e complesse. Alessio “Ciulaz” Fassoli è l’unico chitarrista e il lavoro che svolge con lo strumento è immane, ma allo stesso tempo è anche un lavoro che ammassa riff su riff senza tirare fuori un briciolo di melodia per rendere memorabili e fruibili i pezzi.
(Autoproduzione) Epico e glorioso. Energia che si insinua nelle vene, che da la carica, voglia di vincere, andare avanti. Legami con antiche tradizioni grandiose, storie tramandate con orgoglio. Questo è “Mosemanden”, EP dei Danesi Sylvatica (l’EP contiene anche 4 tracce di una precedente pubblicazione intitolata “Sagn Og Sagaer“). I Sylvatica propongono un folk metal pesante. Fortemente influenzato da death e, a tratti, anche black, il loro sound è molto melodico, ma decisamente robusto, cadenzato.
(Autoproduzione) I bresciani Sunpocrisy, che finora avevano all’attivo soltanto un ep, lanciano sul mercato un concept album di progressive extreme metal che si ricollega ad analoghe sperimentazioni già apparse qui e lì in Europa (e anche più lontano). Molto interessante il progetto grafico della copertina di questo debut, composta da 4 card semitrasparenti che possono essere combinate e sovrapposte in più modi e richiamano i temi del concept. 8 in tutto i brani, che più volte si assestano su durate decisamente lunghe.
(Rastilho Records) E questo il quarto album per i portoghesi Simbiose, band grind/punk/crust metal. Etichette che vengono definitivamente assimilate e fuse insieme in questo “Economical Terrorism”. La band presenta un sound decisamente influenzato particolarmente dai Discharge e da coloro che ne hanno poi assimilato la lezione, come gli Extreme Noise Terror e i Napalm Death. Una sfilza di brani tirati al massimo della velocità, con riff al vetriolo e un drumming serrato e ossessivo.
(Autoproduzione) Chi mi segue lo sa. Non amo il rock italiano. Non è il mio forte. Fatico a trovarci una musicalità che non sia uno sforzo di far suonare cattivo un qualsiasi brano da festival di san remo. Eppure a volte succede. Ci sono le eccezioni. E questa volta si chiamano Sinezamia. Un rock cupo, ma caldo, con un’occhio al dark, “un altro” allo stile dei Litfiba.
(Suspiria Records) Suru è finlandese e vuol dire dolore, ma i Suru sono di Guadalajara, nei pressi della città di Toledo in Spagna e quindi nessun legame con il nord Europa, se non fosse per il melodic death metal ben combianto con il gothic. La band stessa definisce la propria musica “brutal goth” e qualcosa di ruvido, anziché brutale, si ritrova nel sound dei cinque musicisti di Guadalajara.